Please & Thank You

Postato venerdì 29 maggio 2009 alle 15:39 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Alcuni dei pregi migliori degli australiani sono senza dubbio gentilezza, cordialità e disponibilità. Tre qualità che influenzano più la forma che la sostanza ma che sono decisamente benvenute e apprezzate. E non e’ difficile accorgersene, visto l’uso abbondante che viene fatto delle due paroline magiche – troppo spesso dimenticate dalle nostre parti – please e thank you, che probabilmente chiunque riesce a tradurre in “per favore” e “grazie”.

Il loro uso e’ talmente regolare e sistematico che quando succede che ci si dimentica di dirle o di sentirle dire dal proprio interlocutore, si nota subito che manca qualcosa, che la frase e’ monca o incompleta. Lo stesso capita in ufficio quando si scrivono e ricevono email, il “per cortesia” incluso nella richiesta e il “grazie” anticipato sono praticamente d’obbligo, pena una brutta figura indesiderata.

Dopo quasi tre anni di permanenza in terra australiana, i due vocaboli sono entrati stabilmente anche nel mio dizionario ma inizialmente ero un po’ perplesso sul loro utilizzo esagerato. Ad esempio, pensavo che in un ambiente lavorativo non fosse necessario per un capo essere cosi cortese con i suoi sottoposti – forse a causa di qualche memoria italiana – ma mi e’ stato spiegato che, se il “per piacere” viene omesso, la richiesta suonerebbe più come un ordine.

Mi ricordo chiaramente un aneddoto durante il mio primo viaggio di ritorno in Italia nel 2007. Mentre stavo facendo shopping al duty free di Malpensa, chiedendo ad una commessa di provare dei profumi, mettevo un “per favore” – o una delle sue varianti – alla fine di ogni domanda, provocando un’espressione stupita sul suo volto, forse non abituato a tanta cortesia. Purtroppo (o per fortuna) mi sono re-italianizzato subito dopo.

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Che fine ha fatto Manuel?

Postato venerdì 27 febbraio 2009 alle 14:40 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Ogni tanto me lo sento chiedere, soprattutto dai vecchi amici e conoscenti in Italia: “Che fine ha fatto Manuel?” e tutta una serie di altre domande sulle sue condizioni di salute, sul lavoro, sui suoi studi e via discorrendo. In effetti, la sua latitanza dal blog e’ veramente ingiustificabile e imperdonabile e, credetemi, non manco certo di ricordarglielo quando ne ho l’occasione. Il suo ultimo segno di vita, un commento, risale al lontano 27 marzo 2008 mentre il suo ultimo articolo e’ datato addirittura 3 agosto 2007. Una vita fa.

Quindi, con il duplice obiettivo di spronarlo a tornare a partecipare più attivamente alla vita del blog e di soddisfare la curiosità di quelli che mi chiedono informazioni a suo proposito, ecco una manciata di rivelazioni – ordinate a caso e non protette da copyright – sul desaparecido Manuel:

  • La sua carriera alla pizzeria Zia Pina prosegue senza ostacoli e, anzi, da qualche mese ha subito una decisa impennata: il nostro, infatti, e’ stato promosso a “capo sala” o, come dicono qui, manager. Ora il suo potere decisionale e’ pressoché illimitato.
  • I suoi studi sono giunti alla fase cruciale e la luce in fondo al tunnel inizia ormai a delinearsi. L’unica cosa che stona e’ l’aver scoperto di aver seguito un corso di hindi invece che di informatica, come auspicato. (I suoi compagni di scuola e professori sono praticamente tutti indiani, ndr).
  • Sull’onda dell’entusiasmo provocato dal precedente punto, si e’ iscritto ad un corso di giapponese di dieci settimane. Prossimo step, intervento chirurgico agli occhi e poi la conquista del Sol Levante diventerà finalmente realtà.
  • Qualche settimana fa ha investito una discreta somma nell’acquisto di un potente scooter 125, della marca cinese Manhattan, e ora lo potete vedere scorrazzare su e giù per le strade di Sydney sul suo mezzo nero lucido. Da segnalare la particolare abilita’ nello scovare scorciatoie sempre migliori.
  • Da buon quasi australiano, ha deciso di abbracciare uno degli sport più seguiti e praticati da queste parti. No, non sto parlando del cricket, lungi da me, ma del golf, disciplina nobile e per pochi eletti in Italia ma molto più accessibile e comune qui. Tiger Woods può iniziare a fare le valigie.

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Civiltà Australiana #005

Postato martedì 9 dicembre 2008 alle 15:10 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Oggi a pranzo non ho mangiato uno dei soliti piatti di uno dei food courts nei dintorni dell’ufficio. Con i colleghi del mio team abbiamo invece organizzato qualcosa di alternativo. Uno di loro, proveniente del Bangladesh e quindi musulmano, ha avuto infatti la bella idea di cucinare per tutti quanti per celebrare un’importante festa islamica, l’Eid al-Adha – il Festival del Sacrificio.

