Primo Italiano

Postato lunedì 25 maggio 2009 alle 14:11 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Ieri si e’ svolta la quinta edizione del Primo Italiano festival, evento che celebra cultura, cucina, musica e tutto ciò che e’ italiano, in Australia. La “sagra” si e’ tenuta a East Sydney, quartiere centrale le cui Stanley, Riley e Yurong Street ospitarono negli anni Sessanta i primi immigrati italiani in questo angolo di mondo.

Complice anche la bella giornata con temperature molto invitanti e i vari spettacoli di intrattenimento – tra cui anche un matrimonio all’italiana, vero o finto non si sa – la gente si e’ riversata in massa nelle stradine sopracitate, ormai quasi del tutto spopolate degli immigrati originali, trasferitisi altrove o passati a miglior vita.

Assieme a quella che si tiene in Norton St a Leichhardt – la vera “Little Italy” di Sydney – questa manifestazione e’ la più importante per gli amanti del Belpaese e delle sue eccellenze, tra cui ovviamente il cibo. Gli stand gastronomici hanno infatti registrato il pienone ieri, con abbondanti attese prima di riuscire a mettere qualcosa sotto i denti.

Dopo la toccata e fuga dell’anno scorso, stavolta sono riuscito a restare per gran parte del pomeriggio a gironzolare per gli stand e i baretti. Con me una nutrita truppa di amici e conoscenti, principalmente italiani. Tante anche le persone che ho incontrato per caso alla festa, segno tangibile che Sydney sta diventando sempre piu’ piccola.

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Gelato al cioccolato

Postato martedì 11 novembre 2008 alle 14:17 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

“Gelato al cioccolato, dolce un po’ salato” cantava il buon Renato Zero Pupo negli anni d’oro. Certo, prendere un gustoso e fruttato cono con due palline – un classico – per scoprire che, invece di zucchero, il gelataio ha sbadatamente usato il sale, non e’ proprio il massimo. Ma che dire dell’agghiacciante sensazione che si avrebbe nell’assaggiare il proprio gelato per scoprire, inorriditi, che odora e sa di feci (leggesi merda)?

Lo scorso 5 ottobre la famiglia Whyte – Mr, Mrs e i loro tre bambini – in occasione della finale del campionato di rugby, decidono di mangiare al Coogee Bay Hotel, locale molto conosciuto situato nell’omonima spiaggia. Dopo un pasto non eccezionale e un servizio altrettanto approssimativo, si lamentano con lo staff per il trattamento ricevuto e come risposta ottengono – gratis – una coppa gigante di gelato, al gusto di vaniglia e cioccolato.

La prima ad avventarsi sul prelibato dessert e’ la signora Whyte, che prende una bella cucchiaiata di cioccolato e lo gusta a piene papille gustative. Ma il raccapriccio e’ immediato: la sensazione e’ proprio quella – orribile – di aver ingerito della cacca. La donna sputa subito quello che ha in bocca su un tovagliolo e fatica a contenere un conato di vomito mentre il marito e i figli reagiscono istericamente.

Si scopre poi nelle settimane seguenti che, dopo aver fatto analizzare un campione di “gelato”, si tratta proprio di tracce di feci umane quelle riscontrate, con successiva fuga di notizie su tutti giornali. Di conseguenza, la reputazione e gli introiti del locale, che aveva cambiato gestione poco tempo prima, con un ingente investimento da parte dei nuovi proprietari, naturalmente crollano.

Secondo alcune voci che si sono rincorse recentemente, il tutto e’ nato come uno scherzo di cattivo gusto da parte di un membro dello staff nei confronti di un altro. Il gelato incriminato non sarebbe mai dovuto uscire dalla cucina e tantomeno arrivare sul tavolo di un cliente. Cliente che ora sta agendo per vie legali, chiedendo un rimborso tutt’altro che simbolico.

