Civiltà Australiana #008

Postato venerdì 30 ottobre 2009 alle 13:50 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Ritorna dopo qualche mese questa rubrica del blog che mette in risalto i pregi della cultura australiana con un episodio successo al lavoro qualche giorno fa. Un pomeriggio verso le 15 la direttrice ci fa riunire tutti fuori dal suo ufficio per un annuncio importante, cosa un po’ inusuale visto che di solito le comunicazioni vengono propagate in modo più gerarchico e indiretto. Subito prende la parola una signora dal viso familiare ma che lavora in un’altra divisione del Ministero.

“Salve a tutti, vi rubo solo 5 minuti per avvisarvi che una vostra collega che lavora anche lei all’ottavo piano ha quasi ultimato il processo di cambio di sesso e a partire da lunedì prossimo sarà ufficialmente e legalmente maschio. Il suo nome cambierà da Lindy a Mark (inventati) e tra le conseguenze ci sarà ovviamente il fatto che inizierà ad usare il bagno dei maschi invece di quello delle femmine. Se qualcuno dovesse avere problemi o non si sentisse a suo agio con questa situazione, venga a parlare con me. Grazie.”

Qualche faccia stupita, qualche risolino, le solite battutine maliziose da parte dei soliti burloni si sono sì viste e sentite dopo l’annuncio, ma i più non hanno fatto una piega, a dimostrare ancora una volta l’apertura mentale e i pochi pregiudizi degli australiani, anche di fronte ad una cosa “non convenzionale” come questa. Da apprezzare secondo me anche la decisione da parte dell’interessata di uscire allo scoperto cosi, anche se qualche dubbio già ce l’avevamo vista la sua figura decisamente mascolina.

In questi ultimi mesi infatti avevamo notato questa persona non molto alta, sempre vestita da uomo in giacca e cravatta ma dai tratti decisamente effeminati, tali da rendere obiettivamente difficile capire di quale sesso fosse. Nel mio team, dopo lunghi conciliaboli in materia, eravamo ormai convinti si trattasse di un ragazzo sui vent’anni, dalle caratteristiche poche mascoline, ma comunque maschio. La smentita e’ arrivata quando lui/lei e’ stato avvistato nel bagno delle donne, fugando quindi ogni dubbio, fino al recente annuncio.

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Please & Thank You

Postato venerdì 29 maggio 2009 alle 15:39 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Alcuni dei pregi migliori degli australiani sono senza dubbio gentilezza, cordialità e disponibilità. Tre qualità che influenzano più la forma che la sostanza ma che sono decisamente benvenute e apprezzate. E non e’ difficile accorgersene, visto l’uso abbondante che viene fatto delle due paroline magiche – troppo spesso dimenticate dalle nostre parti – please e thank you, che probabilmente chiunque riesce a tradurre in “per favore” e “grazie”.

Il loro uso e’ talmente regolare e sistematico che quando succede che ci si dimentica di dirle o di sentirle dire dal proprio interlocutore, si nota subito che manca qualcosa, che la frase e’ monca o incompleta. Lo stesso capita in ufficio quando si scrivono e ricevono email, il “per cortesia” incluso nella richiesta e il “grazie” anticipato sono praticamente d’obbligo, pena una brutta figura indesiderata.

Dopo quasi tre anni di permanenza in terra australiana, i due vocaboli sono entrati stabilmente anche nel mio dizionario ma inizialmente ero un po’ perplesso sul loro utilizzo esagerato. Ad esempio, pensavo che in un ambiente lavorativo non fosse necessario per un capo essere cosi cortese con i suoi sottoposti – forse a causa di qualche memoria italiana – ma mi e’ stato spiegato che, se il “per piacere” viene omesso, la richiesta suonerebbe più come un ordine.

Mi ricordo chiaramente un aneddoto durante il mio primo viaggio di ritorno in Italia nel 2007. Mentre stavo facendo shopping al duty free di Malpensa, chiedendo ad una commessa di provare dei profumi, mettevo un “per favore” – o una delle sue varianti – alla fine di ogni domanda, provocando un’espressione stupita sul suo volto, forse non abituato a tanta cortesia. Purtroppo (o per fortuna) mi sono re-italianizzato subito dopo.

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Civiltà Australiana #007

Postato giovedì 9 aprile 2009 alle 13:58 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Ieri pomeriggio mi sono recato in banca per cambiare un po’ di moneta che avevo collezionato nel tempo, come un bravo pensionato che non ha niente da fare se non contare le monetine impilate in cumuli da dieci. Non contento, ho anche usato i sacchettini specifici forniti dalla banca per velocizzare le operazioni una volta sul posto. Viva l’organizzazione, insomma.