L’evento ricorda il famoso passaggio del Corano (e anche della Bibbia) in cui Abramo e’ disposto a sacrificare il figlio Ismaele per soddisfare il volere di Dio, che pero’ alla fine risparmia il ragazzo e offre un agnello in sacrificio. I musulmani di tutto il mondo, dunque, in questo giorno, festeggiano la ricorrenza cucinando carne per parenti e amici.

La location del pranzo era il terrazzo con vista mozzafiato sul CBD della casa di un altro dei miei colleghi, che abita a pochi passi dall’ufficio, con i rimanenti profani – tra cui il sottoscritto – a contribuire al banchetto sotto forma di bevande. Il cibo era veramente prelibato e abbondante, al punto che ci siamo chiesti come avesse fatto il nostro generoso collega a cucinarlo in tempo e a portarlo da casa.

Quando si e’ scoperto che si e’ fatto una maratona notturna dall’una alle otto del mattino per preparare i piatti e ha poi preso un taxi alla modica cifra di 70$ per portare il tutto al lavoro, ci siamo offerti all’unanimità di metter un tot a testa per coprire le spese e il disturbo. Non avevamo pero’ fatto i conti col suo testardo e prolungato rifiuto ad accettare i nostri soldi, al punto che, almeno personalmente, avrei lasciato perdere per non infastidirlo.

Ma colleghi e colleghe australiani insistevano che it’s not fair – non e’ giusto – e hanno quindi proposto di mettere segretamente insieme una somma necessaria a prendergli un regalino natalizio per ringraziarlo. Un’idea carina all’insegna del “fare le cose fatte bene” che ha messo d’accordo tutti, sperando che faccia piacere anche a lui, il nostro cuoco provetto.

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Civiltà Australiana #002

Postato giovedì 7 agosto 2008 alle 14:58 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Il secondo episodio di questa rubrica, che ho istituito per darvi un’idea del forte senso civico degli australiani, parla di fumo. Da circa un anno a questa parte, infatti, anche in Australia e’ entrato in vigore il divieto di fumare nei locali pubblici, una legge, a mio avviso, sacrosanta, che nonostante alcune difficoltà iniziali ha trovato poi l’appoggio anche di tanti fumatori. Di conseguenza quindi, molti ristoranti, bar, uffici e luoghi pubblici in genere hanno creato delle aree fumatori in spazi esterni o separati.

Inoltre, siccome in Australia le cose quando si fanno, si fanno fatte bene, il divieto in questione – non so se sia lo stesso in Italia – si fa più rigido quando si parla di edifici governativi e ministeriali, come quello dove lavoro io. Nella fattispecie la legge dice che, oltre a essere vietato fumare in ogni area del palazzo, al chiuso o all’aperto, il divieto e’ esteso anche al perimetro esterno, con una distanza minima (credo 10 metri) da ogni porta di accesso.

Il caso vuole che l’edificio dove lavoro io abbia una propria pavimentazione esterna che lo circonda, riconoscibile da marciapiedi e aree pubbliche per materiale e colore, il che la rende perfetta per delimitare l’area con divieto di fumo di cui ho detto sopra. E i miei colleghi fumatori (pochi) la rispettano. Infatti quando esco per andare a pranzo ce n’e’ sempre qualcuno fuori che si avvelena volontariamente – cioe’ che fuma – ma sempre rigorosamente al di fuori dell’area proibita, ennesimo esempio di rispetto delle regole.

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Touch football

Postato mercoledì 21 maggio 2008 alle 15:25 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Il mio costante processo di “australianizzazione” oggi si e’ arricchito di un nuovo importante tassello. Durante la pausa pranzo sono infatti andato con alcuni colleghi a giocare a Touch footy (noto anche come Touch rugby o Touch soltanto) in un parco della zona. Era da qualche tempo che cercavano di reclutarmi e dopo qualche “no, thanks”, stavolta ho ceduto e accettato la proposta.

Il Touch e’ una variante del rugby tradizionale, dal quale differisce per il fatto che il placcaggio e’ sostituito da un semplice tocco dell’avversario, con evidente risparmio di botte e lividi, mentre le regole di base sono le stesse. Lo sport si e’ sviluppato in Australia ed e’ oggi molto diffuso, specialmente nei paesi anglosassoni ma anche in altri che proprio non ci si aspetterebbe (es. Giappone).

Nato come “sport della domenica” nei parchi, ha nei suoi punti di forza la semplicita’ delle regole e l’assenza di particolari attrezzature per giocare, e ha preso rapidamente piede con tanto di federazione internazionale – Federation of International Touch (FIT) – e Mondiali ogni quattro anni, con le cinque edizioni tenutesi finora dominate dall’Australia. La prossima si terra’ nel 2011 in Scozia, la prima in Europa.

Inizialmente ero riluttante all’idea di giocare per vari motivi – di solito faccio una pausa pranzo veloce, non sono proprio in forma a livello aerobico e al mercoledi’ vado gia’ in palestra – ma col senno di poi devo dire di essermi divertito e di averlo trovato interessante. Inoltre, il fatto che alcuni movimenti e marcature siano simili al calcio e che ho fatto tre mete portando la mia squadra alla vittoria, sono altri punti a favore di questo interessante sport.

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