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Postato mercoledì 20 gennaio 2010 alle 15:02 da Lucio. Stampa.
Categoria: AUS vs ITA.
La serie di confronti tra Australia e Italia continua dopo quasi un anno di pausa con un argomento molto importante quando si parla di qualità della vita di una città o di una nazione: il lavoro. Le ore settimanali, i giorni di vacanza, lo stress, la pressione, i salari, sono tutti fattori che concorrono a determinare quanto un impiego sia desiderabile o meno. Vediamo nel dettaglio com’è la situazione da queste parti.
Una menzione speciale poi la merita il posto di lavoro da dipendente pubblico, visto che molti di loro sono miei colleghi da ormai tre anni. In questo caso, si può dire che tutto il mondo e’ paese. Per carità, la gente fa quello che deve fare, ma stress e pressione sono praticamente inesistenti e la flessibilità raggiunge livelli biblici, facendone cosi’ il lavoro (quasi) perfetto.
Una volta’ di più ci tengo ad evidenziare come questo sia il risultato della mia esperienza diretta e della media delle persone che conosco o con cui ho parlato. Ci sono chiaramente delle eccezioni e la situazione può cambiare radicalmente in base al lavoro che si fa. Generalizzando, pero’, l’andazzo e’ più o meno questo: Australia batte Italia.
Postato lunedì 23 marzo 2009 alle 16:14 da Lucio. Stampa.
Categoria: AUS vs ITA.

In questi ultimi giorni giorni di Marzo - e primi d’autunno australe - torna la rubrica dei confronti tra Australia e Italia su temi di interesse comune. Questa volta parliamo di un argomento abbastanza specifico, forse il meno generale e “importante” di quelli trattati finora, ma sicuramente molto legato a entrambi i paesi, un’isola e una penisola, con chilometri e chilometri di coste, e quindi di spiagge.
Prima pero’, essendo questo il decimo episodio della serie AUS vs ITA, concediamoci un utile riepilogo delle puntate precedenti, come fanno i migliori telefilm, per chi si fosse perso qualcosa per strada:
Le spiagge, dicevamo. Premetto subito che la mia esperienza australiana e’ limitata a quelle principali di Sydney e quella italiana alla riviera adriatica e romagnola. Detto questo, le differenze sono abissali. Partiamo dagli ombrelloni, padroni assoluti della sabbia in Italia, quasi inesistenti invece da queste parti, dove lo spazio e’ occupato - parra’ strano - dalle persone. Di conseguenza non c’è nessuna “tassa” da pagare per andare al mare e le spiagge sono realmente pubbliche.
Questo pero’ non e’ assolutamente sinonimo di incuria o scarsa qualità, come può magari evocare il termine “pubblico” nel Belpaese. Anzi. Le strutture e la pulizia sono eccellenti, i bagni funzionanti e accessibili, i bagnini concentrati sulle onde e non sulle ragazze e - udite, udite - ci sono barbecue elettrici gratuiti e in ottime condizioni nelle spiagge maggiori. Impensabile dalle nostre parti. Il tutto insomma pensato per la gente - giovani, vecchi, famiglie, senza distinguo.
Tuttavia, proprio quando stavate pensando che fosse tutto rose e fiori, ecco il rovescio della medaglia. I principali difetti sono infatti riassumibili cosi’: sole che ti cuoce vivo se non usi una crema protettiva dal 30 in su’, onde alte che esprimono tutta la forza del Pacifico e fauna marina che puo’ essere mortale - squali e meduse su tutti. Con questi piccoli inconvenienti quindi la gita al mare e’ molto spesso piu’ simile ad una gita al parco mentre l’oceano rimane a disposizione di surfisti e temerari.
Tags: ambiente, mare, spiaggia
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Postato sabato 17 gennaio 2009 alle 14:17 da Lucio. Stampa.
Categoria: AUS vs ITA.
A distanza di quasi un anno, torna finalmente la rubrica dei confronti tra Italia e Australia, con questo nuovo argomento - sicuramente importante e da non prendere alla leggera - che ho avuto modo di approfondire recentemente, a causa dell’ormai famigerato infortunio al ginocchio: la sanità.
Come in Italia, il sistema sanitario principale in Australia e’ quello pubblico, chiamato Medicare e finanziato dal governo federale e dai singoli stati. La copertura e’ gratuita per residenti e cittadini, ovviamente solo nelle strutture pubbliche e il livello generale pare essere in linea con gli altri paesi sviluppati, nonostante una costante penuria di dottori e infermieri, molto spesso provenienti dall’estero.
Per chi invece e’ nel paese solo in via temporanea - per turismo, lavoro o con un Working Holiday Visa ad esempio - le cose sono un po’ meno semplici. E’ vero che esistono degli accordi bilaterali tra il governo australiano e quello di molte altre nazioni per garantire assistenza sanitaria reciproca ai propri cittadini ma, nel caso dell’Italia - unico stato assieme a Malta, questi sono limitati ad una durata di sei mesi. Per periodi più lunghi l’unica alternativa quindi e’ l’assicurazione privata.
