Conigli in Australia

Postato lunedì 26 maggio 2008 alle 15:25 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Qualche tempo fa in ufficio stavo parlando del piu’ e del meno con una mia collega, che ad un certo punto mi dice, con un’espressione un po’ stupita, di aver visto in tv una ricetta italiana per cucinare il coniglio. Come molti sanno, assieme alla lepre, il coniglio e’ una specialita’ culinaria del Veneto e gli allevamenti sono a migliaia. In Australia, invece, non solo non si usa mangiarne la carne ma l’animale ha anche una connotazione negativa o addirittura pestilenziale. Ecco perche’.

I conigli, originariamente assenti dalla fauna autoctona australiana, sono stati introdotti nel sud del Paese da un certo Thomas Austin, colono inglese con l’hobby della caccia, che nel 1859 si fece mandare dalla madrepatria 24 conigli e alcuni altri animaletti, con l’obiettivo di creare una piccola comunita’ locale per tenere viva la sua passione, grazie anche ai contadini della zona che faranno lo stesso in seguito.

Ora, e’ risaputo che i conigli sono creature estremamente prolifiche e grazie agli inverni miti e all’abbondanza di coltivazioni nella regione, la loro diffusione e’ stata rapida e incontrastata, a causa anche dell’assenza di predatori naturali. A dieci anni di distanza dalla loro introduzione in Australia, se ne uccidevano ogni anno almeno due milioni, senza conseguenze visibili sulla popolazione totale. Quindi ce n’erano molti di piu’.

I danni ai raccolti e nei confronti degli altri piccoli mammiferi sono stati catastrofici fin da subito e si calcola che almeno una specie su otto si sia estinta a causa della presenza dei conigli. Il numero delle piante a farne le spese invece e’ tutt’ora sconosciuto. Alla luce di questi dati gravissimi, il governo e’ corso ai ripari con una serie di provvedimenti che spesso pero’ si sono rivelati insufficienti.

All’inizio si era costruito un lunghissimo recinto per contenerli, che pero’ non faceva i conti con la loro abilita’ nel saltare e nello scavare buche. Poi si era pensato di distruggerne le tane, avvelenarli o piazzare delle trappole, ma il numero totale delle morti era sempre inferiore alle nascite. Finche’ attorno al 1950, quando la popolazione stimata si aggirava sui 600 (seicento) milioni, si e’ deciso di introdurre una malattia genetica che li ha ridotti ai circa 200-300 milioni del giorno d’oggi.

Tuttavia, nonostante siano considerati una vera e propria piaga, i conigli in Australia sono stati una preziosa risorsa alimentare durante gli anni della Depressione, quando venivano dati in pasto ai cani da lavoro e le loro pelli vendute sui mercati. Questa connotazione di “cibo dei poveri” e’ vivissima nell’immaginario collettivo degli australiani e di sicuro non troverete mai carne di coniglio ad un barbeque. Stasera mangiamo pesce, va…

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Calcio australiano

Postato martedì 5 febbraio 2008 alle 14:17 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

La settimana scorsa, a distanza di due anni dall’ultima volta, mi sono riaffacciato al calcio a undici vero e proprio, dopo qualche partitella nel parco e a calcetto un po’ di tempo fa. L’occasione era data dai provini per entrare in una squadra amatoriale di Premier League, ossia il livello piu’ alto in Australia prima del professionismo. Tempo fa, infatti, tramite Dusan, un ragazzo ceco che conosco da circa un anno, avevo incontrato l’allenatore tedesco (hi hi hi) del Lindfield SC, squadra nella quale hanno militato entrambi per qualche stagione, che mi aveva prontamente chiesto di andare a giocare dopo aver saputo che ero italiano e che avevo giocato a calcio prima.

Nonostante fossi riluttante per vari motivi, tra cui il fatto che sono gia’ impegnato con la palestra, i 45 minuti di treno per tornare a casa dopo l’allenamento e la rottura di appoggiarsi a qualcuno per i trasferimenti stazione-campo, ho accettato di andare almeno ai provini, soprattutto per curiosita’ nei confronti del calcio amatoriale australiano e per vedere in che stato ero dopo un periodo cosi’ lungo di inattivita’.

Mi immaginavo prima di andare che quasi tutti i giocatori fossero europei e sudamericani e che a fatica si riuscisse a mettere insieme una rosa di venti persone, in uno sport tradizionalmente e culturalmente poco seguito e sviluppato in questa nazione, soprattutto a livello dilettante. E invece mi sbagliavo. Oltre ai membri della squadra gia’ selezionati dagli anni precendenti, c’erano almeno altre trenta persone vogliose di mettersi in mostra e conquistarsi uno dei pochi posti disponibili, e la maggioranza erano ragazzi australiani, nonostante una comunque nutrita rappresentanza di stranieri, tra cui europei, sudamericani e anche asiatici, a testimonianza che il movimento calcistico e’ in forte ascesa ed espansione qui down under.

