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Postato Venerdì 5 Settembre 2008 alle 14:34 da Lucio.
Categoria: Cultura australiana.
Terzo appuntamento con questa rubrica che raccoglie aneddoti sul senso civico dell’Australia e degli australiani, popolo molto attento alle poche ma importanti regole del vivere comune e del buon senso.
L’altro giorno, prima di andare a pranzo, mi sono fermato a prelevare al bancomat di una filiale della Commonwealth Bank of Australia, dove tengo i miei (pochi) risparmi. Contrariamente al solito, non c’era molta gente ai due sportelli disponibili. Mi sono messo quindi dietro a un uomo sulla quarantina che stava svolgendo le sue operazioni finanziarie in quel momento.
E’ cosa assolutamente normale, quando si va a prelevare, che, per qualche motivo, si faccia più di un’operazione durante la stessa transazione, magari facendo anche un check del conto o una ricarica al cellulare. E lo stesso deve essere capitato al tipo che mi precedeva che, dopo aver prelevato i soldi e ritirato la ricevuta, si e’ accorto che aveva ancora bisogno dello sportello, prolungando la mia attesa.
Si e’ quindi girato e mi ha chiesto scusa col più classico dei “sorry ’bout that, mate” prima di proseguire con la seconda operazione, suscitando in me un’ammirata ma composta sorpresa per tale gesto, chiaramente semplice e gratuito ma sicuramente non banale e scontato. Un ottimo esempio di educazione, cortesia e di “come si fa a stare al mondo”, arte sempre più rara ai giorni nostri.
Postato Giovedì 7 Agosto 2008 alle 14:58 da Lucio.
Categoria: Cultura australiana.
Il secondo episodio di questa rubrica, che ho istituito per darvi un’idea del forte senso civico degli australiani, parla di fumo. Da circa un anno a questa parte, infatti, anche in Australia e’ entrato in vigore il divieto di fumare nei locali pubblici, una legge, a mio avviso, sacrosanta, che nonostante alcune difficoltà iniziali ha trovato poi l’appoggio anche di tanti fumatori. Di conseguenza quindi, molti ristoranti, bar, uffici e luoghi pubblici in genere hanno creato delle aree fumatori in spazi esterni o separati.
Inoltre, siccome in Australia le cose quando si fanno, si fanno fatte bene, il divieto in questione - non so se sia lo stesso in Italia - si fa più rigido quando si parla di edifici governativi e ministeriali, come quello dove lavoro io. Nella fattispecie la legge dice che, oltre a essere vietato fumare in ogni area del palazzo, al chiuso o all’aperto, il divieto e’ esteso anche al perimetro esterno, con una distanza minima (credo 10 metri) da ogni porta di accesso.
Il caso vuole che l’edificio dove lavoro io abbia una propria pavimentazione esterna che lo circonda, riconoscibile da marciapiedi e aree pubbliche per materiale e colore, il che la rende perfetta per delimitare l’area con divieto di fumo di cui ho detto sopra. E i miei colleghi fumatori (pochi) la rispettano. Infatti quando esco per andare a pranzo ce n’e’ sempre qualcuno fuori che si avvelena volontariamente - cioe’ che fuma - ma sempre rigorosamente al di fuori dell’area proibita, ennesimo esempio di rispetto delle regole.
Postato Venerdì 18 Luglio 2008 alle 15:00 da Lucio.
Categoria: Cultura australiana.
Era da qualche tempo che ci stavo pensando ed ecco finalmente il debutto di questa nuova “rubrica”. Il nome, Civiltà Australiana, da’ già un’idea di cosa si tratta: aneddoti, storie, racconti ed episodi tratti dalla vita di tutti i giorni per rendere noto ed enfatizzare uno degli aspetti migliori degli australiani e della loro cultura, il senso civico.
E’ una delle cose che si notano subito quando si sbarca in questo paese e anche soggiorni brevi sono sufficienti per rendersi conto di quanto i suoi abitanti si comportino in modo civile e rispettoso delle regole del buon senso e del vivere comune. Quindi, affinché anche voi amici oltreoceano ne veniate a conoscenza, vi proporrò di tanto in tanto dei brevi post esemplificativi di questa piacevole prerogativa australiana. Ecco il primo.
In questi giorni di festeggiamenti per la GMG 2008, come detto, ci sono molti pellegrini e turisti che si spostano soprattutto a piedi per le strade trafficate della citta’. Per riuscire ad assorbire l’onda d’urto, le autorità sono corse ai ripari con ampio anticipo, predisponendo una serie di misure speciali tra cui deviazioni, itinerari alternativi, potenziamento dei mezzi pubblici e campagne di sensibilizzazione.
Riguardo a quest’ultimo aspetto, mi sono rimasti impressi dei manifesti affissi per strada, nelle stazioni e sugli autobus che invitano a prestare particolare attenzione quando si guida in questi giorni perché c’è molta più gente che attraversa la strada. Il tutto mi ha colpito perché, pur sembrando una cosa ovvia, il governo ha voluto comunque spendere dei soldi e creare una campagna informativa per i cittadini, con il chiaro intento di prevenire piuttosto che, eventualmente, curare.
Il testo originale dei manifesti recita quanto segue: Slow down. During World Youth Day more pedestrians are crossing the streets. Se riesco a fotografarne qualcuno, aggiornerò il post con la foto.
Tags: aneddoti, civilta', gmg 2008, trasporti
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Postato Lunedì 26 Maggio 2008 alle 15:25 da Lucio.
Categoria: Cultura australiana.