Nel mio caso, ad esempio, essendo stato sponsorizzato da una compagnia australiana, la copertura sanitaria privata e’ obbligatoria e a mio carico, onde evitare di gravare sullo sponsor. La polizza che ho scelto, un buon compromesso tra costi e servizi, coprirebbe in teoria le stesse cose della Medicare, anche se in realtà non e’ cosi’. In caso di bisogno, infatti, il cliente deve anticipare il totale della prestazione, per essere poi rimborsato dall’assicurazione, che a volte trattiene una percentuale.
Tutto sommato pero’ il sistema delle assicurazioni private funziona abbastanza bene e anche molti australiani ne hanno una, “incoraggiati” dal governo tramite una legge di qualche anno fa. Lo Stato, infatti, con l’obiettivo di alleggerire la pressione sul sistema sanitario nazionale, ha introdotto una tassa, la Medicare levy surcharge, per chi ha un reddito superiore ad un certo valore e non ha un’assicurazione privata. La tassa e’ dell’1% sul reddito, più il normale 1.5% per la Medicare che tutti pagano. Fair enough.
Una menzione a parte la meritano i medici di base, qui chiamati GP (general practitioner). Sono spesso raggruppati in studi (medical centers) e possono essere consultati anche senza Medicare, previo pagamento della tariffa naturalmente. Ma la cosa veramente positiva e’ che non serve, come in Italia, andare all’ASL e farsi assegnare ad uno e se si vuole cambiare, rifare la procedura. Qui, si può in teoria cambiare liberamente ogni volta, anche se ovviamente e’ meglio affidarsi ad uno solo per ovvie ragioni.
Concludendo, quindi, direi che la mia esperienza personale con la sanita’ australiana e’ stata positiva, almeno per le poche volte - fortunatamente - in cui ne ho avuto a che fare. Il sistema nazionale funziona, non e’ congestionato e il livello e’ soddisfacente. Chiaramente, per chi puo’ permetterselo, avere una assicurazione privata integrativa non guasta affatto.
Tags: dottori, medicare, ospedali, salute, sanita'
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Postato lunedì 31 marzo 2008 alle 15:21 da Lucio. Stampa.
Categoria: AUS vs ITA.
Ebbene si, anche nella selvaggia Australia ci sono le TV e gli amati/odiati programmi televisivi. Tante le similitudini ma anche alcune differenze con il piccolo schermo nostrano, viste da me che non guardo quasi mai la televisione, ne’ qua ne’ quando ero in Italia, preferendovi il cinema, il computer o altre attivita’ socialmente piu’ apprezzabili. Vediamo le principali caratteristiche della TV in OZ.
La localizzazione degli orari, dei programmi e dei tg
La suddivisione politica dell’Australia in stati (relativamente) autonomi si riflette anche sulla programmazione televisiva: i telegiornali parlano principalmente di notizie relative alla citta’ da cui sono trasmessi e show e orari di messa in onda possono cambiare da stato a stato. Emblematico esempio recente e’ Underbelly, un telefilm sulle mafie in Australia, trasmesso in tutta la nazione tranne che in Victoria, lo stato di Melbourne, perche’ molti dei fatti narrati si sono svolti in quella citta’ e alcuni processi sono ancora in svolgimento.
La scelta di canali in chiaro
E’ molto ridotta, visto che i canali principali sono solo cinque: ABC, Seven, Nine, Ten e SBS. In generale, Seven e Ten sono sicuramente all’apice e in costante lotta per primeggiare con un’offerta simile e comunque competitiva. SBS invece propone spesso programmi in lingua non inglese e se si ha fortuna si puo’ beccare qualche perla. Su ABC non ho molte info, sembra un canale un po’ noioso e lo stesso riguardo a Nine. In sostanza il grosso dell’offerta e’ su Seven o Ten.
Tipologia di programmi
E’ molto simile alla nostra, con telefilm e reality a farla da padroni, ovviamente spartiti a meta’ tra Seven e Ten. Le serie, trasmesse principalmente da Seven, sono le stesse che ci sono da noi solo che essendo in lingua, qui arrivano con una stagione d’anticipo. Si possono inoltre “apprezzare” alcune fiction tutte australiane, tipo Home and Away, sullo stile dei vari Un posto al sole o Incantesimo. I due reality del momento invece, The Biggest Loser (vince chi perde piu’ peso tra due squadre di personaggi sovrappeso) e So you think you can dance (che premia il ballerino piu’ bravo) sono invece su Ten.
