Festa di compleanno

Postato lunedì 11 maggio 2009 alle 14:04 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Venerdì sera grande festa di compleanno all’Ivy, locale di tendenza su George St. A festeggiare l’evento c’era anche il fido Loris, nato un anno e soprattutto un giorno dopo il sottoscritto, e una quarantina di invitati tra amici, amici di amici, conoscenti, etc. Serata impegnativa ma riuscita alla grande.

Siamo partiti in sordina verso le 20, quando io e il buon Manu siamo stati i primi ad entrare, seguiti da Loris e coinquilini poco dopo. Pian piano poi siamo riusciti a prendere posto su dei tavolini strategici dove abbiamo praticamente trascorso tutto il tempo, intervallando ovviamente delle visite al bar per rinfrescarci con qualche bibita.

Molte le nazionalità rappresentate, di almeno quattro continenti diversi: Europa, Oceania, Sud America e Asia, in ordine decrescente di presenze. Primo posto all’Italia ovviamente, con Verona a farla da padrone. Non sono mancati neppure i gemellaggi e gli inserimenti di outsider, come e’ giusto che sia in queste occasioni.

Il terzo compleanno in Australia ha quindi superato di gran lunga gli altri due e ringrazio tutti quelli che sono venuti alla festa, perche la seratona e’ stata tale soprattutto grazie ai presenti. Un grazie e un saluto anche a quelli che avrebbero voluto esserci ma non ce l’hanno fatta. Ci vediamo fra 365 giorni circa.

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Il caso, a volte

Postato venerdì 17 aprile 2009 alle 14:04 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Tra i vari blog che seguo più o meno regolarmente, ce n’è uno in particolare davvero interessante per come e’ scritto e per le belle avventure raccontate, Monkeyrockworld, il cui link e’ presente anche nell’apposita sezione a destra. L’autore, soprannominato appunto Monkey, e’ un ragazzo ferrarese che ha vissuto e girato per qualche anno gli Stati Uniti suonando in una band, per poi tentare anche lui l’avventura australiana, passando pero’ prima per un’esperienza in Cina a insegnare e nel resto dell’Asia, poi,  a viaggiare.

Come detto, negli ultimi tempi e’ sbarcato down under, a Melbourne per la precisione, dove ha preso confidenza con l’Australia e la vita a testa in giù. Bisognoso pero’ di continuare a viaggiare dopo le avventure asiatiche, ha deciso di comprarsi un van assieme ad altri due ragazzi (veronesi) e di girare il paese. Il piano e’ quello di risalire la costa est fino a Cairns, per poi raggiungere Perth attraversando il deserto tagliando in due il continente, in un viaggio che si preannuncia epico.

Una volta lasciato lo stato del Victoria, Sydney era ovviamente una delle prime tappe, dove era previsto uno stop di qualche giorno a North Sydney – località che i meglio informati sicuramente ricorderanno essere il posto dove lavoro. E ora veniamo a noi. Qualche giorno fa, appena uscito dal lavoro, stavo andando a prendere il treno come al solito, passando dal centro commerciale circostante. E chi ti vedo ad un certo punto sulle scale mobili a pochi metri di distanza?

Il buon Monkey in compagnia dei due veronesi, ovviamente. Basito di fronte all’incredibile coincidenza – solo a posteriori ho saputo dai ragazzi che si sarebbero fermati a North Sydney – l’ho fermato subito per fargli sapere che ero un suo fedele lettore. Altrettanta, se non maggiore, sorpresa da parte sua. Dopo i convenevoli, ci siamo fermati un po’ a parlare, scambiandoci storie, aneddoti e auguri per il proseguo delle rispettive avventure, con l’auspicio di ribeccarci un giorno da qualche parte nel mondo. Il caso, a volte, eh?

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Vivere da ospiti: le fasi cruciali

Postato venerdì 27 marzo 2009 alle 15:20 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Che lo si voglia o no, vivere in una città straniera per un periodo più lungo di una semplice vacanza, comporta qualche inevitabile conseguenza. Prima, e secondo me innegabile: si e’ (e si sarà sempre) degli ospiti, anche dopo anni. Quello che cambia e’ invece la percezione della nazione – e relativa popolazione – che ti ospitano. Durante la mia esperienza, finora, ho individuato tre fasi distinte per descrivere questa relazione.

Tutto rose e fiori

Appena si arriva in un posto tanto desiderato, la prima reazione e’ spesso di essere in paradiso. Tutto e’ bello, interessante, funzionante, attraente, facile, nuovo. Questo e’ quello che ho pensato anch’io, tutto rose e fiori. Talmente perfetto che, al confronto, il proprio paese di origine sembra una sorta di terzo mondo preistorico, dove tutto e’ invece l’opposto, brutto, noioso, vecchio. Inevitabile quindi un senso, più o meno manifesto, di rifiuto e ripudio della patria. Il vecchio adagio “chi molla la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova” non ha riscontri e si vuole solo andare avanti a tutta senza mai voltarsi indietro.

Pesce fuor d’acqua

Quello che succede dopo un po’ di tempo, pero’, e’ una sorta di reazione allergica o di indigestione dopo aver mangiato troppe caramelle. Buone si, ma meglio non esagerare. La sensazione principale e’ di rigetto, estraneità, nostalgia per la vecchia vita e la propria città, come un pesce fuor d’acqua insomma. Nel mio caso, questo e’ coinciso e ha avuto il suo apice con il primo viaggio di ritorno in Italia, dopo quasi un anno di full immersion australiana. Rivedere gli amici, la famiglia, i posti conosciuti e familiari, tutto esattamente come prima, mi ha fatto riconsiderare la bontà di quello che stavo facendo. A quel punto, pero’, la testa ha avuto il sopravvento sul cuore: avevo un progetto e dovevo continuare.

