Postato Martedì 11 Novembre 2008 alle 14:17 da Lucio.
Categoria: Aggiornamenti.
“Gelato al cioccolato, dolce un po’ salato” cantava il buon Renato Zero Pupo negli anni d’oro. Certo, prendere un gustoso e fruttato cono con due palline - un classico - per scoprire che, invece di zucchero, il gelataio ha sbadatamente usato il sale, non e’ proprio il massimo. Ma che dire dell’agghiacciante sensazione che si avrebbe nell’assaggiare il proprio gelato per scoprire, inorriditi, che odora e sa di feci (leggesi merda)?
Lo scorso 5 ottobre la famiglia Whyte - Mr, Mrs e i loro tre bambini - in occasione della finale del campionato di rugby, decidono di mangiare al Coogee Bay Hotel, locale molto conosciuto situato nell’omonima spiaggia. Dopo un pasto non eccezionale e un servizio altrettanto approssimativo, si lamentano con lo staff per il trattamento ricevuto e come risposta ottengono - gratis - una coppa gigante di gelato, al gusto di vaniglia e cioccolato.
La prima ad avventarsi sul prelibato dessert e’ la signora Whyte, che prende una bella cucchiaiata di cioccolato e lo gusta a piene papille gustative. Ma il raccapriccio e’ immediato: la sensazione e’ proprio quella - orribile - di aver ingerito della cacca. La donna sputa subito quello che ha in bocca su un tovagliolo e fatica a contenere un conato di vomito mentre il marito e i figli reagiscono istericamente.
Si scopre poi nelle settimane seguenti che, dopo aver fatto analizzare un campione di “gelato”, si tratta proprio di tracce di feci umane quelle riscontrate, con successiva fuga di notizie su tutti giornali. Di conseguenza, la reputazione e gli introiti del locale, che aveva cambiato gestione poco tempo prima, con un ingente investimento da parte dei nuovi proprietari, naturalmente crollano.
Secondo alcune voci che si sono rincorse recentemente, il tutto e’ nato come uno scherzo di cattivo gusto da parte di un membro dello staff nei confronti di un altro. Il gelato incriminato non sarebbe mai dovuto uscire dalla cucina e tantomeno arrivare sul tavolo di un cliente. Cliente che ora sta agendo per vie legali, chiedendo un rimborso tutt’altro che simbolico.
Tags: aneddoti, cucina, gelato, scandalo
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Postato Venerdì 7 Novembre 2008 alle 11:15 da Lucio.
Categoria: Cultura australiana.
Qualche tempo fa, come spesso accade nelle serate infrasettimanali, ero nella fidata palestra Fitness First di North Sydney che mi allenavo. A fine allenameto, dopo aver apprezzato una buona doccia rigenerante, mi sono vestito, ho raccattato le mie cose e sono uscito in direzione stazione del treno. E fin qui niente di strano.
Una volta a casa, mentre sistemavo la borsa, mi sono accorto di aver lasciato lo shampoo - tra l’altro comprato due giorni prima - in palestra, nella doccia probabilmente. Anni e anni in giro per spogliatoi di calcio e tennis mi hanno insegnato che in questi casi le probabilita’ di ritrovare l’oggetto dimenticato si contano su una mano. Non avevo speranze insomma.
Il giorno seguente, quando sono tornato in palestra, come previsto, lo shampoo era scomparso dalle docce, “per finire in chissa’ quale borsa”, ho pensato. Per scrupolo, ho controllato anche in reception se ci fosse quello che cercavo e, miracolo, ecco che la tipa me lo consegna dicendomi che qualcuno l’aveva trovato e portato li durante la giornata. Anche questa e’ Australia.
Tags: aneddoti, civilta'
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Postato Mercoledì 22 Ottobre 2008 alle 15:53 da Lucio.
Categoria: Viaggi e vacanze.
[...continua da Cronache Thai 2/4]
Il terzo e quarto capitolo - che all’inizio avevo pensato come un unico post - del resoconto delle vacanze in terra thailandese di qualche settimana fa in compagnia di Gianluca sono un elenco di storielle, aneddoti e situazioni comiche che vale la pena ricordare nei secoli dei secoli e lasciare ai posteri. Ecco quindi la Top 10 delle perle del nostro viaggio nell’antico regno del Siam:
Decimo posto
Appena arrivati a Samui, io e il buon Sojola optiamo per un girello nei dintorni con i nostri fiammanti scooter appena noleggiati. Sole alto in cielo, nessuna nuvola all’orizzonte.
