Carne al fuoco - Some beef indeed
Friday, March 16th, 2007
Ieri sera stavo tornando dal lavoro, ed ero d’accordo di incontrarmi a KLCC con Nina per la cena. Camminavo noncurante della marea di persone che incrociavo, quando a un certo punto sento uno che mi afferra. Era Yahya, che ogni tanto quando cammino a KLCC mi trova, e io invece non lo vedo mai. Visto che ero in anticipo di 20 minuti su Nina, gli ho detto “Vabbè, andiamo fuori cinque minuti dai ti rubo una sigaretta”. Lui ha capito andiamo a bere una birra, così siamo finiti da Santini, e lui ha annullato la sua lezione di arti marziali.
Mi ha confessato che mi aveva visto da lontano, e che sapeva già che fermarmi equivaleva ad annullare la palestra, perché finiamo sempre da Santini. E così anche Nina ci ha raggiunto. Verso le 8:30 Yahya è andato a casa, e noi, che dovevamo mangiare alla Food Court del centro commerciale, invece siamo rimasti a cena da Santini, giusto per finire in bellezza la serata. Io ho ordinato un hamburger con le patatine, Nina delle costolette d’agnello. Entrambi ci aspettavamo delle porzioni da signorina, e invece siamo rimasti a bocca aperta; a lei hanno portato un costato intero, a me un panino che era largo 10 cm e alto 15, con dentro: pomodori, cetrioli (rimossi), formaggio, un uovo, insalata, due fette di manzo da almeno 100 g ciascuna, e un po’ di maionese. Mi sono dedicato prima alle patatine, mentre pensavo da che parte aggredire sta catena alimentare concentrata in un piatto. Alla fine ho optato per la tattica della stanchezza, privando il nemico di una fetta di carne, cosicché una volta indebolito potesse entrare in bocca, ed andare incontro alla sua fine. Ma come spesso accade quando ci si trova in una situazione di vantaggio, si finisce per dimenticare di prestare attenzione agli altri avversari, e così sono stato sconfitto dalla fetta di carne solitaria, che non sono riuscito a finire per ovvi motivi di capienza addominale.
Una volta tornati a casa, come un serpente che ha appena ingoiato un agnello, mi sono disteso sul letto immobile in attesa che quel meraviglioso processo chiamato digestione facesse il suo corso, fino a stamattina (anche se il sonno non è stato dei più sereni).
Yesterday evening I was coming back from work, and I agreed with Nina to meet in KLCC for dinner. I was walking without caring for the human river I was passing through, when at some point I felt someone grabbing and pulling me. It was Yahya, who once in a while finds me in KLCC, but I never manage to see him first. Since I was a little early, I told him “Let’s go outside for few minutes come on, I steal you a cigarette”. He understood “Let’s go to have a beer”, so we ended up in Santini’s, and he deleted his martial arts class.
He confessed me that the moment he saw me from far he knew he wouldn’t have taken any martial art class, since we always end up in Santini’s. So Nina joined us as well. He left around 8:30, and us, who were supposed to dine at the KLCC Food Court, decided to stay where we were, just to end the night properly. I ordered a hamburger with fries, while Nina asked for some lamb ribs. We were both expecting some missus size portions, instead we both remained literally with open mouth; she had a whole lamb chest, and to me they brought a hamburger 10 cm wide and 15 cm tall with: tomatoes, cucumbers (removed), salad, an egg, two beef slices at least 100 g each, and a little bit of mayonnaise. First I decided to take care of the fries, while studying a technique to attack this concentrated food chain. Finally I chose the tiring technique, divesting the enemy of a beef slice, so it would fit in my mouth, and face its doom. But as often happens, when you are in a leading situation you risk to forget about the other opponents, and so it happened to me, being defeated by the single beef slice, which I couldn’t finish due to obvious abdominal capacity reasons.
Once finished we went back home, and like a snake having swallowed a lamb I lied down on my bed immobile, waiting that magical process that digestion is to happen, until this morning (even if my sleep wasn’t the most quite).