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Conigli in Australia

Postato lunedì 26 maggio 2008 alle 15:25 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Qualche tempo fa in ufficio stavo parlando del piu’ e del meno con una mia collega, che ad un certo punto mi dice, con un’espressione un po’ stupita, di aver visto in tv una ricetta italiana per cucinare il coniglio. Come molti sanno, assieme alla lepre, il coniglio e’ una specialita’ culinaria del Veneto e gli allevamenti sono a migliaia. In Australia, invece, non solo non si usa mangiarne la carne ma l’animale ha anche una connotazione negativa o addirittura pestilenziale. Ecco perche’.

I conigli, originariamente assenti dalla fauna autoctona australiana, sono stati introdotti nel sud del Paese da un certo Thomas Austin, colono inglese con l’hobby della caccia, che nel 1859 si fece mandare dalla madrepatria 24 conigli e alcuni altri animaletti, con l’obiettivo di creare una piccola comunita’ locale per tenere viva la sua passione, grazie anche ai contadini della zona che faranno lo stesso in seguito.

Ora, e’ risaputo che i conigli sono creature estremamente prolifiche e grazie agli inverni miti e all’abbondanza di coltivazioni nella regione, la loro diffusione e’ stata rapida e incontrastata, a causa anche dell’assenza di predatori naturali. A dieci anni di distanza dalla loro introduzione in Australia, se ne uccidevano ogni anno almeno due milioni, senza conseguenze visibili sulla popolazione totale. Quindi ce n’erano molti di piu’.

I danni ai raccolti e nei confronti degli altri piccoli mammiferi sono stati catastrofici fin da subito e si calcola che almeno una specie su otto si sia estinta a causa della presenza dei conigli. Il numero delle piante a farne le spese invece e’ tutt’ora sconosciuto. Alla luce di questi dati gravissimi, il governo e’ corso ai ripari con una serie di provvedimenti che spesso pero’ si sono rivelati insufficienti.

All’inizio si era costruito un lunghissimo recinto per contenerli, che pero’ non faceva i conti con la loro abilita’ nel saltare e nello scavare buche. Poi si era pensato di distruggerne le tane, avvelenarli o piazzare delle trappole, ma il numero totale delle morti era sempre inferiore alle nascite. Finche’ attorno al 1950, quando la popolazione stimata si aggirava sui 600 (seicento) milioni, si e’ deciso di introdurre una malattia genetica che li ha ridotti ai circa 200-300 milioni del giorno d’oggi.

Tuttavia, nonostante siano considerati una vera e propria piaga, i conigli in Australia sono stati una preziosa risorsa alimentare durante gli anni della Depressione, quando venivano dati in pasto ai cani da lavoro e le loro pelli vendute sui mercati. Questa connotazione di “cibo dei poveri” e’ vivissima nell’immaginario collettivo degli australiani e di sicuro non troverete mai carne di coniglio ad un barbeque. Stasera mangiamo pesce, va…

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Yum cha

Postato venerdì 4 aprile 2008 alle 15:18 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Ieri ho pranzato per la prima volta con alcuni colleghi in un ristorante Yum cha. Il termine, in cinese cantonese, significa letteralmente “bere the” e si riferisce all’abitudine degli abitanti della Cina meridionale e delle provincie autonome di Hong Kong e Macao, le zone dove il cantonese e’ piu’ diffuso, di sorseggiare the’ mentre mangiano vari tipi di cibo servito in piccole porzioni su altrettanto piccoli piattini. Il ristorante a prima vista si presenta come molti altri, ma una volta accomodati al tavolo ci si accorge di alcune peculiarita’.

Il the, punto focale del pasto, viene servito immediatamente, ovviamente bollente, in una piccola coppetta, parte del set di “utensili” a disposizione del cliente, assieme alle onnipresenti bacchette, di plastica per i cinesi, ad un piattino, un tovagliolo e agli stuzzicadenti. Dovete sapere infatti che usare uno stuzzicadenti e’ comunemente accettato e incoraggiato, visto che i cinesi ritengono che il sapore di una portata non debba influenzare la degustazione di quella successiva e anche perche’ certi tipi di cibo sono veramente impossibili da arpionare con le bacchette!

