Veronesi a Sydney

Postato mercoledì 18 marzo 2009 alle 12:17 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Da qualche mese a questa parte ho notato che gli italiani che popolano Sydney stanno crescendo a ritmi molto elevati e, soprattutto rispetto a fine 2006, periodo in cui siamo arrivati noi, la differenza e’ veramente evidente. Sentendo poi i racconti di chi e’ qua da 6-7 anni, quando il WHV ancora non esisteva per il Belpaese, beh, la sensazione e’ di una nuova colonizzazione.

Dentro questa crescente comunità c’è poi un importante sottoinsieme, i veronesi, che pure paiono in aumento costante. Ovviamente, avendo noi parecchi contatti con altri scaligeri all’ombra dell’Opera House, tendiamo a conoscerne poi sempre di più e ad allargare il giro più facilmente. Cio’ non toglie pero’ che ce ne sia un discreto numero, almeno una trentina quelli con cui abbiamo avuto contatti finora.

Dopo aver conosciuto in questi anni decine e decine di persone da tutto il mondo, devo dire che ogni tanto e’ bello anche circondarsi di gente con le stesse radici e respirare cosi’ un po’ di aria di casa, anche se aromatizzata all’australiana ovviamente. Tutto questo senza nulla togliere ad una delle cose in assoluto più belle di Sydney, la sua popolazione multietnica.

Da alcuni dei veronesi di Sydney ho anche ricevuto delle richieste di essere citati nel blog quindi eccoli accontentati. Un salutone a (in ordine alfabetico): Alberto (2), Armando, Carlo, Chiara, Cristina, Damiano, Daniela, Elisa, Enrico (2), Loris, Massimo, Mattia (2), Monica, Paolo, Serena. Se ho colpevolmente dimenticato qualcuno, fatemelo sapere e provvedero’ al piu’ presto.

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Integrazione apparente

Postato mercoledì 18 febbraio 2009 alle 14:43 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

L’Australia e’ – soprattutto nelle citta’ principali di Sydney e Melbourne – un paese decisamente multietnico e multiculturale. Questo fatto, di solito, e’ ignoto allo straniero che non ha mai messo piede qui e costituisce motivo di sorpresa all’arrivo down under. L’immigrazione e’ uno dei pilastri di questa nazione, anglosassone in origine, europea nel dopoguerra e asiatica negli ultimi anni. Un miscuglio di razze che vivono in armonia, all’insegna dell’integrazione. Almeno in apparenza.

Quello che l’occhio inesperto o poco attento non vede, e’ invece catturato e compreso dall’osservatore più stagionato e inserito nelle dinamiche sociali australiane, grazie all’interazione con la gente e all’esposizione a fatti e situazioni interessanti. Cio’ che ne esce e’ un quadro un po’ diverso dall’ideale di integrazione completa che può trasparire da un’esperienza superficiale e sbrigativa, ma molto diffusa.

Il melting pot australiano si poggia praticamente su proverbi millenari come “mogli e buoi dei paesi tuoi” e “un po’ per ciascuno non fa male a nessuno”, piuttosto che su una riuscita integrazione razziale e culturale. So che può sembrare un approccio un po’ banale e semplicistico ma la realtà e’ li davanti agli occhi di tutti. Le grandi citta’ australiane sono un collage di differenti comunità sociali a se stanti, che difficilmente si sovrappongono o intersecano, spesso caratterizzate da un quartiere, una lingua e una buona sfilza di stereotipi, ereditati dal paese di origine.

Naturalmente le eccezioni non mancano ma gli italiani di Leichhardt, i vietnamiti di Marrickville e i libanesi di Blacktown, a Sydney sono esempi lampanti di questo fenomeno che ha origini antiche, più o meno dal momento in cui gli immigrati sono sbarcati dalle navi, o dagli aerei in tempi non sospetti. Originariamente visti con ostilità dagli australiani anglosassoni e di fronte ad un paese e una lingua che non conoscevano, la cosa più semplice e naturale per i nuovi arrivati era di stare tra di loro o con la gente a loro più culturalmente e geograficamente vicina.

L’evoluzione di questi comportamenti ha poi portato alla situazione dei giorni nostri, in cui le diverse comunità sono più o meno dei silos indipendenti gli uni dagli altri, con pochi e controllati “gemellaggi”, che danno vita a dei macro gruppi come anglosassoni, sud europei (italiani e greci su tutti), sudamericani, asiatici e indiani. Gli ambienti professionali, dove in teoria non ci sono (o dovrebbero essere) differenze, aiutano un po’ a contrastare queste divisioni ma di solito i rapporti sono limitati agli orari lavorativi e poco oltre.