Dopo un paio d’ore di perlustrazione, mentre facciamo rotta verso la guest house, ecco alzarsi un vento fresco e poco promettente, subito seguito da qualche goccia. Eravamo a non più di 500 metri dalla meta.
Sicuri di riuscire a scampare l’imminente scroscio, non ci fermiamo a ripararci e proseguiamo testardi. In men che non si dica, il diluvio universale si abbatte su di noi e sui nostri motorini, dandoci il benvenuto ai tropici.
Nono posto
Come detto, a Bangkok ho passato solo una notte vera e propria, l’ultima prima del rientro. Con queste premesse, non volevo certo sprecarla ma anzi viverla al meglio. Mi sono quindi informato su Internet su quali fossero i locali più in voga e mi sono fatto una mini lista per la serata, in modo da avere piu’ alternative.
Vado quindi a piedi al primo dell’elenco ma all’ingresso mi dicono che stanno chiudendo (erano le 23). Ok, no problem. Proseguo quindi per il secondo e poi per il terzo, entrambi morti. Molto strano. Sospettoso, prendo un taxi in direzione di un’altra zona che ero sicuro fosse attiva: saracinesche giù anche qua. Incredibile.
Chiedo allora lumi al tassista che mi svela l’arcano: viste le elezioni nazionali del giorno seguente, quella sera era vietata la vendita di alcool in tutti i locali di Bangkok! Sconforto totale! Proseguendo il discorso, fortunatamente si scopre che un solo club, previo pagamento di mazzetta alle autorità, teneva comunque aperto illegalmente. Sospiro di sollievo e taxi per lo Spicy Club…
Ottavo posto
Il giorno della partenza da Phuket ci alziamo di buon’ora per essere puntuali al volo interno delle 12.00 che ci porterà a Bangkok. Il taxi e’ già arrivato e noi affrettiamo quindi le operazioni. Ci aspettano 45 sonnolenti minuti di macchina.
Durante il tragitto mi accorgo che in realtà’ il volo e’ alle 12.50 e subito partono le imprecazioni per gli importanti minuti di sonno gettati al vento. Ok, poco male: Gianluca schiaccia un pisolino mentre io osservo il paesaggio fuori dal finestrino.
Arriviamo all’aeroporto in largo anticipo ovviamente e appena scesi dal taxi e scaricati i bagagli, ecco il fulmine a ciel sereno: Sojola si accorge di non aver svuotato la cassetta di sicurezza dell’hotel, contenente soldi e documenti, tra cui l’indispensabile passaporto! Panico.
L’unica opzione per lui e’ tornare indietro in taxi mentre io aspetto in aeroporto, sorvegliando i bagagli, pensando che forse forse quell’errore nel puntare la sveglia potrà’ tornarci utile. E infatti lo sbadato Sojola ritorna a pelo per l’imbarco, con tutti i passeggeri già sistemati sull’aereo, per un lieto fine insperato.
Settimo posto
I motorini che abbiamo noleggiato all’importante cifra di 5 euro al giorno a Samui, non sono proprio il ritratto della sicurezza e affidabilità’. Specialmente il mio e’ particolarmente sfortunato. Bruttino, col cestino del pane davanti e poco reattivo. Ma svolge il suo compito, dopo tutto.
Un pomeriggio mentre girovago per le mulattiere dell’isola, il mezzo da’ qualche segno di cedimento fino a spegnersi poi completamente. Faccio qualche tentativo con la pedalina e tirando l’aria ma, niente, non c’è verso. Chiamo quindi Sojola e mi faccio venire a prendere, spiegando poi l’accaduto in guest house.
Dopo qualche ora mi avvisano che mi hanno riportato il motorino, nuovamente pronto all’uso. Vado giù, provo ad avviarlo ma non da’ segni di vita. Il tipo della guest house, che ha assistito alla scena, a gesti mi spiega in modo eloquente quale fosse il problema: era a secco. Semplice, no?
Sesto posto
Come anticipato nel report, Koh Samui e’ famosa anche per essere un luogo di transito per la piu’ piccola Koh Phangan, famosa per le feste selvagge che ospita sulle sue spiagge, tra cui spicca il Full Moon Party, il primo e originale che si tiene nelle notti di luna piena. Ingredienti principali: musica techno, gioventu’ bruciata, alcool e qualche sostanza stupefacente di troppo.
