Digitale o analogico?

Postato lunedì 25 gennaio 2010 alle 10:44 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Considerazioni.

Digitale e analogico: metafora per la vita

Il titolo di questo post e’ una citazione di Mirko, un amico sbarcato recentemente in Australia dopo un paio di mesi in giro per la Cina, dove tra le altre cose ha avuto modo di fare la conoscenza di una delle culture asiatiche più antiche, affascinanti e controverse. Cosa centra quindi il titolo con la Cina, ma più in generale con l’Oriente?

Chi ha fatto degli studi vagamente tecnici (ma non dovrebbe essere un concetto estraneo neanche a tutti gli altri), probabilmente saprà qual e’ la differenza tra digitale e analogico. Nel primo caso, l’informazione si rappresenta con un numero finito e circoscritto di elementi mentre nel secondo gli elementi sono potenzialmente infiniti.

Concetto astratto ma esemplificabile nel modo seguente. Prendete il volume di uno stereo: alcuni apparecchi hanno la classica manopola (analogico) mentre altri le “tacche” o “freccette” (digitale). In entrambi i casi abbiamo un range da 0 (muto) a 100 (massimo), ma con la manopola possiamo (virtualmente) avere infiniti valori di volume mentre con le tacche “solamente” cento. Insomma, in un sistema digitale tra un valore e quello seguente non c’è niente mentre in uno analogico ci sono infinite variazioni.

La stessa differenza che c’è tra le culture occidentali e quelle asiatiche, analogiche le prime e digitali le seconde. Noi siamo più emotivi, passionali, impulsivi e mostriamo le nostre (molteplici) emozioni più facilmente mentre loro tendono a essere più riservati, composti e meno trasparenti, almeno ai nostri occhi. Un insieme di sfumature diverse contro qualcosa di più definito e inquadrato.

Chi ha avuto a che fare con degli asiatici, come capita spesso a me qui a Sydney vista l’abbondanza, sa bene di cosa sto parlando e forse sarà d’accordo con la similitudine che ho spiegato sopra. Con questo non voglio dire che una delle due concezioni sia migliore dell’altra, ma semplicemente che sono diverse (opposte) tra loro.

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InvAsian

Postato martedì 9 settembre 2008 alle 15:24 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Sydney e dintorni.

Facendo quattro passi in centro a Sydney, nel CBD lungo George St ad esempio, la sensazione non e’ propriamente quella di essere in Australia, almeno non quella conosciuta all’estero e impressa nell’immaginario comune. Sembra piuttosto di essere in una qualsiasi citta’ asiatica, diciamo cinese, visti i tratti somatici di chi cammina per strada, gestisce gran parte dei negozi e abita nei dintorni. E la vicinanza con Chinatown non basta a spiegare questo fenomeno. Sydney e’ invasa dagli asiatici, una “invAsian” (copyright by Manuel), appunto.

Secondo i dati forniti dal DIAC (Department of Immigration and Citizenship), l’ente governativo che si occupa di immigrazione nel paese, durante il biennio 2004-05 l’Australia ha accolto 123.424 nuovi immigrati e, tra questi, 54.804 provenivano da paesi asiatici, Cina in testa. Inoltre, secondo l’Australian Bureau of Statistics, l’equivalente dell’ISTAT in Italia, un quinto degli australiani, circa cinque milioni, sono nati all’estero, tra cui un milione in Asia. Numeri che danno un’idea di quanti occhi a mandorla ci siano in giro, lasciando stare tutti quelli, altrettanto numerosi, nati qui.

Il quartiere dove viviamo, Burwood, in passato abitato principalmente da immigrati italiani e libanesi poi, adesso sta diventando una roccaforte cinese, con la stragrande maggioranza dei negozi sulla via principale gestiti da loro: ristoranti, mini market, generi alimentari, commercialisti, farmacie, etc, tutti recanti insegne bilingui. Anche la vicina Strathfield presenta le stesse caratteristiche, dove pero’ sono i coreani ad essere i piu’ rappresentati. Tra qualche settimana ci saranno le elezioni e i candidati si stanno dando battaglia anche su queste tematiche, vedremo cosa succede.

Sicuramente la situazione di Sydney non e’ paragonabile a quella di altre citta’ australiane, neppure a Melbourne, dove l’invasione asiatica non e’ altrettanto avanzata. Storicamente i cinesi si sono insediati a Sydney fin dagli albori della nazione, ma e’ solo dagli anni Settanta quando e’ stata revocata la White Australia Policy – una politica che limitava l’immigrazione ai bianchi europei – che c’è stato il vero boom. E la recente crescita economica della Cina e di tutta l’Asia in generale, non farà altro che accelerare il processo di “asianisation” gia’ in corso in Australia.