Insomma, per concludere: una convivenza pacifica ma con delle regole non scritte ben precise, dove “tutti insieme appassionatamente” e’ la teoria e “ognugno per conto suo” la pratica, per un risultato finale che, nonostante abbia dei limiti, e’ quello che al giorno d’oggi più si avvicina ad un’integrazione vera e propria.

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Melbourne, questione di stile

Postato mercoledì 28 gennaio 2009 alle 15:20 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Viaggi e vacanze.

Autoscatto con lo skyline di Melbourne sullo sfondo

Lo dico subito chiaramente: Melbourne mi e’ piaciuta molto. E credo che il mio giudizio positivo derivi principalmente dalle bassissime aspettative pre-partenza che avevo nei confronti della capitale del Victoria, che francamente non mi aveva mai attirato più di tanto in questi anni di vita australiana – al punto che ci ho messo quasi due anni e mezzo a convincermi di visitarla – nonostante le belle parole spese da chiunque me ne avesse parlato.

La descrizione che più frequentemente mi e’ capitato di sentire a proposito della città e’ qualcosa tipo “e’ più europea di Sydney” ma, di fronte alla mia pronta domanda “in che senso?”, le risposte non erano mai state soddisfacenti ed esplicative. Ora, se qualcuno chiedesse a me cosa penso di Melbourne, la prima cosa che mi verrebbe da dire e’ proprio “e’ più europea di Sydney” e ovviamente neanch’io saprei spiegarne il perché. Visto che ci siamo, pero’, proviamoci.

Innanzitutto il CBD – un quadrilatero di strade a scacchiera facile da girare a piedi – non e’ monopolizzato da centinaia di occhi a mandorla come succede a Sydney e, più in generale, mi e’ parso che tutta la città – pur essendo molto multiculturale – sia più occidentalizzata. Inoltre, il fiume Yarra che la taglia in due da est a ovest – ovviamente meno attraente del Sydney Harbour – e’ comunque piacevole e contribuisce ad associare inconsciamente Melbourne a qualche non meglio identificata città del vecchio continente attraversata da un corso d’acqua.

Inoltre, i viali alberati del centro, le strade percorse dai tram, i molti caffè e bar sparpagliati qua e la’, i negozi e le boutique, le grosse comunità italiane e greche, sono tutti elementi che giocano a favore di questa vaga sensazione di “europeicità” di Melbourne, in contrasto con la standardizzazione e americanizzazione della più esplicita e attraente Sydney. In sostanza, credo che di Melbourne mi piaccia quello che non c’è a Sydney, per la serie “the grass is always greener on the other side”

Non sbagliamoci pero’: molto sono anche le cose che non cambierei mai con la mia città d’adozione. Ad esempio, Melbourne non e’ propriamente bella da vedere. E’ vero che e’ una città in trasformazione e in crescita, con molti cantieri aperti soprattutto nella zona del porto ma i panorami e gli scenari di Sydney, con la baia naturale più grande del mondo e due icone come l’Opera House e l’Harbour Bridge, sono inarrivabili per qualsiasi città.

E poi c’è il clima killer, con i suoi estremi impossibili che le hanno valso il nomignolo di città “con le quattro stagioni in un solo giorno”. Questi famosi sbalzi di temperatura li ho sperimentati sulla mia pellaccia sabato scorso quando sono uscito in bermuda e infradito per andare a vedere il tennis nel il pomeriggio con 26-27 gradi, per tornare poi in nottata con 13 miseri e pungenti gradi. Il tutto in piena estate.

Insomma, Melbourne non e’ perfetta, ma se non fosse per il clima poco amichevole e pochi altri dettagli, se tornassi indietro ai tempi dello sbarco in Australia, valuterei bene dove stabilirmi, con la vittoria di Sydney tutt’altro che scontata. Chiudo citando una frase di una mia collega che ha definito cosi’ la differenza tra le due città, secondo me scegliendo un esempio molto azzeccato: “Sydney e’ come una prostituta sexy e sfacciata mentre Melbourne e’ come una donna timida da scoprire piano piano.” A ognuno il suo.

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Ratto contro ratto

Postato venerdì 5 dicembre 2008 alle 14:27 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Sydney e dintorni.

