Integrazione apparente

Postato mercoledì 18 febbraio 2009 alle 14:43 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

L’Australia e’ – soprattutto nelle citta’ principali di Sydney e Melbourne – un paese decisamente multietnico e multiculturale. Questo fatto, di solito, e’ ignoto allo straniero che non ha mai messo piede qui e costituisce motivo di sorpresa all’arrivo down under. L’immigrazione e’ uno dei pilastri di questa nazione, anglosassone in origine, europea nel dopoguerra e asiatica negli ultimi anni. Un miscuglio di razze che vivono in armonia, all’insegna dell’integrazione. Almeno in apparenza.

Quello che l’occhio inesperto o poco attento non vede, e’ invece catturato e compreso dall’osservatore più stagionato e inserito nelle dinamiche sociali australiane, grazie all’interazione con la gente e all’esposizione a fatti e situazioni interessanti. Cio’ che ne esce e’ un quadro un po’ diverso dall’ideale di integrazione completa che può trasparire da un’esperienza superficiale e sbrigativa, ma molto diffusa.

Il melting pot australiano si poggia praticamente su proverbi millenari come “mogli e buoi dei paesi tuoi” e “un po’ per ciascuno non fa male a nessuno”, piuttosto che su una riuscita integrazione razziale e culturale. So che può sembrare un approccio un po’ banale e semplicistico ma la realtà e’ li davanti agli occhi di tutti. Le grandi citta’ australiane sono un collage di differenti comunità sociali a se stanti, che difficilmente si sovrappongono o intersecano, spesso caratterizzate da un quartiere, una lingua e una buona sfilza di stereotipi, ereditati dal paese di origine.

Naturalmente le eccezioni non mancano ma gli italiani di Leichhardt, i vietnamiti di Marrickville e i libanesi di Blacktown, a Sydney sono esempi lampanti di questo fenomeno che ha origini antiche, più o meno dal momento in cui gli immigrati sono sbarcati dalle navi, o dagli aerei in tempi non sospetti. Originariamente visti con ostilità dagli australiani anglosassoni e di fronte ad un paese e una lingua che non conoscevano, la cosa più semplice e naturale per i nuovi arrivati era di stare tra di loro o con la gente a loro più culturalmente e geograficamente vicina.

L’evoluzione di questi comportamenti ha poi portato alla situazione dei giorni nostri, in cui le diverse comunità sono più o meno dei silos indipendenti gli uni dagli altri, con pochi e controllati “gemellaggi”, che danno vita a dei macro gruppi come anglosassoni, sud europei (italiani e greci su tutti), sudamericani, asiatici e indiani. Gli ambienti professionali, dove in teoria non ci sono (o dovrebbero essere) differenze, aiutano un po’ a contrastare queste divisioni ma di solito i rapporti sono limitati agli orari lavorativi e poco oltre.

Insomma, per concludere: una convivenza pacifica ma con delle regole non scritte ben precise, dove “tutti insieme appassionatamente” e’ la teoria e “ognugno per conto suo” la pratica, per un risultato finale che, nonostante abbia dei limiti, e’ quello che al giorno d’oggi più si avvicina ad un’integrazione vera e propria.

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La Casa del Popolo, versione 2.0

Postato martedì 11 marzo 2008 alle 15:52 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

So che ormai stavate disperando di avere ancora sue notizie. Pensavate fosse caduta nel dimenticatoio, che avesse perso il suo charme e la sua capacita’ di unire popoli e culture di ogni tipo e provenienza. O peggio, magari vi aveva persino sfiorato l’idea che fosse stata chiusa. Il che, per la verita’, e’ in parte vero. Non esiste piu’, infatti, come la conoscevate all’apice del suo splendore. Ma niente paura, cari amici: e’ tornata, piu’ bella, piu’ grande, piu’ incasinata che mai! Sto ovviamente parlando della Casa del Popolo, versione 2.0!

Dopo gli ultimi fuochi durante le feste natalizie, la vecchia CdP aveva iniziato un inesorabile e inevitabile declino, di cui non ho mai parlato per rispetto della sua gloriosa storia e tradizione. La parabola discendente, dovuta agli alti costi di manutenzione e alla mancanza di sponsor, e’ culminata con il trasloco, e conseguente diaspora, degli abitanti originari a fine febbraio. Noi due, sentimentalmente legati ad essa, nel nostro piccolo, abbiamo dato il nostro contributo e reso il doveroso omaggio che le spettava, ospitando Yuka per qualche giorno, prima che si trasferisse nella nuova CdP2 con alcuni dei sopravvissuti alla versione precedente.

