Cronache pasquali

Postato martedì 14 aprile 2009 alle 13:41 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Anche la Pasqua numero tre in Australia e’ ormai passata, trascorsa in scioltezza alternando momenti di riposo a feste con gli amici. Il clima e’ stato tutto sommato dalla nostra parte, raggiungendo l’apice nella giornata di venerdì (Santo) per poi diventare letteralmente miserabile ieri, a Pasquetta. Nel mezzo, due giornate senza infamia ne lode, quelle di sabato e domenica.

La calda e soleggiata giornata di venerdì l’abbiamo passata in spiaggia di fronte al barbecue, violando la famosa “regola” religiosa del non mangiare carne durante la Settimana Santa. Avevamo ipotizzato una grigliata di pesce ma era troppo difficile da organizzare e quindi abbiamo optato per il peccato. Amen.

Sabato, poi, cena con Loris e Paolo da Zia Pina, per controllare che il manager Manuel si comportasse bene sul posto di lavoro. Dopo la verifica, qualche drink al buon vecchio Argyle che, dopo aver passato un brutto periodo a causa dell’apertura dell’Ivy, sembra essere tornato ai fasti di un tempo.

Il giorno di Pasqua, infine, l’abbiamo trascorso con Andrea e Oksun, prossimi alle nozze (?), che ci hanno invitato a pranzo, per quella che e’ diventata ormai una consuetudine in occasione delle feste. A seguire, giretto a Circular Quay dove ci hanno raggiunto anche altre persone. Anche quest’anno, insomma, “Natale con chi vuoi e Pasqua pure”.

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Civiltà Australiana #005

Postato martedì 9 dicembre 2008 alle 15:10 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Oggi a pranzo non ho mangiato uno dei soliti piatti di uno dei food courts nei dintorni dell’ufficio. Con i colleghi del mio team abbiamo invece organizzato qualcosa di alternativo. Uno di loro, proveniente del Bangladesh e quindi musulmano, ha avuto infatti la bella idea di cucinare per tutti quanti per celebrare un’importante festa islamica, l’Eid al-Adha – il Festival del Sacrificio.

L’evento ricorda il famoso passaggio del Corano (e anche della Bibbia) in cui Abramo e’ disposto a sacrificare il figlio Ismaele per soddisfare il volere di Dio, che pero’ alla fine risparmia il ragazzo e offre un agnello in sacrificio. I musulmani di tutto il mondo, dunque, in questo giorno, festeggiano la ricorrenza cucinando carne per parenti e amici.

La location del pranzo era il terrazzo con vista mozzafiato sul CBD della casa di un altro dei miei colleghi, che abita a pochi passi dall’ufficio, con i rimanenti profani – tra cui il sottoscritto – a contribuire al banchetto sotto forma di bevande. Il cibo era veramente prelibato e abbondante, al punto che ci siamo chiesti come avesse fatto il nostro generoso collega a cucinarlo in tempo e a portarlo da casa.

Quando si e’ scoperto che si e’ fatto una maratona notturna dall’una alle otto del mattino per preparare i piatti e ha poi preso un taxi alla modica cifra di 70$ per portare il tutto al lavoro, ci siamo offerti all’unanimità di metter un tot a testa per coprire le spese e il disturbo. Non avevamo pero’ fatto i conti col suo testardo e prolungato rifiuto ad accettare i nostri soldi, al punto che, almeno personalmente, avrei lasciato perdere per non infastidirlo.

Ma colleghi e colleghe australiani insistevano che it’s not fair – non e’ giusto – e hanno quindi proposto di mettere segretamente insieme una somma necessaria a prendergli un regalino natalizio per ringraziarlo. Un’idea carina all’insegna del “fare le cose fatte bene” che ha messo d’accordo tutti, sperando che faccia piacere anche a lui, il nostro cuoco provetto.

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Mangiamo al food court?

Postato venerdì 12 ottobre 2007 alle 17:22 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Gia' in passato avevo trattato l'argomento cibo, spiegando come gli australiani, pur avendo qualche strana abitudine alimentare e tendendo a non prestare troppa attenzione al sacro momento del pasto, non siano comunque un caso disperato, soprattutto se confrontati ad altri paesi con poca cultura culinaria. Se poi vi capita di lavorare nel terziario, in una zona piena di uffici e impiegati in camicia, allora quasi sicuramente ci sara' un food court (letteralmente "campo di cibo") nelle vicinanze, preso d'assalto nella pausa pranzo.

