Risultati IELTS test

Postato venerdì 22 agosto 2008 alle 15:08 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Circa quattro mesi fa, avevo sostenuto l’IELTS test – standard riconosciuto da molti paesi per valutare il livello di conoscenza della lingua inglese – promettendo di farvi sapere l’esito non appena avessi ricevuto il risultato. Da allora, poi, non ne ho più parlato. Non me ne sono dimenticato, anzi, ma ci sono stati degli eventi che hanno posticipato questo post di qualche mese. Ecco la cronaca.

Tutto e’ iniziato circa due settimane dopo aver fatto l’esame, a fine maggio, quando ho ricevuto per posta la lettera con il seguente risultato ufficiale: Ascolto 8.5, Lettura 6.5, Scrittura 6.5, Conversazione 7, per una media di 7 su una scala, ricordo, che va da 1 a 9. Seppur felice per l’esito positivo, non ero totalmente soddisfatto e un po’ perplesso per come erano andate lettura e scrittura, un po’ al di sotto delle mie aspettative. Specialmente la prima, di due punti inferiore all’ascolto, nella quale a caldo pensavo di aver ottenuto il punteggio migliore.

Ho cosi’ deciso, dopo essermi accertato con la segreteria che non ci fosse stato nessun errore di stampa, di fare appello e richiedere una nuova correzione del test, per la modica cifra di 176 AUD, comunque rimborsabili in caso di esito positivo. A meta’ Giugno quindi, con l’aiuto del buon Manuel, ho presentato la documentazione per l’appello e pagato la tariffa, con una stima di circa sei settimane per il risultato definitivo.

La settimana scorsa, quindi, ho finalmente ricevuto la lettera contenente l’esito della revisione: il punteggio della prova di scrittura e’ diventato 7 mentre la lettura e’ rimasta invariata a 6.5, con conseguente bonifico sul mio conto del rimborso dell’appello. Speravo di aver ottenuto un miglioramento in entrambe le prove ma non e’ successo, a significare che la lettura era molto piu’ ostica di quello che pensavo, anche se tutto sommato la nuova media di 7.5 non e’ da buttare via.

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IELTS test

Postato venerdì 9 maggio 2008 alle 14:40 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Domani e’ sabato, giorno notoriamente dedicato al riposo, soprattutto mattutino. E invece questa volta la sveglia suonera’ molto presto, addirittura prima dei giorni feriali. Il motivo e’ nobile: devo svolgere il test d’inglese IELTS (International English Language Testing System) alla UTS, University of Technology di Sydney.

L’IELTS e’ uno dei piu’ importanti e diffusi sistemi di certificazione della conoscenza della lingua inglese come lingua straniera ed e’ riconosciuto in tutti i maggiori paesi anglofoni. Molte prestigiose universita’ e grosse compagnie si affidano a questo test per accogliere nuove leve provenienti da nazioni dove l’inglese non e’ la prima lingua.

Il test puo’ essere di due tipi, Academic o General training, e si compone di quattro sezioni: listening, reading, writing e speaking (ascolto, lettura, scrittura e conversazione) ognuna delle quali ottiene un voto separato. La media aritmetica dei quattro voti e’ il risultato finale del test.

Il punteggio finale ottenuto dal candidato va poi a collocarsi in una fascia che varia da 1 – Non User a 9 – Expert User, ossia da conoscenza quasi nulla fino a livello madrelingua. Il confronto con i livelli di altri test come il Cambridge ESOL e il Council of Europe e’ difficile ma, in linea di massima, un IELTS 7.5-8 corrisponde ad un ESOL CPE e ad un CoE C2 mentre un 6.5-7 e’ assimilabile ad un CAE e ad un C1 rispettivamente.

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AUS vs ITA ep. 7 – Inglese

Postato martedì 4 marzo 2008 alle 16:17 da Lucio.  Stampa.
Categoria: AUS vs ITA.

Dopo una pausa di riflessione, ritorno a scrivere qualcosa in questa categoria, trattando un argomento assolutamente fondamentale per la vita di tutti i giorni in Australia: la sua lingua ufficiale, l’inglese ovviamente. Molte cose possono sembrare scontate ma spesso parlare una lingua straniera correttamente e’ tutt’altro che semplice e puo’ rappresentare l’unico grande ostacolo per viaggiare o trasferirsi.

