Big news, pt. 1

Postato giovedì 9 dicembre 2010 alle 15:40 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Queste ultime settimane, oltre ad essere state particolarmente impegnative ed intense da un punto di vista lavorativo, hanno anche portato qualche importante novità nella mia vita a Sydney, tre per la precisione. La prima sarà svelata tra pochissimo, mentre per le altre due bisognerà aspettare un po’ di più…

Ieri, ad un anno di distanza dall’aver ottenuto la residenza permanente australiana e dopo oltre quattro da quel lontano ottobre 2006 in cui siamo sbarcati down under, ho ufficialmente fatto richiesta per la cittadinanza, ultimo step nel processo di naturalizzazione.

Processo che consiste di tre fasi: prima prepararsi per un test su valori, usi e costumi australiani, seconda presenziare alla cerimonia ufficiale dove si canta l’inno e si giura fedeltà alla Regina e terza richiesta del passaporto australiano.

Naturalmente il procedimento non sarà dei più veloci e anche in questo caso una buona dose di scartoffie, attese varie e tariffe da pagare e’ garantita. Se tutto va bene, da qui a sei mesi dovrei aver completato il tutto, secondo le ultime stime dell’Immigrazione.

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Skills, English, Luck

Postato mercoledì 24 febbraio 2010 alle 12:23 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Considerazioni.

Capacità, inglese e fortuna sono, a mio avviso, le tre parole chiave per chi vuole trasferirsi con successo in Australia. Si può avere un po’ più dell’una o dell’altra ma un mix bilanciato delle tre e’ indispensabile per riuscire a integrarsi nella vita, lavorativa soprattutto, ma anche sociale di queste parti. La mancanza di una delle tre componenti rende le cose molto più difficili, se non impossibili.

L’ordine in cui le ho messe, poi, non e’ casuale. La più importante e’ sicuramente la prima, che ho chiamato capacità, termine generico che si riferisce, si, alle doti professionali ma anche a tutta una serie di abilità e risorse personali meno specifiche come impegno, tenacia, passione e via dicendo, utili in qualsiasi contesto. In sostanza, saper fare bene un lavoro e saperlo dimostrare e’ vitale.

Viene poi la conoscenza dell’idioma locale, l’inglese, molto spesso sottovalutata da chi sbarca down under la prima volta. L’errore più comune e’ pensare di sapere già bene la lingua o di aspettarsi che questa non serva poi più di tanto. Inutile dire e ridire quanto importante sia capire velocemente cosa ci viene detto e farsi capire chiaramente quando parliamo. In una parola, comunicare.

Ultimo, ma non ultimo, fattore importante sulla strada per la conquista dell’Australia – che comunque non guasta mai anche in altri ambiti – e’ un pizzico di fortuna, indispensabile per far combaciare e rendere al meglio i due ingredienti principali di cui sopra, integrandoli quando necessario col classico colpo di cu|0.

Chiaramente questi sono i requisiti ideali, se vogliamo generalizzare, e non e’ detto che si possa farcela anche in altri modi, ad esempio tramite la lunga trafila dello studio. Ma per chiunque voglia risultati e soddisfazioni in tempi brevi, le tre parole chiave da non perdere di vista sono skills, english e luck.

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Conferenza Giovani Italiani Australia

Postato martedì 15 dicembre 2009 alle 14:12 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Qualche settimana fa sono stato invitato da un amico alla conferenza annuale della GIA – Giovani Italiani Australia – un’associazione che ha lo scopo di mettere in contatto i giovani australiani di origine italiana e di promuovere eventi e incontri per favorire lo scambio di informazioni ed esperienze con i loro coetanei italiani che si trovano in Australia, come il sottoscritto e molti altri.

La conferenza – svoltasi in due hotel in città e alcune location a Leichhardt durante tutto un weekend – ha raccolto l’adesione di molti giovani e associazioni satellite dei vari stati australiani, nonché di personalità di spicco come il console italiano a Sydney, un rappresentante dell’ambasciata italiana a Canberra e un paio di parlamentari italo-australiani, tutti accomunati dalle stesse radici italiche.

La mia presenza e’ stata limitata a parte della giornata di sabato, dedicata a temi interessanti come l’identità sospesa a meta’ tra Australia e Italia di questi giovani, le aspettative dei loro genitori riguardo tematiche delicate come il matrimonio e la loro interazione con i molti ragazzi italiani che sono arrivati negli ultimi anni in vacanza-lavoro in Australia. Tra gli eventi che mi sono perso: il sabato sera con cena di gala e musica italiana al Marriott e un’intera domenica di tipici giochi italiani come la briscola e le bocce a Leichhardt.

Come detto, il focus principale della conferenza e della GIA e’ stato ed e’ sui giovani italo-australiani e su argomenti cari ad essi – quasi tutti ragazzi e ragazze bilingue, con doppia nazionalità e di origine meridionale – ma gli incontri sono stati molti utili anche per me e per gli altri italiani presenti, interessati a capire il punto di vista e le opinioni dei nostri coetanei nati e cresciuti down under ma con il Belpaese nel cuore.

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Australian Permanent Residency

Postato martedì 8 dicembre 2009 alle 9:59 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Alla fine e’ arrivata. Per scaramanzia non avevo mai scritto nulla sul blog a riguardo e gli scongiuri hanno portato bene. Come alcuni di voi sapranno già, lo scorso week-end ho fatto un viaggetto veloce in Nuova Zelanda. Non per ferie, non per lavoro ma per farmi finalmente dare la permanent residency al consolato australiano di Auckland. Facciamo un salto indietro nel tempo per vedere com’è andata.

