Il ritorno de “El Duro”

Postato giovedì 12 novembre 2009 alle 11:01 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita domestica.

Anche se (probabilmente) non e’ andato da nessuna parte, “El Duro” e’ tornato a farsi vivo dalle nostre parti. Dopo qualche contatto sporadico nelle scorse settimane, domenica sera ha bussato alla nostra porta. Maglietta e pantaloncini corti, quell’inconfondibile espressione sul volto, braccio destro fasciato e un assegno per noi in mano. Ma facciamo un salto indietro.

Con l’acquisto del mio motorino e il crescente numero di scatoloni che oramai soffocavano il nostro appartamento, avevamo deciso di affittare uno dei garage dell’edificio, a cui avevamo rinunciato al momento di stipulare il contratto in cambio di uno sconto. L’occasione e’ capitata quando l’agenzia, qualche settimana fa, ci ha notificato un aumento imminente dell’affitto.

Il caso ha voluto che “El Duro” – ricordiamo proprietario della palazzina dove viviamo – stesse già utilizzando il garage che sarebbe spettato a noi secondo i nuovi accordi con l’agenzia immobiliare che gestisce gli appartamenti. Essendo venuto a conoscenza delle suddette novità e non volendo rinunciare al “suo” garage, ci ha fatto una interessante offerta.

“Io avrei bisogno di un posto al coperto dove tenere la mia moto (una vecchia Ducati gialla, ndr) e alcuni attrezzi. Non e’ che mi lascereste continuare a usare il mio garage, sotto pagamento di 20$ a settimana (esattamente lo sconto che avevamo ottenuto all’inizio e anche l’aumento recente di affitto) per il disturbo?”

Naturalmente la risposta e’ stata positiva e adesso paghiamo la stessa cifra di prima ma in più abbiamo un garage e la certezza che non avremo aumenti per un altro po’. Non male. Domanda: in quanti paesi può succedere che il proprietario si offra di pagare per poter tenere la sua roba nel suo garage? Risposta: solo in Australia.

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Capire e farsi capire in inglese

Postato venerdì 6 novembre 2009 alle 15:11 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Considerazioni.

Imparare (bene) una lingua straniera non e’ facile. Raggiungere un livello “di sopravvivenza” e’ una cosa alla portata di molti, ma dominare una lingua come si domina la propria e’ un affare per molto pochi. Sono giunto a questa conclusione nel tempo, anche se può sembrare un concetto banale. Il punto delicato e’ proprio la differenza tra “sapere” e “sapere bene”, tra i quali c’è un abisso.

Conoscere una lingua straniera, in questo caso l’inglese, e’ tutto tranne che tradurre il proprio idioma nativo, come alcuni erroneamente pensano. Le traduzioni letterali sono spesso le meno accurate e raramente funzionano. Fellini diceva che “una lingua diversa e’ una diversa visione della vita” e mai frase fu più azzeccata. Una lingua e’ espressione di una cultura, tradizione e storia ben precise.

Pensate ai proverbi e ai modi dire, delle frasette corte ma piene di significato e riferimenti che vanno oltre le parole, abbracciando un contesto molto più ampio. Tradurre un proverbio in un’altra lingua e’ cosa molto complicata e spesso si finisce col dire “suona meglio l’originale”. Ma notare come molti modi di dire italiani abbiano un corrispettivo in inglese, simile ma diverso, e’ l’esemplificazione del pensiero di Fellini.

Al mio arrivo in Australia qualche anno fa, pensavo di avere una buona conoscenza della lingua. Vero, ma in confronto agli altri italiani. Rispetto ai madrelingua, il discorso e’ diverso. I miglioramenti linguistici che si fanno a vivere in un paese straniero, immersi nella sua cultura e vita quotidiana, sono infinitamente superiori alle due ore settimanali di inglese alle superiori, con professori italiani.

Ma arrivare ad un livello ottimo/eccellente e’ una strada lunga e faticosa. Dicono che quando si inizia a fare qualche sogno in inglese, e’ un segno che si sta progredendo sensibilmente. Resta pero’ il fatto che il pensiero sarà sempre nella propria lingua madre, no matter what (a prescindere da tutto). Lingua madre che, per molti italiani, e’ un dialetto. Ma questa e’ un’altra storia.

E’ doveroso notare comunque che per vivere e lavorare in Australia, non e’ necessaria una conoscenza perfetta della lingua inglese, ma un livello comunque soddisfacente. La cosa migliore e’ sapere poche cose ma saperle bene, invece di sforzarsi di sapere tutto, finendo per non sapere niente. Una regola semplice, valida anche in altri aspetti della vita, ma che può fare la differenza.

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MAC o PC?

Postato martedì 3 novembre 2009 alle 12:15 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Blog.

MAC o PC?

