Skills, English, Luck

Postato mercoledì 24 febbraio 2010 alle 12:23 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Considerazioni.

Capacità, inglese e fortuna sono, a mio avviso, le tre parole chiave per chi vuole trasferirsi con successo in Australia. Si può avere un po’ più dell’una o dell’altra ma un mix bilanciato delle tre e’ indispensabile per riuscire a integrarsi nella vita, lavorativa soprattutto, ma anche sociale di queste parti. La mancanza di una delle tre componenti rende le cose molto più difficili, se non impossibili.

L’ordine in cui le ho messe, poi, non e’ casuale. La più importante e’ sicuramente la prima, che ho chiamato capacità, termine generico che si riferisce, si, alle doti professionali ma anche a tutta una serie di abilità e risorse personali meno specifiche come impegno, tenacia, passione e via dicendo, utili in qualsiasi contesto. In sostanza, saper fare bene un lavoro e saperlo dimostrare e’ vitale.

Viene poi la conoscenza dell’idioma locale, l’inglese, molto spesso sottovalutata da chi sbarca down under la prima volta. L’errore più comune e’ pensare di sapere già bene la lingua o di aspettarsi che questa non serva poi più di tanto. Inutile dire e ridire quanto importante sia capire velocemente cosa ci viene detto e farsi capire chiaramente quando parliamo. In una parola, comunicare.

Ultimo, ma non ultimo, fattore importante sulla strada per la conquista dell’Australia - che comunque non guasta mai anche in altri ambiti - e’ un pizzico di fortuna, indispensabile per far combaciare e rendere al meglio i due ingredienti principali di cui sopra, integrandoli quando necessario col classico colpo di cu|0.

Chiaramente questi sono i requisiti ideali, se vogliamo generalizzare, e non e’ detto che si possa farcela anche in altri modi, ad esempio tramite la lunga trafila dello studio. Ma per chiunque voglia risultati e soddisfazioni in tempi brevi, le tre parole chiave da non perdere di vista sono skills, english e luck.

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Capire e farsi capire in inglese

Postato venerdì 6 novembre 2009 alle 15:11 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Considerazioni.

Imparare (bene) una lingua straniera non e’ facile. Raggiungere un livello “di sopravvivenza” e’ una cosa alla portata di molti, ma dominare una lingua come si domina la propria e’ un affare per molto pochi. Sono giunto a questa conclusione nel tempo, anche se può sembrare un concetto banale. Il punto delicato e’ proprio la differenza tra “sapere” e “sapere bene”, tra i quali c’è un abisso.

Conoscere una lingua straniera, in questo caso l’inglese, e’ tutto tranne che tradurre il proprio idioma nativo, come alcuni erroneamente pensano. Le traduzioni letterali sono spesso le meno accurate e raramente funzionano. Fellini diceva che “una lingua diversa e’ una diversa visione della vita” e mai frase fu più azzeccata. Una lingua e’ espressione di una cultura, tradizione e storia ben precise.

Pensate ai proverbi e ai modi dire, delle frasette corte ma piene di significato e riferimenti che vanno oltre le parole, abbracciando un contesto molto più ampio. Tradurre un proverbio in un’altra lingua e’ cosa molto complicata e spesso si finisce col dire “suona meglio l’originale”. Ma notare come molti modi di dire italiani abbiano un corrispettivo in inglese, simile ma diverso, e’ l’esemplificazione del pensiero di Fellini.

Al mio arrivo in Australia qualche anno fa, pensavo di avere una buona conoscenza della lingua. Vero, ma in confronto agli altri italiani. Rispetto ai madrelingua, il discorso e’ diverso. I miglioramenti linguistici che si fanno a vivere in un paese straniero, immersi nella sua cultura e vita quotidiana, sono infinitamente superiori alle due ore settimanali di inglese alle superiori, con professori italiani.

Ma arrivare ad un livello ottimo/eccellente e’ una strada lunga e faticosa. Dicono che quando si inizia a fare qualche sogno in inglese, e’ un segno che si sta progredendo sensibilmente. Resta pero’ il fatto che il pensiero sarà sempre nella propria lingua madre, no matter what (a prescindere da tutto). Lingua madre che, per molti italiani, e’ un dialetto. Ma questa e’ un’altra storia.

E’ doveroso notare comunque che per vivere e lavorare in Australia, non e’ necessaria una conoscenza perfetta della lingua inglese, ma un livello comunque soddisfacente. La cosa migliore e’ sapere poche cose ma saperle bene, invece di sforzarsi di sapere tutto, finendo per non sapere niente. Una regola semplice, valida anche in altri aspetti della vita, ma che può fare la differenza.

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La questione del nome

Postato martedì 10 marzo 2009 alle 14:15 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Avere un nome come il mio in un paese di lingua inglese a volte può essere problematico. Mi sono infatti accorto che il modo in cui si pronuncia correttamente in italiano e’ quasi sempre indigesto agli australiani, che riescono a dirlo in svariati e comici modi, ma sistematicamente non in quello giusto. E con i non australiani non va tanto meglio, anche se in questo caso le correzioni sono recepite abbastanza agevolmente. Ecco un breve elenco delle pronunce più comuni (e sbagliate) che mi capita di sentire:

  1. Lùsio. Di gran lunga la più usata dai madrelingua inglese, visto che la c prima della i si pronuncia s. Popolarità: 45%. Irritazione del sottoscritto: 2/5.
  2. Luci-o. Evoluzione della seguente per gli australiani in seguito alla mia pronta correzione. Peccato pero’ che pronuncino chiaramente la i invece di fare della seconda sillaba un unico suono. Popolarità: 40%. Irritazione: 1/5.
  3. Lusìo, Lucìo. Vedere la prima, notevolmente peggiorata pero’, visto l’accento sulla i invece che sulla u. Popolarità: 5%. Irritazione: 4/5.
  4. Luto, Luco. Questa e’ specifica degli interlocutori asiatici, giapponesi e coreani su tutti, che inspiegabilmente capiscono cosi’ anche dopo alcune ripetizioni al rallenty. Popolarità: 4%. Irritazione: 3/5.
  5. Lùscio. Pronuncia tutta italiana, anzi laziale. Usata da famosi personaggi come Sojola, Logomaco e Maurizio Costanzo. Popolarità: 4%. Irritazione: 0/5.
  6. Lucy. Incredibilmente al lavoro una volta ho ricevuto una mail di risposta da qualcuno che mi ha chiamato cosi’ nonostante nella mia prima mail mi fossi firmato correttamente. No comment. Popolarità: 1%. Irritazione: 6/5.

Tristemente, oltre ad essere un nome poco comprensibile per gli anglosassoni, Lucio non ha neanche una diretta traduzione in inglese, rendendo la questione ancora più spinosa. Spulciando in qualche dizionario o sito specializzato in nomi, saltano fuori trasposizioni tipo Lucius o Lucian ma, con tutto il rispetto per chi si chiama cosi’, preferisco tenermi il mio nome e lottare giorno dopo giorno per la pronuncia perfetta.

Recentemente, per provare a far breccia nelle menti di coloro i quali pensano in inglese, cioe’ la maggioranza a Sydney ovviamente, ho cambiato strategia. Invece di ripetere la pronuncia corretta n volte (con n > 5), inizio a dire di pensare al mio nome come se fosse scritto Lucho, visto che in inglese ‘cho’ si pronuncia proprio come ‘cio’ in italiano. Non vorrei illudermi troppo, ma pare stia funzionando.

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Risultati IELTS test

Postato venerdì 22 agosto 2008 alle 15:08 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Circa quattro mesi fa, avevo sostenuto l’IELTS test - standard riconosciuto da molti paesi per valutare il livello di conoscenza della lingua inglese - promettendo di farvi sapere l’esito non appena avessi ricevuto il risultato. Da allora, poi, non ne ho più parlato. Non me ne sono dimenticato, anzi, ma ci sono stati degli eventi che hanno posticipato questo post di qualche mese. Ecco la cronaca.

Tutto e’ iniziato circa due settimane dopo aver fatto l’esame, a fine maggio, quando ho ricevuto per posta la lettera con il seguente risultato ufficiale: Ascolto 8.5, Lettura 6.5, Scrittura 6.5, Conversazione 7, per una media di 7 su una scala, ricordo, che va da 1 a 9. Seppur felice per l’esito positivo, non ero totalmente soddisfatto e un po’ perplesso per come erano andate lettura e scrittura, un po’ al di sotto delle mie aspettative. Specialmente la prima, di due punti inferiore all’ascolto, nella quale a caldo pensavo di aver ottenuto il punteggio migliore.

Ho cosi’ deciso, dopo essermi accertato con la segreteria che non ci fosse stato nessun errore di stampa, di fare appello e richiedere una nuova correzione del test, per la modica cifra di 176 AUD, comunque rimborsabili in caso di esito positivo. A meta’ Giugno quindi, con l’aiuto del buon Manuel, ho presentato la documentazione per l’appello e pagato la tariffa, con una stima di circa sei settimane per il risultato definitivo.

La settimana scorsa, quindi, ho finalmente ricevuto la lettera contenente l’esito della revisione: il punteggio della prova di scrittura e’ diventato 7 mentre la lettura e’ rimasta invariata a 6.5, con conseguente bonifico sul mio conto del rimborso dell’appello. Speravo di aver ottenuto un miglioramento in entrambe le prove ma non e’ successo, a significare che la lettura era molto piu’ ostica di quello che pensavo, anche se tutto sommato la nuova media di 7.5 non e’ da buttare via.

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IELTS test

Postato venerdì 9 maggio 2008 alle 14:40 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Domani e’ sabato, giorno notoriamente dedicato al riposo, soprattutto mattutino. E invece questa volta la sveglia suonera’ molto presto, addirittura prima dei giorni feriali. Il motivo e’ nobile: devo svolgere il test d’inglese IELTS (International English Language Testing System) alla UTS, University of Technology di Sydney.

L’IELTS e’ uno dei piu’ importanti e diffusi sistemi di certificazione della conoscenza della lingua inglese come lingua straniera ed e’ riconosciuto in tutti i maggiori paesi anglofoni. Molte prestigiose universita’ e grosse compagnie si affidano a questo test per accogliere nuove leve provenienti da nazioni dove l’inglese non e’ la prima lingua.

Il test puo’ essere di due tipi, Academic o General training, e si compone di quattro sezioni: listening, reading, writing e speaking (ascolto, lettura, scrittura e conversazione) ognuna delle quali ottiene un voto separato. La media aritmetica dei quattro voti e’ il risultato finale del test.

Il punteggio finale ottenuto dal candidato va poi a collocarsi in una fascia che varia da 1 - Non User a 9 - Expert User, ossia da conoscenza quasi nulla fino a livello madrelingua. Il confronto con i livelli di altri test come il Cambridge ESOL e il Council of Europe e’ difficile ma, in linea di massima, un IELTS 7.5-8 corrisponde ad un ESOL CPE e ad un CoE C2 mentre un 6.5-7 e’ assimilabile ad un CAE e ad un C1 rispettivamente.

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