Equilibrio

Dopo essere passati da un estremo all’altro, prima l’amore e poi l’odio (quasi), la terza fase e’ quella della via di mezzo o, se vogliamo usare una parola inflazionata ma tremendamente significativa, del compromesso. L’approccio verso il paese ospite, i suoi abitanti, usi e costumi, e’ più razionale e bilanciato, si vedono si i pregi ma anche i difetti e si impara a reagire di conseguenza. Si prende quello che c’è di buono e allo stesso tempo si da’ il proprio contributo, cercando di trovare un equilibrio. Equilibrio che ha tutti i vantaggi del mondo, tranne quello fondamentale di facilitare la scelta definitiva che un giorno dovrà per forza essere fatta.

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Veronesi a Sydney

Postato mercoledì 18 marzo 2009 alle 12:17 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Da qualche mese a questa parte ho notato che gli italiani che popolano Sydney stanno crescendo a ritmi molto elevati e, soprattutto rispetto a fine 2006, periodo in cui siamo arrivati noi, la differenza e’ veramente evidente. Sentendo poi i racconti di chi e’ qua da 6-7 anni, quando il WHV ancora non esisteva per il Belpaese, beh, la sensazione e’ di una nuova colonizzazione.

Dentro questa crescente comunità c’è poi un importante sottoinsieme, i veronesi, che pure paiono in aumento costante. Ovviamente, avendo noi parecchi contatti con altri scaligeri all’ombra dell’Opera House, tendiamo a conoscerne poi sempre di più e ad allargare il giro più facilmente. Cio’ non toglie pero’ che ce ne sia un discreto numero, almeno una trentina quelli con cui abbiamo avuto contatti finora.

Dopo aver conosciuto in questi anni decine e decine di persone da tutto il mondo, devo dire che ogni tanto e’ bello anche circondarsi di gente con le stesse radici e respirare cosi’ un po’ di aria di casa, anche se aromatizzata all’australiana ovviamente. Tutto questo senza nulla togliere ad una delle cose in assoluto più belle di Sydney, la sua popolazione multietnica.

Da alcuni dei veronesi di Sydney ho anche ricevuto delle richieste di essere citati nel blog quindi eccoli accontentati. Un salutone a (in ordine alfabetico): Alberto (2), Armando, Carlo, Chiara, Cristina, Damiano, Daniela, Elisa, Enrico (2), Loris, Massimo, Mattia (2), Monica, Paolo, Serena. Se ho colpevolmente dimenticato qualcuno, fatemelo sapere e provvedero’ al piu’ presto.

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La questione del nome

Postato martedì 10 marzo 2009 alle 14:15 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Avere un nome come il mio in un paese di lingua inglese a volte può essere problematico. Mi sono infatti accorto che il modo in cui si pronuncia correttamente in italiano e’ quasi sempre indigesto agli australiani, che riescono a dirlo in svariati e comici modi, ma sistematicamente non in quello giusto. E con i non australiani non va tanto meglio, anche se in questo caso le correzioni sono recepite abbastanza agevolmente. Ecco un breve elenco delle pronunce più comuni (e sbagliate) che mi capita di sentire:

  1. Lùsio. Di gran lunga la più usata dai madrelingua inglese, visto che la c prima della i si pronuncia s. Popolarità: 45%. Irritazione del sottoscritto: 2/5.
  2. Luci-o. Evoluzione della seguente per gli australiani in seguito alla mia pronta correzione. Peccato pero’ che pronuncino chiaramente la i invece di fare della seconda sillaba un unico suono. Popolarità: 40%. Irritazione: 1/5.
  3. Lusìo, Lucìo. Vedere la prima, notevolmente peggiorata pero’, visto l’accento sulla i invece che sulla u. Popolarità: 5%. Irritazione: 4/5.
  4. Luto, Luco. Questa e’ specifica degli interlocutori asiatici, giapponesi e coreani su tutti, che inspiegabilmente capiscono cosi’ anche dopo alcune ripetizioni al rallenty. Popolarità: 4%. Irritazione: 3/5.
  5. Lùscio. Pronuncia tutta italiana, anzi laziale. Usata da famosi personaggi come Sojola, Logomaco e Maurizio Costanzo. Popolarità: 4%. Irritazione: 0/5.
  6. Lucy. Incredibilmente al lavoro una volta ho ricevuto una mail di risposta da qualcuno che mi ha chiamato cosi’ nonostante nella mia prima mail mi fossi firmato correttamente. No comment. Popolarità: 1%. Irritazione: 6/5.

Tristemente, oltre ad essere un nome poco comprensibile per gli anglosassoni, Lucio non ha neanche una diretta traduzione in inglese, rendendo la questione ancora più spinosa. Spulciando in qualche dizionario o sito specializzato in nomi, saltano fuori trasposizioni tipo Lucius o Lucian ma, con tutto il rispetto per chi si chiama cosi’, preferisco tenermi il mio nome e lottare giorno dopo giorno per la pronuncia perfetta.

Recentemente, per provare a far breccia nelle menti di coloro i quali pensano in inglese, cioe’ la maggioranza a Sydney ovviamente, ho cambiato strategia. Invece di ripetere la pronuncia corretta n volte (con n > 5), inizio a dire di pensare al mio nome come se fosse scritto Lucho, visto che in inglese ‘cho’ si pronuncia proprio come ‘cio’ in italiano. Non vorrei illudermi troppo, ma pare stia funzionando.

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