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La fiaccola olimpica in Australia

Postato giovedì 24 aprile 2008 alle 15:38 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Bandiere al vento durante la staffetta olimpica a Canberra

Stamattina si e’ svolta l’attesa staffetta olimpica a Canberra, capitale e unica tappa australiana della travagliata e discussa fiaccola, simbolo delle prossime Olimpiadi cinesi di Pechino. Dopo le recenti tappe asiatiche in Thailandia, Malesia e Indonesia, c’era un po’ di apprensione per la manifestazione in programma, vista l’immancabile presenza di gruppi pro e contro l’indipendenza del Tibet, che si erano promessi slogan e botte a vicenda.

Nonostante qualche incidente seguito da alcuni arresti, il tutto si e’ comunque svolto in un clima generalmente pacifico e i tedofori, tra cui il plurimedagliato nuotatore Ian Thorpe, hanno completato il loro percorso in sicurezza, portando con successo la torcia a destinazione. Un solo manifestante e’ riuscito ad eludere i controlli ed arrivare sul percorso, ma e’ stato prontamente acciuffato dalle forze dell’ordine, dispiegate in gran numero per l’evento.

Secondo quanto riportato dall’organizzazione, i contatti tra i pochi sostenitori della causa Tibet e il piu’ nutrito gruppo di manifestanti pro-Cina sono stati minimi e il numero totale di arresti, sette, conferma queste informazioni, con un esito decisamente migliore rispetto a quanto visto a Londra o Parigi, dove le violenze erano state ben maggiori.

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Yum cha

Postato venerdì 4 aprile 2008 alle 15:18 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Ieri ho pranzato per la prima volta con alcuni colleghi in un ristorante Yum cha. Il termine, in cinese cantonese, significa letteralmente “bere the” e si riferisce all’abitudine degli abitanti della Cina meridionale e delle provincie autonome di Hong Kong e Macao, le zone dove il cantonese e’ piu’ diffuso, di sorseggiare the’ mentre mangiano vari tipi di cibo servito in piccole porzioni su altrettanto piccoli piattini. Il ristorante a prima vista si presenta come molti altri, ma una volta accomodati al tavolo ci si accorge di alcune peculiarita’.

Il the, punto focale del pasto, viene servito immediatamente, ovviamente bollente, in una piccola coppetta, parte del set di “utensili” a disposizione del cliente, assieme alle onnipresenti bacchette, di plastica per i cinesi, ad un piattino, un tovagliolo e agli stuzzicadenti. Dovete sapere infatti che usare uno stuzzicadenti e’ comunemente accettato e incoraggiato, visto che i cinesi ritengono che il sapore di una portata non debba influenzare la degustazione di quella successiva e anche perche’ certi tipi di cibo sono veramente impossibili da arpionare con le bacchette!

Sul tavolo poi non ci sono menu’ (teoricamente) e nessuno passa a prendere le ordinazioni. I vari piatti e piattini infatti sono gia’ pronti e girano per il ristorante su degli appositi carrelli spinti dai camerieri che a richiesta vi informeranno sulle pietanze esposte, molto spesso difficili da riconoscere ad occhio nudo. Non che il nome, ovviamente cinese, aiuti piu’ di tanto e spesso si finisce a ordinare a naso (o a caso).

Il tipo di cibo che viene servito e’ molto vario e comprende verdure bollite, pesce, carne alla griglia e tutta una serie di combinazioni strane tra i tre elementi sopracitati a formare ignote specialita’ cinesi. Il tutto contornato da una discreta varieta’ di salsine e spezie e accompagnato dal the. In base a cio’ che si sceglie, un timbro viene posto sul biglietto di cui ogni tavolo dispone, continuando cosi fino a sazieta’ o esaurimento fondi.

Non essendo io un estimatore del cibo cinese, a cui preferisco altre cucine orientali tipo giapponese e thai, non ero mai stato attratto dallo Yum cha, nonostante il ristorante molto vicino a dove lavoro. Tutto sommato pero’ non mi e’ dispiaciuto e sono sicuro che, dopo qualche necessario esperimento per scoprire cosa piace e soprattutto cosa si mangia, non sia difficile apprezzare questo tipo di cucina asiatica.

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