Lesione al menisco

Postato mercoledì 22 aprile 2009 alle 13:50 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Ricordate il mio infortunio al ginocchio sinistro di quattro mesi fa giocando a calcetto a Bondi? Sono sicuro di si. Ebbene, dopo un’attesa prolungata, sono finalmente riuscito a farmi una MRI (magnetic resonance imaging) – risonanza magnetica. Costosa ma indispensabile per una diagnosi sicura e precisa del problema: lesione alla parte posteriore sinistra del menisco, lo stesso punto dove ho sentito la fitta quando e’ successo e lo stesso dove adesso sento un “click” ogni volta che piego il ginocchio.

Tra il ventaglio di risultati che si prospettavano devo dire che poteva andare meglio, ma anche molto peggio se fossero stati i legamenti come immaginavo. Il menisco, infatti – da quello che ho sentito in giro e letto di qua e di la – pare possa anche essere lasciato com’è, a patto che non ci sia dolore e che non si svolga un’attività fisica pesante. Io, complessivamente, il 99% del tempo non ho problemi o impedimenti, solo ogni tanto sento qualche fastidio girandomi nel letto o facendo le scale, quindi potrei anche stare cosi’ credo.

Nel caso si decidesse invece di operare, la soluzione e’ un intervento in artroscopia, abbastanza di routine di questi tempi, seguito da riabilitazione e fisioterapia. Il prossimo step e’ quindi di farmi visitare da un ortopedico specialista per valutare il da farsi. Nel frattempo provero’ anche a riprendere a giocare a tennis per testare il ginocchio in movimenti un po’ piu’ impegnativi, sperando di non spaccarlo del tutto. Altre news prossimamente.

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AUS vs ITA ep. 9 – Sanità

Postato sabato 17 gennaio 2009 alle 14:17 da Lucio.  Stampa.
Categoria: AUS vs ITA.

A distanza di quasi un anno, torna finalmente la rubrica dei confronti tra Italia e Australia, con questo nuovo argomento – sicuramente importante e da non prendere alla leggera – che ho avuto modo di approfondire recentemente, a causa dell’ormai famigerato infortunio al ginocchio: la sanità.

Come in Italia, il sistema sanitario principale in Australia e’ quello pubblico, chiamato Medicare e finanziato dal governo federale e dai singoli stati. La copertura e’ gratuita per residenti e cittadini, ovviamente solo nelle strutture pubbliche e il livello generale pare essere in linea con gli altri paesi sviluppati, nonostante una costante penuria di dottori e infermieri, molto spesso provenienti dall’estero.

Per chi invece e’ nel paese solo in via temporanea – per turismo, lavoro o con un Working Holiday Visa ad esempio – le cose sono un po’ meno semplici. E’ vero che esistono degli accordi bilaterali tra il governo australiano e quello di molte altre nazioni per garantire assistenza sanitaria reciproca ai propri cittadini ma, nel caso dell’Italia – unico stato assieme a Malta, questi sono limitati ad una durata di sei mesi. Per periodi più lunghi l’unica alternativa quindi e’ l’assicurazione privata.

Nel mio caso, ad esempio, essendo stato sponsorizzato da una compagnia australiana, la copertura sanitaria privata e’ obbligatoria e a mio carico, onde evitare di gravare sullo sponsor. La polizza che ho scelto, un buon compromesso tra costi e servizi, coprirebbe in teoria le stesse cose della Medicare, anche se in realtà non e’ cosi’.  In caso di bisogno, infatti, il cliente deve anticipare il totale della prestazione, per essere poi rimborsato dall’assicurazione, che a volte trattiene una percentuale.

Tutto sommato pero’ il sistema delle assicurazioni private funziona abbastanza bene e anche molti australiani ne hanno una, “incoraggiati” dal governo tramite una legge di qualche anno fa. Lo Stato, infatti, con l’obiettivo di alleggerire la pressione sul sistema sanitario nazionale, ha introdotto una tassa, la Medicare levy surcharge, per chi ha un reddito superiore ad un certo valore e non ha un’assicurazione privata. La tassa e’ dell’1% sul reddito, più il normale 1.5% per la Medicare che tutti pagano. Fair enough.

Una menzione a parte la meritano i medici di base, qui chiamati GP (general practitioner). Sono spesso raggruppati in studi (medical centers) e possono essere consultati anche senza Medicare, previo pagamento della tariffa naturalmente. Ma la cosa veramente positiva e’ che non serve, come in Italia, andare all’ASL e farsi assegnare ad uno e se si vuole cambiare, rifare la procedura. Qui, si può in teoria cambiare liberamente ogni volta, anche se ovviamente e’ meglio affidarsi ad uno solo per ovvie ragioni.

Concludendo, quindi, direi che la mia esperienza personale con la sanita’ australiana e’ stata positiva, almeno per le poche volte – fortunatamente – in cui ne ho avuto a che fare. Il sistema nazionale funziona, non e’ congestionato e il livello e’ soddisfacente. Chiaramente, per chi puo’ permetterselo, avere una assicurazione privata integrativa non guasta affatto.

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