Canali a pagamento
In Italia abbiamo Sky, qui invece c’e’ Foxtel, nome diverso ma stessa logica, si paga un abbonamento mensile e si vedono tot canali tramite un ricevitore (qui non serve la parabola, la trasmissione e’ “via cavo”). Ma soprattutto, stesso proprietario, Rupert Murdoch, magnate delle telecomunicazioni ed editoria, proprio australiano. Non essendo noi tra i privilegiati borghesi ad avere Foxtel, non vi so dire molto sui contenuti ma immagino siano molto simili a quelli di Sky.
Altre considerazioni
Come dimenticare la pubblicita’, qui molto ridotta rispetto a come siamo abituati noi anche se tuttavia presente a sufficienza durante i programmi piu’ visti. E poi gli orari di inizio, anticipati di qualche ora rispetto all’Italia (telegiornali alle 18) cosi come succede per altri eventi in Australia (uscita dal lavoro, chiusura dei negozi, sveglia mattutina, etc). I classici film in prima serata, inoltre, qui sono abbastanza pochi, a favore di cinema e soprattutto DVD, molto diffusi sia come noleggio che acquisto. Per cio’ che riguarda i cartoni animati, invece, rivolgetevi direttamente a Manuel che usa intrattenersi con Bob the Builder e Wheels al mattino finche’ fa colazione…
Tags: confronto, reality show, serie tv, sky, tv
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Postato martedì 4 marzo 2008 alle 16:17 da Lucio. Stampa.
Categoria: AUS vs ITA.
Dopo una pausa di riflessione, ritorno a scrivere qualcosa in questa categoria, trattando un argomento assolutamente fondamentale per la vita di tutti i giorni in Australia: la sua lingua ufficiale, l’inglese ovviamente. Molte cose possono sembrare scontate ma spesso parlare una lingua straniera correttamente e’ tutt’altro che semplice e puo’ rappresentare l’unico grande ostacolo per viaggiare o trasferirsi.
Partiamo col dire qualcosa a riguardo dell’inglese in Italia e del suo rapporto con gli italiani e viceversa. E’ inutile girarci intorno, in linea generale gli Italiani non parlano inglese o, comunque, lo parlano male. Nonostante da qualche anno sia obbligatorio impararlo sin dalle elementari, molti lo vedono come un’imposizione piuttosto che come un’opportunita’ o un arricchimento. E fin qui poco male, il sistema e la societa’ italiani non fanno pesare questa lacuna piu’ di tanto: i film stranieri al cinema e in tv sono doppiati, nei colloqui di lavoro non e’ particolarmente richiesto e solitamente il livello scolastico e’ sufficiente per vacanze e contatti occasionali con anglofoni.
Il problema nasce quando si ha la necessita’, per fortuna o purtroppo, di avere una conoscenza dell’inglese piu’ avanzata, ad esempio per lavoro (o magari per andare un anno in Australia). Ci si accorge improvvisamente che forse era meglio prestare piu’ attenzione a scuola e studiare per il compito in classe invece che copiare. Inoltre, il confronto con altri paesi europei e’ piuttosto impietoso: lasciando stare gli scandinavi che sono di un altro pianeta, anche nazioni come Francia e Germania ci superano in scioltezza, lasciandoci (ancora una volta) in fondo alla classifica.
Attenzione, questa non vuole essere una critica gratuita: la maggioranza degli italiani non ha e non avra’ mai bisogno dell’inglese nella sua vita e per loro la questione non si pone nemmeno. Ma per il resto di noi a cui interessa o serve leggerlo, scriverlo, capirlo e parlarlo, l’autodidattica sembra la soluzione migliore. Fortunatamente, a mio avviso, la situazione sta cambiando in meglio per i giovani d’oggi che, grazie a Internet, a programmi come l’Erasmus e all’Europa allargata, hanno piu’ possibilita’ per migliorare e mantenere il loro inglese a discreti livelli.
Che dire dell’inglese in Australia invece? A parte qualche isolata eccezione, tipo le varie Chinatown dove e’ quasi una lingua straniera, e’ ovviamente l’idioma ufficiale, anche se molti australiani sono bilingui naturali grazie all’immigrazione, loro o dei loro genitori. Come molti dei paesi anglosassoni, inoltre, il business delle scuole d’inglese e’ enorme e gli studenti stranieri, qui soprattutto asiatici per forza di cose, sono numerosissimi. Questa concorrenza ha naturalmente ottimi effetti sulla competitivita’ delle offerte e quindi sul portafoglio di chi deve scegliere un corso.
Infine, per chi di voi vuole sapere se e’ indispensabile parlare inglese per vivere e lavorare a Sydney, la risposta e’ si’. Maggiore e’ il livello di conoscenza, migliori sono le opportunita’ di impiego, anche se le possibilita’ per chi e’ ancora indietro non mancano di certo, con lavori nei ristoranti e bar, come baby-sitter, muratori, etc su tutti.
Tags: australia, confronto, inglese, italia, italiani, studiare
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