Partiamo col dire qualcosa a riguardo dell’inglese in Italia e del suo rapporto con gli italiani e viceversa. E’ inutile girarci intorno, in linea generale gli Italiani non parlano inglese o, comunque, lo parlano male. Nonostante da qualche anno sia obbligatorio impararlo sin dalle elementari, molti lo vedono come un’imposizione piuttosto che come un’opportunita’ o un arricchimento. E fin qui poco male, il sistema e la societa’ italiani non fanno pesare questa lacuna piu’ di tanto: i film stranieri al cinema e in tv sono doppiati, nei colloqui di lavoro non e’ particolarmente richiesto e solitamente il livello scolastico e’ sufficiente per vacanze e contatti occasionali con anglofoni.

Il problema nasce quando si ha la necessita’, per fortuna o purtroppo, di avere una conoscenza dell’inglese piu’ avanzata, ad esempio per lavoro (o magari per andare un anno in Australia). Ci si accorge improvvisamente che forse era meglio prestare piu’ attenzione a scuola e studiare per il compito in classe invece che copiare. Inoltre, il confronto con altri paesi europei e’ piuttosto impietoso: lasciando stare gli scandinavi che sono di un altro pianeta, anche nazioni come Francia e Germania ci superano in scioltezza, lasciandoci (ancora una volta) in fondo alla classifica.

Attenzione, questa non vuole essere una critica gratuita: la maggioranza degli italiani non ha e non avra’ mai bisogno dell’inglese nella sua vita e per loro la questione non si pone nemmeno. Ma per il resto di noi a cui interessa o serve leggerlo, scriverlo, capirlo e parlarlo, l’autodidattica sembra la soluzione migliore. Fortunatamente, a mio avviso, la situazione sta cambiando in meglio per i giovani d’oggi che, grazie a Internet, a programmi come l’Erasmus e all’Europa allargata, hanno piu’ possibilita’ per migliorare e mantenere il loro inglese a discreti livelli.

Che dire dell’inglese in Australia invece? A parte qualche isolata eccezione, tipo le varie Chinatown dove e’ quasi una lingua straniera, e’ ovviamente l’idioma ufficiale, anche se molti australiani sono bilingui naturali grazie all’immigrazione, loro o dei loro genitori. Come molti dei paesi anglosassoni, inoltre, il business delle scuole d’inglese e’ enorme e gli studenti stranieri, qui soprattutto asiatici per forza di cose, sono numerosissimi. Questa concorrenza ha naturalmente ottimi effetti sulla competitivita’ delle offerte e quindi sul portafoglio di chi deve scegliere un corso.

Infine, per chi di voi vuole sapere se e’ indispensabile parlare inglese per vivere e lavorare a Sydney, la risposta e’ si’. Maggiore e’ il livello di conoscenza, migliori sono le opportunita’ di impiego, anche se le possibilita’ per chi e’ ancora indietro non mancano di certo, con lavori nei ristoranti e bar, come baby-sitter, muratori, etc su tutti.

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Com’e’ il tuo inglese?

Postato martedì 26 febbraio 2008 alle 16:18 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Blog.

Com’e’ il tuo inglese?

Il nuovo sondaggio che vi propongo per le prossime due settimane e’ una sorta di autocertificazione sulla conoscenza della lingua inglese, ovviamente lingua ufficiale in Australia (ma molto spesso affiancata da almeno un’altra in molte case australiane) e ormai indispensabile nella famigerata “globalizzazione” del giorno d’oggi. Vediamo, insomma, che voto vi date in inglese. Penso che i risultati saranno particolarmente interessanti per il fatto che ognuno giudica se stesso, cosa non proprio semplice. Io, per esempio, prima di lasciare l’Italia, pensavo di essere ad un livello buono, mentre il primo impatto una volta qui non e’ stato tutto rose e fiori.

Il sondaggio precendente invece, chiusosi con un record di 41 voti, vi chiedeva come siete venuti a conoscenza di questo blog. Il risultato e’ stato curioso: come previsto, ha vinto il gruppo di persone che ci conosceva gia’ di persona, ma con una percentuale di solo il 44%, il che significa che piu’ della meta’ di voi ha trovato From Italia to Australia prevalentemente cercando su Internet o cliccando su dei link. Cosa, questa, che si traduce con una buona visibilita’ del sito sul Web.