I provini si sono svolti lunedi’ e giovedi’ scorsi, principalmente tramite partitelle, cinque contro cinque o a tutto campo, con e senza portieri. Per darvi un’idea della novita’ che rapprensenta il calcio qui, vi dico solo che quel terreno di gioco e’ usato di solito per il cricket, con la famosa pedana di lancio (o come cavolo si chiama) nel bel mezzo del centrocampo! Tra tutti gli aspiranti, secondo me, sei-sette si distinguevano nettamente, un dieci-dodici era meglio scegliessero altre attivita’ ricreative e il resto stava nel mazzo. Se siete curiosi di sapere se mi hanno preso o no, vi rivelo subito che prima ancora di finire avevo gia’ parlato con l’allenatore, manifestando la mia volonta’ a non volermi impegnare ulteriormente e quindi, di fatto, ritirandomi dalla competizione…

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No worries

Postato sabato 12 gennaio 2008 alle 12:55 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

L’espressione o modo di dire che da’ il titolo a questo post riassume molto sinteticamente ma abbastanza fedelmente lo stile e la filosofia di vita degli Australiani, specialmente degli Anglo (cioe’ di origine anglosassone) ma piu’ generalmente anche degli altri.

Dal momento dell’arrivo in Australia non passa molto tempo prima di sentire il primo autentico no worries, spesso accompagnato da altri pilastri della parlata informale come mate e cheers, e ci si accorge molto presto che e’ sulla bocca di tutti, autoctoni, immigrati e persino turisti. Letteralmente si traduce con qualcosa come “niente preoccupazioni” o meglio “non preoccuparti” o ancora “nessun problema” ed e’ solitamente usato come risposta a thanks, quindi come “prego”. Ma il suo significato e’ molto piu’ ampio e va oltre l’immediato uso linguistico.

Dopo qualche tempo down under ci si accorge che lo stress, la frenesia, la corsa continua, tipiche dell’Italia e del Vecchio Continente qui siano piuttosto lontane (come tutto il resto d’altronde) e che il sistema sia, con le dovute eccezioni e limitazioni, pensato per rendere la vita semplice, o comunque piu’ semplice, a chi lo popola. Mi rendo conto che dall’esterno sia difficile focalizzare il punto e capire cosa sto dicendo fino in fondo quindi vi propongo degli esempi che, come diceva il mio professore di matematica di prima superiore, non dimostrano nulla, ma almeno danno un’idea:

  • La burocrazia e’ super-snella e senza complicazioni inutili: si richiede un servizio, (si paga,) si riceve il servizio
  • Prendere aspettative o assentarsi dal lavoro per lunghi periodi non e’ difficile, non ostacolato e anzi quasi incentivato a volte: semplicemente viene impiegato qualcuno per il periodo necessario.
  • E’ normale e facile scambiare quattro chiacchiere con sconosciuti per strada o nei locali: conoscere gente nuova e’ all’ordine del giorno.

Culturalmente e strutturalmente, insomma, la vita e’ resa un po’ piu’ facile e meno incentrata sul lavoro e sullo stress che ne deriva. E, sorprendentemente, nonostante queste caratteristiche della societa’ e degli Australiani (che alcuni definiscono pigrizia), il sistema e’ in salute e l’economia tira.

Ma sarebbe ipocrita non ammettere che c’e’ un rovescio della medaglia: la voglia di non avere preoccupazioni o di farsi legare dai vincoli porta ad una tendenza ad impegnarsi di meno dal mio punto di vista, che si traduce in una sorta di volatilita’ e leggerezza (nei peggiori casi anche di superficialita’ e ipocrisia) nei confronti di cose, situazioni e persone. Molti contatti e conoscenze insomma ma poche relazioni forti.

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Melbourne Cup

Postato giovedì 8 novembre 2007 alle 17:05 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Martedi' pomeriggio intorno alle 3.05, l'Australia si e' letteralmente fermata. Come accade ogni anno il primo martedi' di Novembre, infatti, era il giorno della Melbourne Cup, conosciuta anche come "The race that stops a nation" (cioe' la corsa che ferma una nazione, appunto) ed e' considerata tra le piu' prestigiose corse di cavalli al mondo. L'evento e' organizzato sin dal lontano 1861, anno in cui l'Italia diventava uno stato unico, per darvi un'idea della sua veneranda e rispettabile eta'.