Essendo l'Australia, come tutti sanno, una nazione molto giovane, le citta' sono state progettate praticamente a tavolino, risultando funzionali da molti punti di vista, con evidenti vantaggi correlati. Nel centro di Sydney, ad esempio, ci sono due grosse zone piene zeppe di grattacieli e uffici, il CBD e North Sydney. La prima, che corrisponde al centro vero e proprio della citta', e' piu' orientata su banche e finanza mentre la seconda' dove lavoro io, sull'informatica. In queste aree ad altissima densita', ci crediate o no, trovano spazio dei giganteschi centri commerciali, spesso parte di alcuni edifici e estesi per molti piani sottoterra, che con i loro food court, cioe' intere sezioni con ristoranti e bar di tutti i tipi e provenienza, sfamano ogni giorno le migliaia di persone che lavorano nei paraggi.

Il bello del mangiare nei food court e' la varieta' di cucine a disposizione a prezzi molto accessibili (in media 6-7 euro per un pasto e una bevanda), pensati appunto per i lavoratori in pausa pranzo. Infatti, molto spesso questi locali gia' verso le 3 del pomeriggio sono deserti e chiudono poco dopo, vivendo e lavorando di fatto solo per poche, indaffarate e intense ore al giorno.

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Ventiseienne

Postato mercoledì 9 maggio 2007 alle 22:06 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

La scorsa settimana, come alcuni di voi sapranno, ho festeggiato il mio primo compleanno all'estero. Le celebrazioni sono state un po' piu' diluite rispetto a com'ero abituato in Italia negli ultimi anni in cui tutto si concentrava in una seratona fuori con gli amici. Quest'anno invece e' durato praticamente una settimana, pur senza aver fatto cose eccezionali.

Giovedi' 3, il mio giorno di nascita per chi non lo sa, mi sono limitato ad un po' di shopping e a rispondere ai vari sms, per i quali ringrazio tutti quelli che si sono ricordati (e anche gli altri dai…). Sabato mini-festa condivisa con Erika in centro con pochi intimi, preceduta da qualche drink e qualche perla a casa, per arrivare poi al pranzo di oggi con i colleghi di lavoro in un ristorante con cucina mediterranea.

Ad oggi l'elenco aggiornato dei presenti ricevuti e' il seguente: camicia da Erika e Manuel, bicchierino australiano da grappa da Laurence, un'amica svizzera, una confezione di cioccolatini Raffaello da Marian, una mia collega e infine una fetta di tiramisu' da Judith, un'altra mia collega. Colgo inoltre l'occasione per farvi sapere che se volete spedirmi altri regali, non siete assolutamente fuori tempo massimo…

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Fast food vs slow food

Postato venerdì 15 dicembre 2006 alle 13:49 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Qualità certificata

A differenza di come siamo abituati in Italia, con centinaia di ricette e piatti tipici tra cui scegliere ogni giorno, qui in Australia la cultura del cibo, sul modello anglosassone, non e’ altrettanto sviluppata. Gli australiani infatti, più che mangiare, sembrano nutrirsi, dando poca importanza alla qualità di ciò che ingeriscono, preoccupandosi solo di mettere qualcosa sotto ai denti.

Molti dei miei colleghi d’ufficio, ma anche quelli delle altre aziende dei dintorni, raramente pranzano in uno dei comunque validi bar della zona, ma preferiscono prendere un panino al volo, per consumarlo poi velocemente davanti al computer. L’alternativa e’ portarsi il cibo da casa, ma la sostanza non cambia: un sandwich con una cotoletta e due foglie di insalata oppure un qualcosa di confezionato da mettere in microonde, basta che non ci sia da perdere troppo tempo.

Le conseguenze di queste abitudini sono molteplici: innanzitutto questo comportamento fa si che i bar e ristoranti attigui agli uffici modifichino i loro menu per andare incontro alle esigenze dei clienti, quindi ampia scelta di panini e hamburger a scapito di insalatone e primi (che comunque sono sempre un salto nel buio), finendo con l’influenzare anche quei pochi rimasti che vorrebbero un pranzo più tradizionale e prelibato. Fortunatamente pero’ questo fa si che si possano apprezzare di più i locali in cui il cibo e’ di qualità, come le pizzerie e i ristoranti (pseudo) italiani (o anche greci): anche se non fedeli al 100% alle ricette originali, la differenza comunque c’è e si può gustare.

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