Conferenza Giovani Italiani Australia

Postato martedì 15 dicembre 2009 alle 14:12 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Qualche settimana fa sono stato invitato da un amico alla conferenza annuale della GIA – Giovani Italiani Australia – un’associazione che ha lo scopo di mettere in contatto i giovani australiani di origine italiana e di promuovere eventi e incontri per favorire lo scambio di informazioni ed esperienze con i loro coetanei italiani che si trovano in Australia, come il sottoscritto e molti altri.

La conferenza – svoltasi in due hotel in città e alcune location a Leichhardt durante tutto un weekend – ha raccolto l’adesione di molti giovani e associazioni satellite dei vari stati australiani, nonché di personalità di spicco come il console italiano a Sydney, un rappresentante dell’ambasciata italiana a Canberra e un paio di parlamentari italo-australiani, tutti accomunati dalle stesse radici italiche.

La mia presenza e’ stata limitata a parte della giornata di sabato, dedicata a temi interessanti come l’identità sospesa a meta’ tra Australia e Italia di questi giovani, le aspettative dei loro genitori riguardo tematiche delicate come il matrimonio e la loro interazione con i molti ragazzi italiani che sono arrivati negli ultimi anni in vacanza-lavoro in Australia. Tra gli eventi che mi sono perso: il sabato sera con cena di gala e musica italiana al Marriott e un’intera domenica di tipici giochi italiani come la briscola e le bocce a Leichhardt.

Come detto, il focus principale della conferenza e della GIA e’ stato ed e’ sui giovani italo-australiani e su argomenti cari ad essi – quasi tutti ragazzi e ragazze bilingue, con doppia nazionalità e di origine meridionale – ma gli incontri sono stati molti utili anche per me e per gli altri italiani presenti, interessati a capire il punto di vista e le opinioni dei nostri coetanei nati e cresciuti down under ma con il Belpaese nel cuore.

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Barbecue

Postato lunedì 23 novembre 2009 alle 15:07 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Il nostro processo di “australianizzazione” ha fatto un grosso passo in avanti nei giorni scorsi: abbiamo comprato un barbecue, strumento che non deve mai mancare in nessuna casa australiana che si rispetti. E cosi, tre anni dopo aver messo piede a Sydney, ci siamo decisi a fare l’acquisto.

Era da qualche tempo che avevamo in mente di comprare un barbecue da mettere sul balcone in previsione della bella stagione in arrivo, come si usa praticamente ovunque da queste parti, e l’occasione e’ arrivata quando il buon Manu ha scovato un’offertona su un volantino di Bunnings Warehouse, catena di negozi simile a Castorama.

Con nostro lieto stupore, il prezzo all’acquisto era ancora più basso di quanto pubblicizzato e quindi non ci abbiamo pensato due volte. Dopo qualche peripezia con la bombola del gas, l’altra sera l’abbiamo testato e sembra funzionare correttamente, in attesa solo di abbrustolire qualche succosa salsiccia e bistecca.

A proposito di arrostimenti e affini, il weekend appena passato e’ stato decisamente “bollente”. Domenica in particolare abbiamo toccato i 41 gradi, con un discreto livello di umidità, contrariamente al clima secco di cui solitamente gode Sydney. L’aria era letteralmente infuocata e aprire la finestra equivaleva a puntarsi un phon in faccia! Oggi, come spesso accade dopo giornate eccezionalmente calde, sbalzo clamoroso di temperatura con la colonnina che segna “solo” 20 gradi…

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Civiltà Australiana #008

Postato venerdì 30 ottobre 2009 alle 13:50 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Ritorna dopo qualche mese questa rubrica del blog che mette in risalto i pregi della cultura australiana con un episodio successo al lavoro qualche giorno fa. Un pomeriggio verso le 15 la direttrice ci fa riunire tutti fuori dal suo ufficio per un annuncio importante, cosa un po’ inusuale visto che di solito le comunicazioni vengono propagate in modo più gerarchico e indiretto. Subito prende la parola una signora dal viso familiare ma che lavora in un’altra divisione del Ministero.

“Salve a tutti, vi rubo solo 5 minuti per avvisarvi che una vostra collega che lavora anche lei all’ottavo piano ha quasi ultimato il processo di cambio di sesso e a partire da lunedì prossimo sarà ufficialmente e legalmente maschio. Il suo nome cambierà da Lindy a Mark (inventati) e tra le conseguenze ci sarà ovviamente il fatto che inizierà ad usare il bagno dei maschi invece di quello delle femmine. Se qualcuno dovesse avere problemi o non si sentisse a suo agio con questa situazione, venga a parlare con me. Grazie.”

Qualche faccia stupita, qualche risolino, le solite battutine maliziose da parte dei soliti burloni si sono sì viste e sentite dopo l’annuncio, ma i più non hanno fatto una piega, a dimostrare ancora una volta l’apertura mentale e i pochi pregiudizi degli australiani, anche di fronte ad una cosa “non convenzionale” come questa. Da apprezzare secondo me anche la decisione da parte dell’interessata di uscire allo scoperto cosi, anche se qualche dubbio già ce l’avevamo vista la sua figura decisamente mascolina.

