Vivere da ospiti: le fasi cruciali

Postato venerdì 27 marzo 2009 alle 15:20 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Che lo si voglia o no, vivere in una città straniera per un periodo più lungo di una semplice vacanza, comporta qualche inevitabile conseguenza. Prima, e secondo me innegabile: si e’ (e si sarà sempre) degli ospiti, anche dopo anni. Quello che cambia e’ invece la percezione della nazione – e relativa popolazione – che ti ospitano. Durante la mia esperienza, finora, ho individuato tre fasi distinte per descrivere questa relazione.

Tutto rose e fiori

Appena si arriva in un posto tanto desiderato, la prima reazione e’ spesso di essere in paradiso. Tutto e’ bello, interessante, funzionante, attraente, facile, nuovo. Questo e’ quello che ho pensato anch’io, tutto rose e fiori. Talmente perfetto che, al confronto, il proprio paese di origine sembra una sorta di terzo mondo preistorico, dove tutto e’ invece l’opposto, brutto, noioso, vecchio. Inevitabile quindi un senso, più o meno manifesto, di rifiuto e ripudio della patria. Il vecchio adagio “chi molla la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova” non ha riscontri e si vuole solo andare avanti a tutta senza mai voltarsi indietro.

Pesce fuor d’acqua

Quello che succede dopo un po’ di tempo, pero’, e’ una sorta di reazione allergica o di indigestione dopo aver mangiato troppe caramelle. Buone si, ma meglio non esagerare. La sensazione principale e’ di rigetto, estraneità, nostalgia per la vecchia vita e la propria città, come un pesce fuor d’acqua insomma. Nel mio caso, questo e’ coinciso e ha avuto il suo apice con il primo viaggio di ritorno in Italia, dopo quasi un anno di full immersion australiana. Rivedere gli amici, la famiglia, i posti conosciuti e familiari, tutto esattamente come prima, mi ha fatto riconsiderare la bontà di quello che stavo facendo. A quel punto, pero’, la testa ha avuto il sopravvento sul cuore: avevo un progetto e dovevo continuare.

Equilibrio

Dopo essere passati da un estremo all’altro, prima l’amore e poi l’odio (quasi), la terza fase e’ quella della via di mezzo o, se vogliamo usare una parola inflazionata ma tremendamente significativa, del compromesso. L’approccio verso il paese ospite, i suoi abitanti, usi e costumi, e’ più razionale e bilanciato, si vedono si i pregi ma anche i difetti e si impara a reagire di conseguenza. Si prende quello che c’è di buono e allo stesso tempo si da’ il proprio contributo, cercando di trovare un equilibrio. Equilibrio che ha tutti i vantaggi del mondo, tranne quello fondamentale di facilitare la scelta definitiva che un giorno dovrà per forza essere fatta.

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AUS vs ITA ep. 10 – Spiagge

Postato lunedì 23 marzo 2009 alle 16:14 da Lucio.  Stampa.
Categoria: AUS vs ITA.

Bondi Beach e' la spiaggia piu' famosa di Sydney

In questi ultimi giorni giorni di Marzo – e primi d’autunno australe – torna la rubrica dei confronti tra Australia e Italia su temi di interesse comune. Questa volta parliamo di un argomento abbastanza specifico, forse il meno generale e “importante” di quelli trattati finora, ma sicuramente molto legato a entrambi i paesi, un’isola e una penisola, con chilometri e chilometri di coste, e quindi di spiagge.

Prima pero’, essendo questo il decimo episodio della serie AUS vs ITA, concediamoci un utile riepilogo delle puntate precedenti, come fanno i migliori telefilm, per chi si fosse perso qualcosa per strada:

  1. Costo della vita
  2. Cibo
  3. Moda
  4. Clima
  5. Sicurezza
  6. Natale
  7. Inglese
  8. TV
  9. Sanità
  10. Spiagge

Le spiagge, dicevamo. Premetto subito che la mia esperienza australiana e’ limitata a quelle principali di Sydney e quella italiana alla riviera adriatica e romagnola. Detto questo, le differenze sono abissali. Partiamo dagli ombrelloni, padroni assoluti della sabbia in Italia, quasi inesistenti invece da queste parti, dove lo spazio e’ occupato – parra’ strano – dalle persone. Di conseguenza non c’è nessuna “tassa” da pagare per andare al mare e le spiagge sono realmente pubbliche.