Entro dunque in filiale e mi metto in coda per gli sportelli. Subito il responsabile clienti – o qualcosa del genere – mi si avvicina notando le monetine e mi invita gentilmente ad usare la loro nuova macchina, preposta appunto al conteggio e impacchettamento delle monetine. Alla mia obiezione “gia’ fatto”, si scusa altrettanto cordialmente, premurandosi di farmi riavere il posto in fila che nel frattempo avevo perso.

Al termine delle mie operazioni allo sportello, poi, mi giro per uscire e chi mi trovo li che mi aspetta? Il responsabile di prima che si assicura che abbia fatto tutto e sia soddisfatto del servizio, sempre con estrema gentilezza. A quel punto, le opzioni sono due: o ci sta provando o trattasi di Customer Service con le maiuscole, piu’ regola che eccezione da queste parti.

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Civiltà Australiana #005

Postato martedì 9 dicembre 2008 alle 15:10 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Oggi a pranzo non ho mangiato uno dei soliti piatti di uno dei food courts nei dintorni dell’ufficio. Con i colleghi del mio team abbiamo invece organizzato qualcosa di alternativo. Uno di loro, proveniente del Bangladesh e quindi musulmano, ha avuto infatti la bella idea di cucinare per tutti quanti per celebrare un’importante festa islamica, l’Eid al-Adha – il Festival del Sacrificio.

L’evento ricorda il famoso passaggio del Corano (e anche della Bibbia) in cui Abramo e’ disposto a sacrificare il figlio Ismaele per soddisfare il volere di Dio, che pero’ alla fine risparmia il ragazzo e offre un agnello in sacrificio. I musulmani di tutto il mondo, dunque, in questo giorno, festeggiano la ricorrenza cucinando carne per parenti e amici.

La location del pranzo era il terrazzo con vista mozzafiato sul CBD della casa di un altro dei miei colleghi, che abita a pochi passi dall’ufficio, con i rimanenti profani – tra cui il sottoscritto – a contribuire al banchetto sotto forma di bevande. Il cibo era veramente prelibato e abbondante, al punto che ci siamo chiesti come avesse fatto il nostro generoso collega a cucinarlo in tempo e a portarlo da casa.

Quando si e’ scoperto che si e’ fatto una maratona notturna dall’una alle otto del mattino per preparare i piatti e ha poi preso un taxi alla modica cifra di 70$ per portare il tutto al lavoro, ci siamo offerti all’unanimità di metter un tot a testa per coprire le spese e il disturbo. Non avevamo pero’ fatto i conti col suo testardo e prolungato rifiuto ad accettare i nostri soldi, al punto che, almeno personalmente, avrei lasciato perdere per non infastidirlo.

Ma colleghi e colleghe australiani insistevano che it’s not fair – non e’ giusto – e hanno quindi proposto di mettere segretamente insieme una somma necessaria a prendergli un regalino natalizio per ringraziarlo. Un’idea carina all’insegna del “fare le cose fatte bene” che ha messo d’accordo tutti, sperando che faccia piacere anche a lui, il nostro cuoco provetto.

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Civiltà Australiana #004

Postato venerdì 7 novembre 2008 alle 11:15 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Qualche tempo fa, come spesso accade nelle serate infrasettimanali, ero nella fidata palestra Fitness First di North Sydney che mi allenavo. A fine allenamento, dopo aver apprezzato una buona doccia rigenerante, mi sono vestito, ho raccattato le mie cose e sono uscito in direzione stazione del treno. E fin qui niente di strano.

Una volta a casa, mentre sistemavo la borsa, mi sono accorto di aver lasciato lo shampoo – tra l’altro comprato due giorni prima – in palestra, nella doccia probabilmente. Anni e anni in giro per spogliatoi di calcio e tennis mi hanno insegnato che in questi casi le probabilità di ritrovare l’oggetto dimenticato si contano su una mano. Non avevo speranze insomma.

Il giorno seguente, quando sono tornato in palestra, come previsto, lo shampoo era scomparso dalle docce, “per finire in chissa’ quale borsa”, ho pensato. Per scrupolo, ho controllato anche in reception se ci fosse quello che cercavo e, miracolo, ecco che la tipa me lo consegna dicendomi che qualcuno l’aveva trovato e portato li durante la giornata. Anche questa e’ Australia.

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