Come molti degli australiani sanno, la First Fleet – la prima flotta di navi ad approdare sulle coste australiane nel XVIII secolo – ha dato origine alla prima colonia penale, l’odierno New South Wales. Dopo un viaggio di molti mesi, ufficiali, marinai e ovviamente prigionieri mettevano finalmente piede sulla terraferma, portando pero’ con loro anche degli altri, meno graditi, ospiti: i ratti.

Molti anni sono passati da quello sbarco ma i piccoli mammiferi – della specie dei black rats, nocivi e non autoctoni – sono resistiti alla civilizzazione e ai tentativi di sterminio nei loro confronti e sono anzi proliferati in alcune zone di Sydney, grazie ad un habitat più favorevole. La folta vegetazione attorno alle case di non recentissima costruzione nei quartieri bene di Mosman e Cremorne ha creato le basi per una vera e propria invasione negli ultimi anni, al punto che gli esperti hanno pensato ad un metodo originale e sicuramente sperimentale per far fronte all’emergenza.

Il piano di una biologa del Taronga Zoo e’ quello di introdurre nelle aree infestate un altro tipo di roditore, il bush rat – tipico dei cespugli delle aree interne dell’Australia – con l’obiettivo di sfrattare gli invasori verso zone povere di cibo, con conseguenze negative sulla loro riproduzione. Pare infatti che il bush rat, di colore marrone chiaro, di taglia più piccola e più carino alla vista del cugino, sia un animale molto territoriale e difficile da sottomettere.

Il piano si sviluppera’ in tre fasi: prima una simulazione in un ambiente ristretto e sorvegliato da telecamere, seguito da una massiccia disinfestazione chimica nei quartieri affetti, per poi infine gradatamente rilasciare il topolino nativo nelle aree sensibili. Con la speranza che questa iniziativa non abbia gli stessi nefasti effetti della genialata, sempre australiana, di introdurre la cane toad in Queensland o i conigli in Victoria.

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InvAsian

Postato martedì 9 settembre 2008 alle 15:24 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Sydney e dintorni.

Facendo quattro passi in centro a Sydney, nel CBD lungo George St ad esempio, la sensazione non e’ propriamente quella di essere in Australia, almeno non quella conosciuta all’estero e impressa nell’immaginario comune. Sembra piuttosto di essere in una qualsiasi citta’ asiatica, diciamo cinese, visti i tratti somatici di chi cammina per strada, gestisce gran parte dei negozi e abita nei dintorni. E la vicinanza con Chinatown non basta a spiegare questo fenomeno. Sydney e’ invasa dagli asiatici, una “invAsian” (copyright by Manuel), appunto.

Secondo i dati forniti dal DIAC (Department of Immigration and Citizenship), l’ente governativo che si occupa di immigrazione nel paese, durante il biennio 2004-05 l’Australia ha accolto 123.424 nuovi immigrati e, tra questi, 54.804 provenivano da paesi asiatici, Cina in testa. Inoltre, secondo l’Australian Bureau of Statistics, l’equivalente dell’ISTAT in Italia, un quinto degli australiani, circa cinque milioni, sono nati all’estero, tra cui un milione in Asia. Numeri che danno un’idea di quanti occhi a mandorla ci siano in giro, lasciando stare tutti quelli, altrettanto numerosi, nati qui.

Il quartiere dove viviamo, Burwood, in passato abitato principalmente da immigrati italiani e libanesi poi, adesso sta diventando una roccaforte cinese, con la stragrande maggioranza dei negozi sulla via principale gestiti da loro: ristoranti, mini market, generi alimentari, commercialisti, farmacie, etc, tutti recanti insegne bilingui. Anche la vicina Strathfield presenta le stesse caratteristiche, dove pero’ sono i coreani ad essere i piu’ rappresentati. Tra qualche settimana ci saranno le elezioni e i candidati si stanno dando battaglia anche su queste tematiche, vedremo cosa succede.

Sicuramente la situazione di Sydney non e’ paragonabile a quella di altre citta’ australiane, neppure a Melbourne, dove l’invasione asiatica non e’ altrettanto avanzata. Storicamente i cinesi si sono insediati a Sydney fin dagli albori della nazione, ma e’ solo dagli anni Settanta quando e’ stata revocata la White Australia Policy – una politica che limitava l’immigrazione ai bianchi europei – che c’è stato il vero boom. E la recente crescita economica della Cina e di tutta l’Asia in generale, non farà altro che accelerare il processo di “asianisation” gia’ in corso in Australia.

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