Questo pero’ non e’ assolutamente sinonimo di incuria o scarsa qualità, come può magari evocare il termine “pubblico” nel Belpaese. Anzi. Le strutture e la pulizia sono eccellenti, i bagni funzionanti e accessibili, i bagnini concentrati sulle onde e non sulle ragazze e – udite, udite – ci sono barbecue elettrici gratuiti e in ottime condizioni nelle spiagge maggiori. Impensabile dalle nostre parti. Il tutto insomma pensato per la gente – giovani, vecchi, famiglie, senza distinguo.

Tuttavia, proprio quando stavate pensando che fosse tutto rose e fiori, ecco il rovescio della medaglia. I principali difetti sono infatti riassumibili cosi’: sole che ti cuoce vivo se non usi una crema protettiva dal 30 in su’, onde alte che esprimono tutta la forza del Pacifico e fauna marina che puo’ essere mortale – squali e meduse su tutti. Con questi piccoli inconvenienti quindi la gita al mare e’ molto spesso piu’ simile ad una gita al parco mentre l’oceano rimane a disposizione di surfisti e temerari.

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Veronesi a Sydney

Postato mercoledì 18 marzo 2009 alle 12:17 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Da qualche mese a questa parte ho notato che gli italiani che popolano Sydney stanno crescendo a ritmi molto elevati e, soprattutto rispetto a fine 2006, periodo in cui siamo arrivati noi, la differenza e’ veramente evidente. Sentendo poi i racconti di chi e’ qua da 6-7 anni, quando il WHV ancora non esisteva per il Belpaese, beh, la sensazione e’ di una nuova colonizzazione.

Dentro questa crescente comunità c’è poi un importante sottoinsieme, i veronesi, che pure paiono in aumento costante. Ovviamente, avendo noi parecchi contatti con altri scaligeri all’ombra dell’Opera House, tendiamo a conoscerne poi sempre di più e ad allargare il giro più facilmente. Cio’ non toglie pero’ che ce ne sia un discreto numero, almeno una trentina quelli con cui abbiamo avuto contatti finora.

Dopo aver conosciuto in questi anni decine e decine di persone da tutto il mondo, devo dire che ogni tanto e’ bello anche circondarsi di gente con le stesse radici e respirare cosi’ un po’ di aria di casa, anche se aromatizzata all’australiana ovviamente. Tutto questo senza nulla togliere ad una delle cose in assoluto più belle di Sydney, la sua popolazione multietnica.

Da alcuni dei veronesi di Sydney ho anche ricevuto delle richieste di essere citati nel blog quindi eccoli accontentati. Un salutone a (in ordine alfabetico): Alberto (2), Armando, Carlo, Chiara, Cristina, Damiano, Daniela, Elisa, Enrico (2), Loris, Massimo, Mattia (2), Monica, Paolo, Serena. Se ho colpevolmente dimenticato qualcuno, fatemelo sapere e provvedero’ al piu’ presto.

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Recessione & stimolo

Postato venerdì 13 marzo 2009 alle 14:44 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Informazioni.

Alla fine anche l’Australia ci e’ cascata. Non e’ ancora ufficiale ma i dati economici dello scorso trimestre parlano di PIL con segno negativo – la prima volta in quasi vent’anni – e quindi, tecnicamente, di recessione. Il rallentamento della domanda da Cina e India, unito ad altri piccoli ma determinanti fattori, ha causato quello che in molti – a partire dal governo – speravano di evitare, una crescita negativa dell’economia.