Impossibilitati per questioni di calendario lunare a parteciparvi, siamo comunque fortunati (?) a sufficienza da beccare la meno nobile di questa serie di feste, il Black Moon Party, unico che si svolge a Samui. Incerti del nostro destino, decidiamo di lanciarci nell’ultima sera sull’isola.
Nonostante il vuoto che ci si presenta di fronte quando entriamo nel parco che ospita la festa, forse dovuto all’ora ancora poco adatta, veniamo subito approcciati da una ragazzetta thai che in tutta scioltezza ci spiega che se fossimo interessati all’acquisto di qualche droga - cocaina, marijuana, acidi, pasticche, etc - di non andare dal primo sconosciuto che ce la offre ma di cercare lei o le sue colleghe con la stessa divisa, cioe’ le venditrici ufficiali e autorizzate del party!
Meravigliati e increduli, apprezzando l’organizzazione e l’attenzione rivolta a questo particolare dell’evento, ringraziamo la ragazza per l’importante informazione ma, cortesemente, rifiutiamo.
[continua su Cronache Thai 4/4...]
Tags: aneddoti, bangkok, koh samui, thailandia, vacanze, viaggi
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Postato Venerdì 5 Settembre 2008 alle 14:34 da Lucio.
Categoria: Cultura australiana.
Terzo appuntamento con questa rubrica che raccoglie aneddoti sul senso civico dell’Australia e degli australiani, popolo molto attento alle poche ma importanti regole del vivere comune e del buon senso.
L’altro giorno, prima di andare a pranzo, mi sono fermato a prelevare al bancomat di una filiale della Commonwealth Bank of Australia, dove tengo i miei (pochi) risparmi. Contrariamente al solito, non c’era molta gente ai due sportelli disponibili. Mi sono messo quindi dietro a un uomo sulla quarantina che stava svolgendo le sue operazioni finanziarie in quel momento.
E’ cosa assolutamente normale, quando si va a prelevare, che, per qualche motivo, si faccia più di un’operazione durante la stessa transazione, magari facendo anche un check del conto o una ricarica al cellulare. E lo stesso deve essere capitato al tipo che mi precedeva che, dopo aver prelevato i soldi e ritirato la ricevuta, si e’ accorto che aveva ancora bisogno dello sportello, prolungando la mia attesa.
Si e’ quindi girato e mi ha chiesto scusa col più classico dei “sorry ’bout that, mate” prima di proseguire con la seconda operazione, suscitando in me un’ammirata ma composta sorpresa per tale gesto, chiaramente semplice e gratuito ma sicuramente non banale e scontato. Un ottimo esempio di educazione, cortesia e di “come si fa a stare al mondo”, arte sempre più rara ai giorni nostri.
Postato Giovedì 7 Agosto 2008 alle 14:58 da Lucio.
Categoria: Cultura australiana.
Il secondo episodio di questa rubrica, che ho istituito per darvi un’idea del forte senso civico degli australiani, parla di fumo. Da circa un anno a questa parte, infatti, anche in Australia e’ entrato in vigore il divieto di fumare nei locali pubblici, una legge, a mio avviso, sacrosanta, che nonostante alcune difficoltà iniziali ha trovato poi l’appoggio anche di tanti fumatori. Di conseguenza quindi, molti ristoranti, bar, uffici e luoghi pubblici in genere hanno creato delle aree fumatori in spazi esterni o separati.
Inoltre, siccome in Australia le cose quando si fanno, si fanno fatte bene, il divieto in questione - non so se sia lo stesso in Italia - si fa più rigido quando si parla di edifici governativi e ministeriali, come quello dove lavoro io. Nella fattispecie la legge dice che, oltre a essere vietato fumare in ogni area del palazzo, al chiuso o all’aperto, il divieto e’ esteso anche al perimetro esterno, con una distanza minima (credo 10 metri) da ogni porta di accesso.
Il caso vuole che l’edificio dove lavoro io abbia una propria pavimentazione esterna che lo circonda, riconoscibile da marciapiedi e aree pubbliche per materiale e colore, il che la rende perfetta per delimitare l’area con divieto di fumo di cui ho detto sopra. E i miei colleghi fumatori (pochi) la rispettano. Infatti quando esco per andare a pranzo ce n’e’ sempre qualcuno fuori che si avvelena volontariamente - cioe’ che fuma - ma sempre rigorosamente al di fuori dell’area proibita, ennesimo esempio di rispetto delle regole.