Dopo tre mesi con lo stesso sondaggio, a causa delle vacanze mie e del blog, eccone finalmente uno nuovo per il mese pre-estivo di Novembre. La domanda che vi pongo questa volta non centra molto con l’Australia ma centra con me, visto il mio rapporto sempre migliore con la Apple, dopo la conversione di due anni fa: MAC o PC? Ovvero, preferite gli esclusivi, affidabili, funzionanti computer della casa della Mela oppure i più universali, economici ma più problematici PC (con Windows)? A voi la scelta.

Il sondaggio precedente invece, che come detto e’ stato attivo più del previsto, vi chiedeva dove avete passato le vacanze estive (italiane) quest’anno. Molto equilibrato l’esito con l’opzione “Australia” a spuntarla col 29% dei voti, appena davanti alla coppia “In ferie in Italia” e “All’estero”, appaiate al secondo posto col 22%. Significativo anche il 20% di voti andati alla risposta “A casa”, segno che la crisi economica ha effettivamente colpito riducendo i consumi. Solo briciole per le rimanenti due opzioni.

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Civiltà Australiana #008

Postato venerdì 30 ottobre 2009 alle 13:50 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Ritorna dopo qualche mese questa rubrica del blog che mette in risalto i pregi della cultura australiana con un episodio successo al lavoro qualche giorno fa. Un pomeriggio verso le 15 la direttrice ci fa riunire tutti fuori dal suo ufficio per un annuncio importante, cosa un po’ inusuale visto che di solito le comunicazioni vengono propagate in modo più gerarchico e indiretto. Subito prende la parola una signora dal viso familiare ma che lavora in un’altra divisione del Ministero.

“Salve a tutti, vi rubo solo 5 minuti per avvisarvi che una vostra collega che lavora anche lei all’ottavo piano ha quasi ultimato il processo di cambio di sesso e a partire da lunedì prossimo sarà ufficialmente e legalmente maschio. Il suo nome cambierà da Lindy a Mark (inventati) e tra le conseguenze ci sarà ovviamente il fatto che inizierà ad usare il bagno dei maschi invece di quello delle femmine. Se qualcuno dovesse avere problemi o non si sentisse a suo agio con questa situazione, venga a parlare con me. Grazie.”

Qualche faccia stupita, qualche risolino, le solite battutine maliziose da parte dei soliti burloni si sono sì viste e sentite dopo l’annuncio, ma i più non hanno fatto una piega, a dimostrare ancora una volta l’apertura mentale e i pochi pregiudizi degli australiani, anche di fronte ad una cosa “non convenzionale” come questa. Da apprezzare secondo me anche la decisione da parte dell’interessata di uscire allo scoperto cosi, anche se qualche dubbio già ce l’avevamo vista la sua figura decisamente mascolina.

In questi ultimi mesi infatti avevamo notato questa persona non molto alta, sempre vestita da uomo in giacca e cravatta ma dai tratti decisamente effeminati, tali da rendere obiettivamente difficile capire di quale sesso fosse. Nel mio team, dopo lunghi conciliaboli in materia, eravamo ormai convinti si trattasse di un ragazzo sui vent’anni, dalle caratteristiche poche mascoline, ma comunque maschio. La smentita e’ arrivata quando lui/lei e’ stato avvistato nel bagno delle donne, fugando quindi ogni dubbio, fino al recente annuncio.

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Up

Postato lunedì 26 ottobre 2009 alle 15:01 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

In un’epoca cinematografica in cui Hollywood spara sequel, prequel e remake a raffica, qualcuno che va controcorrente e punta sull’originalità ancora c’è, e lo fa con straordinario successo: la Pixar. Dopo l’Oscar vinto lo scorso febbraio da Wall-E, il quarto di sempre targato Pixar, di cui tutti si aspettavano il secondo capitolo, ecco invece una nuova e intrigante favola, Up. Certo, Toy Story 3 e Cars 2 sono in produzione, ma questo non intacca la riluttanza ai sequel dello studio californiano, che preferisce succose novità alle minestre riscaldate.

Up e’ la storia di un taciturno vecchietto che, dopo una vita passata a pianificare un viaggio avventuroso in Sud America con la sua compagna, quando quest’ultima passa a miglior vita si rende improvvisamente conto di quanto poco tempo gli rimanga per realizzare il suo sogno di bambino. L’incontro con un boy scout grassottello e pasticcione e altri bizzarri personaggi non fa altro che rendere quest’avventura ancora più emozionante e viva, per la felicita’ di grandi e piccini in sala.

Il film, perché chiamarlo cartone animato sarebbe troppo riduttivo, ha tutte le carte in regola per replicare il successo dei predecessori, veri campioni di critica e box office. Animazioni perfette, una storia coinvolgente, sprazzi di humour, momenti strappalacrime e lieto fine rendono la pellicola un must per amanti del genere e non. Se poi avete la possibilità di vederlo in 3D, il primo della Pixar, come abbiamo fatto noi, allora non ci sono veramente scuse per non andare subito a comprare il biglietto!

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