Qualche tempo fa in ufficio stavo parlando del piu’ e del meno con una mia collega, che ad un certo punto mi dice, con un’espressione un po’ stupita, di aver visto in tv una ricetta italiana per cucinare il coniglio. Come molti sanno, assieme alla lepre, il coniglio e’ una specialita’ culinaria del Veneto e gli allevamenti sono a migliaia. In Australia, invece, non solo non si usa mangiarne la carne ma l’animale ha anche una connotazione negativa o addirittura pestilenziale. Ecco perche’.
I conigli, originariamente assenti dalla fauna autoctona australiana, sono stati introdotti nel sud del Paese da un certo Thomas Austin, colono inglese con l’hobby della caccia, che nel 1859 si fece mandare dalla madrepatria 24 conigli e alcuni altri animaletti, con l’obiettivo di creare una piccola comunita’ locale per tenere viva la sua passione, grazie anche ai contadini della zona che faranno lo stesso in seguito.
Ora, e’ risaputo che i conigli sono creature estremamente prolifiche e grazie agli inverni miti e all’abbondanza di coltivazioni nella regione, la loro diffusione e’ stata rapida e incontrastata, a causa anche dell’assenza di predatori naturali. A dieci anni di distanza dalla loro introduzione in Australia, se ne uccidevano ogni anno almeno due milioni, senza conseguenze visibili sulla popolazione totale. Quindi ce n’erano molti di piu’.
I danni ai raccolti e nei confronti degli altri piccoli mammiferi sono stati catastrofici fin da subito e si calcola che almeno una specie su otto si sia estinta a causa della presenza dei conigli. Il numero delle piante a farne le spese invece e’ tutt’ora sconosciuto. Alla luce di questi dati gravissimi, il governo e’ corso ai ripari con una serie di provvedimenti che spesso pero’ si sono rivelati insufficienti.
All’inizio si era costruito un lunghissimo recinto per contenerli, che pero’ non faceva i conti con la loro abilita’ nel saltare e nello scavare buche. Poi si era pensato di distruggerne le tane, avvelenarli o piazzare delle trappole, ma il numero totale delle morti era sempre inferiore alle nascite. Finche’ attorno al 1950, quando la popolazione stimata si aggirava sui 600 (seicento) milioni, si e’ deciso di introdurre una malattia genetica che li ha ridotti ai circa 200-300 milioni del giorno d’oggi.
Tuttavia, nonostante siano considerati una vera e propria piaga, i conigli in Australia sono stati una preziosa risorsa alimentare durante gli anni della Depressione, quando venivano dati in pasto ai cani da lavoro e le loro pelli vendute sui mercati. Questa connotazione di “cibo dei poveri” e’ vivissima nell’immaginario collettivo degli australiani e di sicuro non troverete mai carne di coniglio ad un barbeque. Stasera mangiamo pesce, va…
Tags: aneddoti, conigli, cucina
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Postato Martedì 5 Febbraio 2008 alle 14:17 da Lucio.
Categoria: Cultura australiana.
La settimana scorsa, a distanza di due anni dall’ultima volta, mi sono riaffacciato al calcio a undici vero e proprio, dopo qualche partitella nel parco e a calcetto un po’ di tempo fa. L’occasione era data dai provini per entrare in una squadra amatoriale di Premier League, ossia il livello piu’ alto in Australia prima del professionismo. Tempo fa, infatti, tramite Dusan, un ragazzo ceco che conosco da circa un anno, avevo incontrato l’allenatore tedesco (hi hi hi) del Lindfield SC, squadra nella quale hanno militato entrambi per qualche stagione, che mi aveva prontamente chiesto di andare a giocare dopo aver saputo che ero italiano e che avevo giocato a calcio prima.
Nonostante fossi riluttante per vari motivi, tra cui il fatto che sono gia’ impegnato con la palestra, i 45 minuti di treno per tornare a casa dopo l’allenamento e la rottura di appoggiarsi a qualcuno per i trasferimenti stazione-campo, ho accettato di andare almeno ai provini, soprattutto per curiosita’ nei confronti del calcio amatoriale australiano e per vedere in che stato ero dopo un periodo cosi’ lungo di inattivita’.
Mi immaginavo prima di andare che quasi tutti i giocatori fossero europei e sudamericani e che a fatica si riuscisse a mettere insieme una rosa di venti persone, in uno sport tradizionalmente e culturalmente poco seguito e sviluppato in questa nazione, soprattutto a livello dilettante. E invece mi sbagliavo. Oltre ai membri della squadra gia’ selezionati dagli anni precendenti, c’erano almeno altre trenta persone vogliose di mettersi in mostra e conquistarsi uno dei pochi posti disponibili, e la maggioranza erano ragazzi australiani, nonostante una comunque nutrita rappresentanza di stranieri, tra cui europei, sudamericani e anche asiatici, a testimonianza che il movimento calcistico e’ in forte ascesa ed espansione qui down under.
I provini si sono svolti lunedi’ e giovedi’ scorsi, principalmente tramite partitelle, cinque contro cinque o a tutto campo, con e senza portieri. Per darvi un’idea della novita’ che rapprensenta il calcio qui, vi dico solo che quel terreno di gioco e’ usato di solito per il cricket, con la famosa pedana di lancio (o come cavolo si chiama) nel bel mezzo del centrocampo! Tra tutti gli aspiranti, secondo me, sei-sette si distinguevano nettamente, un dieci-dodici era meglio scegliessero altre attivita’ ricreative e il resto stava nel mazzo. Se siete curiosi di sapere se mi hanno preso o no, vi rivelo subito che prima ancora di finire avevo gia’ parlato con l’allenatore, manifestando la mia volonta’ a non volermi impegnare ulteriormente e quindi, di fatto, ritirandomi dalla competizione…
Tags: attivita fisica, calcio, sport
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