In questi ultimi mesi infatti avevamo notato questa persona non molto alta, sempre vestita da uomo in giacca e cravatta ma dai tratti decisamente effeminati, tali da rendere obiettivamente difficile capire di quale sesso fosse. Nel mio team, dopo lunghi conciliaboli in materia, eravamo ormai convinti si trattasse di un ragazzo sui vent’anni, dalle caratteristiche poche mascoline, ma comunque maschio. La smentita e’ arrivata quando lui/lei e’ stato avvistato nel bagno delle donne, fugando quindi ogni dubbio, fino al recente annuncio.

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Paese che vai, matrimonio che trovi

Postato mercoledì 24 giugno 2009 alle 14:54 da Manuel.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Sabato scorso abbiamo partecipato ad un altro matrimonio “australiano”, il terzo da quando siamo qui, ed a questo punto e’ arrivato il momento di confrontare le tre occasioni, date anche le differenze etniche e culturali dei vari sposi.

Il primo, nel Gennaio 2007, tra Mark e Joy, lui australiano e lei di Taiwan. Tra i tre lo si può definire il matrimonio più “Aussie”, con tanto di cerimonia civile nel famoso e bellissimo Royal Botanic Garden e a seguire barbecue a casa dello sposo. Per me e’ stato il classico matrimonio da film, con cerimonia all’aperto in una cornice memorabile e ricevimento casalingo.

Il secondo, nell’Agosto del 2008, tra Yukas (Messico) e Virginia (Nuova Caledonia/Australia). Tra i due sposini e’ stato proprio un colpo di fulmine: conosciutisi tramite Facebook, sono poi convolati a nozze a circa sei mesi dal primo incontro… Ah, l’amore!

Matrimonio ben diverso dal precedente, con una cerimonia “freddina” all’anagrafe, il rito dei “si” e lo scambio degli anelli. Invitati: sette, compresi testimoni e sposi! E dopo la cerimonia, tutti a bere una birretta in un pub del centro. C’è da dire pero’ che i due, circa un mese dopo, sono volati in Messico per un matrimonio come si deve, al quale pero non ho potuto partecipare.

L’ultimo, in ordine cronologico, e’ appunto il matrimonio di sabato scorso, tra Costas e Lena, entrambi australiani di origine greca. La celebrazione si e’ svolta in una chiesa del centro in tipica tradizione greco-ortodossa, ovvero la loro religione. Non avevo mai partecipato ad una funzione di questo genere, e anche se alla fine puo’ sembrare simile alla nostra, la liturgia e’ per lo più cantilenata e senza partecipazione orale da parte del pubblico, risultando alla fine un po’ più noiosa della nostra (Dio non me ne voglia!).

A seguire, classica cena in un centro ricevimenti molto bello, con sposi, testimoni e genitori sistemati su di un palco in una tavolata stile “Ultima Cena”, pista da ballo al centro della sala e ospiti accomodati ai lati sui classici tavoloni tondi. Cena molto fugace, con antipasto, secondo e dolce o, per dirlo all’inglese – entree, main course and dessert – per poi lasciar spazio alle irrefrenabili danze greche.

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Please & Thank You

Postato venerdì 29 maggio 2009 alle 15:39 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Alcuni dei pregi migliori degli australiani sono senza dubbio gentilezza, cordialità e disponibilità. Tre qualità che influenzano più la forma che la sostanza ma che sono decisamente benvenute e apprezzate. E non e’ difficile accorgersene, visto l’uso abbondante che viene fatto delle due paroline magiche – troppo spesso dimenticate dalle nostre parti – please e thank you, che probabilmente chiunque riesce a tradurre in “per favore” e “grazie”.

Il loro uso e’ talmente regolare e sistematico che quando succede che ci si dimentica di dirle o di sentirle dire dal proprio interlocutore, si nota subito che manca qualcosa, che la frase e’ monca o incompleta. Lo stesso capita in ufficio quando si scrivono e ricevono email, il “per cortesia” incluso nella richiesta e il “grazie” anticipato sono praticamente d’obbligo, pena una brutta figura indesiderata.

Dopo quasi tre anni di permanenza in terra australiana, i due vocaboli sono entrati stabilmente anche nel mio dizionario ma inizialmente ero un po’ perplesso sul loro utilizzo esagerato. Ad esempio, pensavo che in un ambiente lavorativo non fosse necessario per un capo essere cosi cortese con i suoi sottoposti – forse a causa di qualche memoria italiana – ma mi e’ stato spiegato che, se il “per piacere” viene omesso, la richiesta suonerebbe più come un ordine.

Mi ricordo chiaramente un aneddoto durante il mio primo viaggio di ritorno in Italia nel 2007. Mentre stavo facendo shopping al duty free di Malpensa, chiedendo ad una commessa di provare dei profumi, mettevo un “per favore” – o una delle sue varianti – alla fine di ogni domanda, provocando un’espressione stupita sul suo volto, forse non abituato a tanta cortesia. Purtroppo (o per fortuna) mi sono re-italianizzato subito dopo.

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