Sabato sera, dopo una sola settimana di vita, c’e’ stato l’housewarming party, ovvero la festa di inaugurazione dell’appartamento numero 4610 (le prime due cifre sono il piano) della World Tower, piu’ nuovo, ampio e in condizioni migliori (per adesso) del precedente, dal quale non e’ molto lontano in linea d’aria, alla presenza degli inquilini, 9 o 10 persone divise in tre stanze, e di una schiera di amici e amiche. Il party e’ partito (gioco di parole) decisamente in sordina, al punto che quando io, Sojola e Gio-Gio siamo arrivati, in ritardo di circa un’ora, la certificazione di CdP2 era ancora lungi dall’essere assegnata. La festa e’ decollata soltanto quando la gente, tra cui Manuel, e’ iniziata ad arrivare verso mezzanotte, con le celebrazioni finalmente a tenere banco. Ovviamente, le nazionalita’ rappresentate erano molte, con l’Italia ancora una volta ai primissimi posti, sconfitta solo dalla Corea, come ai Mondiali del 2002. I bagordi sono continuati per tutta la notte e, nonostante qualche naturale defezione, il blocco storico ha resistito in buona forma fino alla chiusura delle ostilita’.

La sera successiva (domenica) era poi in previsione la cena d’addio di Giovanni (Gio-Gio), collega romano di Manuel. Il posto prescelto era un ristorante coreano in citta’, Kobow, con una ventina di invitati. Tra loro Annalisa, nostra conoscente veronese, e una sua amica, Paola (mi sembra). La cena e’ stata piacevole e divertente e l’argomento principale di discussione e’ stato chiaramente la festa epica della sera prima. Curiosamente, pero’, non e’ mai stato fatto riferimento alla location del party ma solo agli schiamazzi, alla musica e ai canti prodotti durante la nottata. Dopo mangiato e’ successo che Paola, da qualche mese a Sydney, ci ha rivelato di essere particolarmente stanca perche’ la notte precedente (sabato) non e’ riuscita a chiudere occhio a causa del casino che proveniva dall’appartamento a fianco al suo, che si e’ scoperto essere il 4609 della World Tower…

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La Casa del Popolo

Postato lunedì 5 novembre 2007 alle 16:26 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Un paio di settimane fa, nel mio post sui ragazzi italiani che frequentiamo ultimamente (a proposito, c'e' un nuovo arrivo, Max di Treviso – ormai per completare il puzzle del Veneto manca solo uno di Rovigo…), avevo scritto come spesso io e Manuel concludiamo le serate del fine settimana a casa di amici in centro, prima di tornare in autobus alla nostra. Ebbene, codesta casa e' chiamata affettuosamente La Casa del Popolo (d'ora in poi CdP, per risparmiare stress ai polpastrelli), e intuire perche' non e' difficile…

Di CdP ce ne sono parecchie in giro per Sydney a dire la verita', soprattutto nel CBD, e le loro caratteristiche peculiari sono facilmente riassumibili: posizione centralissima, quasi sempre un appartamento in uno degli altissimi grattacieli residenziali, inquilini tra i 18 e i 30 anni in numero sproporzionato rispetto alle camere (8-10 persone per tre stanze di solito) che studiano (?) o lavorano saltuariamente (??) o viaggiano e basta, pulizia generale non tra le primissime priorita', ricambio frequente dei residenti, feste costanti e non-stop. In questi mesi ne abbiamo visti parecchi di esempi ma, a quella che frequentiamo noi, ormai ci siamo affezionati.

La nostra CdP preferita rientra infatti totalmente nella descrizione di cui sopra e, ad oggi, (o meglio, il weekend scorso) presenta tra le sue fila i seguenti abitanti: un numero variabile di thailandesi che va da 3 a 6+ (tra cui la proprietaria o affittuaria, non so bene) che occupa la camera piu' grande, un messicano (collega di lavoro di Manuel e nostro amico/contatto), un ceco e una coreana (no, non e' la classica barzelletta…) in quella piu' piccola e una giapponese nello sgabuzzino (!). Ancora nessuno nell'unico bagno.

A differenza di altre CdP entrate nella leggenda, non c'e' nessuno che dorme sul balcone o in salotto, che sia sul divano o su un materasso per terra, anche se in passato, all'apice della densita' abitativa, qualcuno c'era (senza far nomi)… E poi ci sono i vari amici/conoscenti/colleghi/ospiti/visitatori che frequentano piu' o meno abitualmente la CdP, incrementandone il melting pot e il divertimento tra le sue mura, ma riducendone gli spazi a disposizione. Ecco, noi apparteniamo alla prima categoria di questo gruppo e non facciamo certo mancare la nostra presenza e il nostro sostentamento, sottoforma di bevande e snacks, veri protagonisti delle serate in questione.

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