La gara si svolge lungo un percorso di due miglia (per la verita' un po' meno da quando e' entrato in vigore il sistema metrico nel 1970) e i cavalli partecipano con un "handicap", cioe' dei pesi proporzionati alla loro eta' e risultati precedenti, con lo scopo di dare a tutti la stessa probabilita' di vittoria. L'edizione di quest'anno per la verita' e' stata in bilico fino all'ultimo a causa dell'influenza equina che ha colpito il paese nei mesi scorsi, impedendo ai primi due cavalli classificati dello scorso anno di partecipare.

Il montepremi totale dell'edizione 2007 era di cinque milioni di dollari australiani, circa tre milioni di euro, a testimonianza dell'importanza della coppa e ci sono premi sia per i fantini che per i proprietari (e i cavalli?). Molto popolari ovviamente tra la gente le scommesse su chi si aggiudichera' la vittoria finale, sia in forma ufficiale che ufficiosa come, ad esempio, negli uffici dove gli impiegati organizzano delle simpatiche bische.

Nonostante la gara in se' duri poco piu' di tre minuti, le manifestazioni e feste collegate alla Melbourne Cup si svolgono durante tutto l'arco della giornata e nell'area metropolitana di Melbourne e Canberra e' addirittura festa nazionale, con uffici e negozi chiusi! Tradizione vuole che signori e signore presenti sugli spalti dell'ippodromo o comunque partecipanti agli eventi satellite si vestano con abiti di gala e, le dame in particolare, indossino cappelli e accessori in genere molto eccentrici e vistosi. Il tutto si conclude poi con delle grandi bevute e grandi sbronze collettive (tanto per cambiare)…

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Global warming and global warning

Postato mercoledì 31 ottobre 2007 alle 17:31 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Lunedi' sera sono finalmente riuscito a vedere An Inconvenient Truth, il film di Al Gore sul riscaldamento globale e le sue preoccupanti conseguenze sulla salute del pianeta. Sulla scia delle riflessioni che ha provocato in me il documentario, ho deciso di parlare di ambiente ed ecologia in questo post.

Quando parliamo di clima, risparmio energetico e rispetto dell'ambiente gli Australiani si rivelano molto preparati e sensibili ai problemi che ne derivano. In questo paese, infatti, il riscaldamento globale ha provocato due importanti problematiche da non sottovalutare, la scarsita' d'acqua e il buco nell'ozono (che ha il suo strato piu' sottile proprio sopra l'Oceania) e il bombardamento mediatico a cui sono sottoposti i cittadini su giornali, tv e anche per strada sta dando i suoi frutti.

Ma le contraddizioni non mancano neppure qui: l'Australia e' infatti uno degli unici due paesi al mondo (l'altro e' l'America, strano eh?) a non aver sottoscritto il protocollo di Kyoto, che dovrebbe limitare le emissioni di anidride carbonica negli anni a venire. Questo piccolo neo, che a mio parere sara' comunque sistemato molto presto, non scalfisce affatto il senso civico e l'impegno ecologico della gente e delle istituzioni. Ecco qualche esempio:

  • Tutti gli elettrodomestici in vendita nei negozi sono classificati in base all'efficienza energetica e le lavatrici, in particolare, anche al consumo d'acqua. Se si prende una con almeno 4 stelle su 6, Sydney Water rimborsa 150$, scontando di fatto il prezzo d'acquisto. Noi abbiamo approfittato dell'offerta e l'assegno e' arrivato in una settimana.
  • Negli edifici pubblici e in molti bar, gli urinatoi stanno diventando waterless, ossia non utilizzano acqua per l'igienizzazione ma dei cubetti verde/blu di una sostanza apposita.
  • Nelle stazioni dei treni (e in molte altre aree pubbliche) ormai non ci sono piu' cestini: la gente e' infatti incoraggiata a portarsi dietro i rifiuti e a gettarli una volta arrivati a casa. (Questo, per quanto positivo, genera a volte delle discrete incazzature dovendosi tenere in mano lattine vuote, carte, giornali, etc per lunghi tratti).
  • In tv e alla radio, si sentono spot che incoraggiano a fare qualcosa di meglio che riciclare, ossia riusare. La pubblicita' invita infatti a chiedersi se un oggetto puo' essere riusato prima di essere buttato e riciclato.
  • L'amministrazione cittadina offre incentivi vari per chi installa a casa cisterne per l'acqua piovana, pannelli solari, termostati intelligenti, etc.

Tornando al film dell'ex candidato alle presidenziali USA, se quello che sostiene nel film davvero corrisponde a verita', tutto questo potrebbe non essere sufficiente a salvare la Terra ma e' anche vero che non si puo' rimanere passivi a guardare. Insomma la consapevolezza che qualcosa non va e che bisogna darsi da fare in qualche modo c'e'. Il primo di molti passi l'Australia l'ha gia' fatto.

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