E ora, per chiudere, un aneddoto inquietante successo domenica sera. La cena, abbastanza abbondante e variegata, aveva prodotto un grosso quantitativo di stoviglie e tegami sporchi, al limite della capienza dello scolapiatti. La nostra capacita’ di incastro aveva fatto si che riuscissimo a impilare abilmente il tutto. Poi, improvvisamente, mentre mi trovavo in camera e Manuel in soggiorno, ecco un’esplosione fragorosa! Un boato improvviso ha scosso la pace domestica domenicale!

Accorsi sul luogo del misfatto, abbiamo constatato increduli l’accaduto: un bicchiere, evidentemente sotto pressione, schiacciato tra una padella e una ciotola, e’ letteralmente esploso, disintegrandosi in un’incredibile quantita’ di pezzetti e riducendosi ad un mucchio di frammenti di vetro! E la cosa piu’ strana e’ che la causa non e’ stata uno smottamento o un crollo della struttura, in quanto tutto era ancora fermamente al suo posto. Dopo aver invano tentato di contattare, nell’ordine, MacGyver, Cecchi Paone e le redazioni di Misteri e Ultimo Minuto, abbiamo sgombrato la scena del delitto e deciso di archiviare il caso come X-Files

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No worries

Postato sabato 12 gennaio 2008 alle 12:55 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

L’espressione o modo di dire che da’ il titolo a questo post riassume molto sinteticamente ma abbastanza fedelmente lo stile e la filosofia di vita degli Australiani, specialmente degli Anglo (cioe’ di origine anglosassone) ma piu’ generalmente anche degli altri.

Dal momento dell’arrivo in Australia non passa molto tempo prima di sentire il primo autentico no worries, spesso accompagnato da altri pilastri della parlata informale come mate e cheers, e ci si accorge molto presto che e’ sulla bocca di tutti, autoctoni, immigrati e persino turisti. Letteralmente si traduce con qualcosa come “niente preoccupazioni” o meglio “non preoccuparti” o ancora “nessun problema” ed e’ solitamente usato come risposta a thanks, quindi come “prego”. Ma il suo significato e’ molto piu’ ampio e va oltre l’immediato uso linguistico.

Dopo qualche tempo down under ci si accorge che lo stress, la frenesia, la corsa continua, tipiche dell’Italia e del Vecchio Continente qui siano piuttosto lontane (come tutto il resto d’altronde) e che il sistema sia, con le dovute eccezioni e limitazioni, pensato per rendere la vita semplice, o comunque piu’ semplice, a chi lo popola. Mi rendo conto che dall’esterno sia difficile focalizzare il punto e capire cosa sto dicendo fino in fondo quindi vi propongo degli esempi che, come diceva il mio professore di matematica di prima superiore, non dimostrano nulla, ma almeno danno un’idea:

  • La burocrazia e’ super-snella e senza complicazioni inutili: si richiede un servizio, (si paga,) si riceve il servizio
  • Prendere aspettative o assentarsi dal lavoro per lunghi periodi non e’ difficile, non ostacolato e anzi quasi incentivato a volte: semplicemente viene impiegato qualcuno per il periodo necessario.
  • E’ normale e facile scambiare quattro chiacchiere con sconosciuti per strada o nei locali: conoscere gente nuova e’ all’ordine del giorno.

Culturalmente e strutturalmente, insomma, la vita e’ resa un po’ piu’ facile e meno incentrata sul lavoro e sullo stress che ne deriva. E, sorprendentemente, nonostante queste caratteristiche della societa’ e degli Australiani (che alcuni definiscono pigrizia), il sistema e’ in salute e l’economia tira.

Ma sarebbe ipocrita non ammettere che c’e’ un rovescio della medaglia: la voglia di non avere preoccupazioni o di farsi legare dai vincoli porta ad una tendenza ad impegnarsi di meno dal mio punto di vista, che si traduce in una sorta di volatilita’ e leggerezza (nei peggiori casi anche di superficialita’ e ipocrisia) nei confronti di cose, situazioni e persone. Molti contatti e conoscenze insomma ma poche relazioni forti.

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