Documenti, documenti, documenti

Tutto inizia nei primi mesi del 2008, quando decido di provare a fare richiesta per la residenza tramite il programma Skilled Indipendent, che mi permette di ottenere il visto permanente a patto di raggiungere almeno 120 punti e di avere una professione richiesta in Australia. Il passo successivo e’ quello di raccogliere – e tradurre – tutti i (molti) documenti necessari per arrivare al punteggio minimo. Oltre alle scartoffie e’ fondamentale anche passare il test d’inglese IELTS e farsi accreditare come “informatico” da un ente apposito.

Application

Il processo descritto sopra si rivela ostico e abbastanza lungo. Tra una cosa e l’altra riesco a fare ufficialmente richiesta solo a fine agosto, dopo mesi di preparazione e inghippi. A quel punto, il più pare fatto e ora si tratta solo di aspettare notizie dall’Immigrazione, cosa che secondo le stime ufficiali non avverrà prima di un anno. Tempi dilatati, ma almeno c’è una data stimata: agosto 2009. Gli esami medici sono l’unica cosa che mi manca ma non posso farli finché non me lo dicono loro.

Crisi economica

A gennaio 2009, all’apice della crisi finanziaria globale, il governo australiano decide (giustamente?) di rivedere le sue politiche di immigrazione, di fatto tagliando il numero di ingressi nel paese per far fronte ad una domanda più debole. La conseguenza diretta per me e’ che le richieste di residenza vengono divise in 5 categorie, in base alla priorità. La mia purtroppo finisce nell’ultima – e meno importante. Risultato: la stima iniziale di un anno per la consegna del visto salta e ora non c’è più una data ultima.

Giro del mondo

“Poco male”, penso speranzoso tra me e me. E invece a luglio l’Immigrazione conferma le regole introdotte a gennaio, e ora si parla di fine 2010 per avere una risposta. Questa notizia non ci voleva e purtroppo come conseguenza sono costretto, consigliato anche da amici, a rinunciare al viaggio intorno al mondo che avevo già prenotato e abbondantemente pianificato. Troppo rischioso partire e tornare poi 6 mesi dopo senza il visto in mano. Questo il prezzo che devo pagare adesso per la libertà futura.

Lieto fine

Il problema ora e’ di trovare un modo per velocizzare il processo. E la soluzione arriva dall’agenzia di collocamento che mi ha sponsorizzato, che “generosamente” si offre di estendere la sponsorship alla permanent residency, sfruttando il fatto che a settembre avrò già lavorato per loro per almeno due anni. La nuova application, che sostituisce quella originale, parte quindi a inizio ottobre e in soli due mesi ottengo il tanto agognato visto, storia appunto di pochi giorni fa.

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Vivere da ospiti: le fasi cruciali

Postato venerdì 27 marzo 2009 alle 15:20 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Che lo si voglia o no, vivere in una città straniera per un periodo più lungo di una semplice vacanza, comporta qualche inevitabile conseguenza. Prima, e secondo me innegabile: si e’ (e si sarà sempre) degli ospiti, anche dopo anni. Quello che cambia e’ invece la percezione della nazione – e relativa popolazione – che ti ospitano. Durante la mia esperienza, finora, ho individuato tre fasi distinte per descrivere questa relazione.

Tutto rose e fiori

Appena si arriva in un posto tanto desiderato, la prima reazione e’ spesso di essere in paradiso. Tutto e’ bello, interessante, funzionante, attraente, facile, nuovo. Questo e’ quello che ho pensato anch’io, tutto rose e fiori. Talmente perfetto che, al confronto, il proprio paese di origine sembra una sorta di terzo mondo preistorico, dove tutto e’ invece l’opposto, brutto, noioso, vecchio. Inevitabile quindi un senso, più o meno manifesto, di rifiuto e ripudio della patria. Il vecchio adagio “chi molla la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova” non ha riscontri e si vuole solo andare avanti a tutta senza mai voltarsi indietro.

Pesce fuor d’acqua

Quello che succede dopo un po’ di tempo, pero’, e’ una sorta di reazione allergica o di indigestione dopo aver mangiato troppe caramelle. Buone si, ma meglio non esagerare. La sensazione principale e’ di rigetto, estraneità, nostalgia per la vecchia vita e la propria città, come un pesce fuor d’acqua insomma. Nel mio caso, questo e’ coinciso e ha avuto il suo apice con il primo viaggio di ritorno in Italia, dopo quasi un anno di full immersion australiana. Rivedere gli amici, la famiglia, i posti conosciuti e familiari, tutto esattamente come prima, mi ha fatto riconsiderare la bontà di quello che stavo facendo. A quel punto, pero’, la testa ha avuto il sopravvento sul cuore: avevo un progetto e dovevo continuare.

Equilibrio

Dopo essere passati da un estremo all’altro, prima l’amore e poi l’odio (quasi), la terza fase e’ quella della via di mezzo o, se vogliamo usare una parola inflazionata ma tremendamente significativa, del compromesso. L’approccio verso il paese ospite, i suoi abitanti, usi e costumi, e’ più razionale e bilanciato, si vedono si i pregi ma anche i difetti e si impara a reagire di conseguenza. Si prende quello che c’è di buono e allo stesso tempo si da’ il proprio contributo, cercando di trovare un equilibrio. Equilibrio che ha tutti i vantaggi del mondo, tranne quello fondamentale di facilitare la scelta definitiva che un giorno dovrà per forza essere fatta.

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