Sul tavolo poi non ci sono menu’ (teoricamente) e nessuno passa a prendere le ordinazioni. I vari piatti e piattini infatti sono gia’ pronti e girano per il ristorante su degli appositi carrelli spinti dai camerieri che a richiesta vi informeranno sulle pietanze esposte, molto spesso difficili da riconoscere ad occhio nudo. Non che il nome, ovviamente cinese, aiuti piu’ di tanto e spesso si finisce a ordinare a naso (o a caso).

Il tipo di cibo che viene servito e’ molto vario e comprende verdure bollite, pesce, carne alla griglia e tutta una serie di combinazioni strane tra i tre elementi sopracitati a formare ignote specialita’ cinesi. Il tutto contornato da una discreta varieta’ di salsine e spezie e accompagnato dal the. In base a cio’ che si sceglie, un timbro viene posto sul biglietto di cui ogni tavolo dispone, continuando cosi fino a sazieta’ o esaurimento fondi.

Non essendo io un estimatore del cibo cinese, a cui preferisco altre cucine orientali tipo giapponese e thai, non ero mai stato attratto dallo Yum cha, nonostante il ristorante molto vicino a dove lavoro. Tutto sommato pero’ non mi e’ dispiaciuto e sono sicuro che, dopo qualche necessario esperimento per scoprire cosa piace e soprattutto cosa si mangia, non sia difficile apprezzare questo tipo di cucina asiatica.

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AUS vs ITA ep. 2 – Cibo

Postato venerdì 29 giugno 2007 alle 17:08 da Lucio.  Stampa.
Categoria: AUS vs ITA.

Lo so cosa state pensando voi compatrioti italiani. "Non c'e' assolutamente partita! Il nostro cibo e' il migliore al mondo, pasta, pizza, caffe' e gelato sono pilastri della nostra cultura e tradizione culinaria. Non provare a fregarci!". Avete perfettamente ragione e non posso che essere d'accordo con tutti voi. Ma sorprendentemente e inaspettamente vi confido che l'Australia non e' molto lontana dai primi posti della classifica. Sicuramente sopra ad altre grandi nazioni anglosassoni come Stati Uniti e Gran Bretagna.

Naturalmente anche qui la cultura del fast food e degli hamburger ha attecchito e si e' diffusa, ma la situazione non e' ancora precipitata come da altre parti. Inoltre ho notato che gli australiani in generale sono molto attenti a cosa mangiano e hanno una specie di fissa per i cibi salutari e poco grassi. Da questo ne consegue che i ristoranti, seguendo e adeguandosi ai gusti dei propri clienti, migliorano di conseguenza il livello dei propri prodotti.

Un punto a favore dell'Australia in questo confronto con l'Italia sul cibo e' la varieta' di cucine disponibili. E non mi riferisco a quelle della Scavolini. Come si sa la terra dei canguri, e in particolare Sydney, ospita una grande e variegata quantita' di immigrati da tutto il mondo, molti di questi di recente immigrazione. Tutta questa gente ovviamente porta con se' il proprio bagaglio di tradizioni, usi e costumi tra cui anche le specialita' alimentari, mettendole di fatto a disposizione della comunita' con l'apertura di ristoranti e bar. Giapponese, libanese, spagnola, vietnamita, indiana, coreana, thai non sono le nazionalita' delle varie ragazze che ho avuto ma solo alcune delle cucine che ho provato finora, tra le tante disponibili, a prezzi molto accessibili e con molta soddisfazione tra l'altro.

In conclusione, posso dire che quando nel piatto c'e' una pasta al pomodoro o una pizza margherita, il risultato e' gia' scritto a favore del Belpaese prima di prendere in mano la forchetta. Quando invece si vuole sperimentare qualcosa di nuovo, varcando per una volta i confini delle italiche specialita', ecco che l'Australia supera in scioltezza l'Italia grazie alla enorme e diversificata offerta di piatti da ogni angolo del globo.

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