Anche il mercato del lavoro sta pagando le conseguenze di questa crisi finanziaria, ormai davvero globale, con migliaia di lavori bruciati e sempre meno nuovi annunci su giornali e Internet. Sentendo in giro e parlando con la gente, poi, i dati teorici sembrano essere confermati: la gente spende meno e ha paura di perdere il lavoro, temendo un ulteriore aggravarsi delle condizioni dell’economia.

Il governo australiano ha tentato di arginare la crisi con una misura semplice e diretta, decisamente sorprendente e inconsueta per noi italiani: mandare assegni alla gente, prendendo i soldi dal surplus dell’ultima finanziaria (si, incredibilmente qui in Australia il governo avanza soldi ogni anno). La prima serie di pagamenti – nella forma di bonifici bancari! – e’ avvenuta prima di Natale a famiglie e anziani, mentre la seconda, diretta a tutti i contribuenti senza distinzioni, e’ iniziata in questi giorni.

Secondo il piano del governo, mettere direttamente nelle tasche dei consumatori qualche centinaio di dollari invece che ridurre le tasse a luglio, dovrebbe essere una soluzione più immediata e semplice per stimolare l’economia e i consumi. L’opposizione e alcuni critici sostengono invece che i cittadini tenderanno a “mettere in cascina” il denaro, provocando l’effetto contrario a quello sperato, rendendo vana una distribuzione cosi’ generosa di soldi pubblici.

L’impressione generale che ho io e’ che, qui in Australia, le cose siano si un po’ peggiorate da un paio d’anni a questa parte, ma non siano pero’ cosi’ gravi come negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, da dove provengono le news piu’ nefaste. Forse il peggio deve ancora venire o forse no. Difficile prevedere cosa succedera’, visto che anche gli analisti piu’ esperti non sanno dove sbattere la testa. Io resto fondamentalmente ottimista e credo che il fondo sia gia’ stato raggiunto e ora si tratti solo di risalire.

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La questione del nome

Postato martedì 10 marzo 2009 alle 14:15 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Avere un nome come il mio in un paese di lingua inglese a volte può essere problematico. Mi sono infatti accorto che il modo in cui si pronuncia correttamente in italiano e’ quasi sempre indigesto agli australiani, che riescono a dirlo in svariati e comici modi, ma sistematicamente non in quello giusto. E con i non australiani non va tanto meglio, anche se in questo caso le correzioni sono recepite abbastanza agevolmente. Ecco un breve elenco delle pronunce più comuni (e sbagliate) che mi capita di sentire:

  1. Lùsio. Di gran lunga la più usata dai madrelingua inglese, visto che la c prima della i si pronuncia s. Popolarità: 45%. Irritazione del sottoscritto: 2/5.
  2. Luci-o. Evoluzione della seguente per gli australiani in seguito alla mia pronta correzione. Peccato pero’ che pronuncino chiaramente la i invece di fare della seconda sillaba un unico suono. Popolarità: 40%. Irritazione: 1/5.
  3. Lusìo, Lucìo. Vedere la prima, notevolmente peggiorata pero’, visto l’accento sulla i invece che sulla u. Popolarità: 5%. Irritazione: 4/5.
  4. Luto, Luco. Questa e’ specifica degli interlocutori asiatici, giapponesi e coreani su tutti, che inspiegabilmente capiscono cosi’ anche dopo alcune ripetizioni al rallenty. Popolarità: 4%. Irritazione: 3/5.
  5. Lùscio. Pronuncia tutta italiana, anzi laziale. Usata da famosi personaggi come Sojola, Logomaco e Maurizio Costanzo. Popolarità: 4%. Irritazione: 0/5.
  6. Lucy. Incredibilmente al lavoro una volta ho ricevuto una mail di risposta da qualcuno che mi ha chiamato cosi’ nonostante nella mia prima mail mi fossi firmato correttamente. No comment. Popolarità: 1%. Irritazione: 6/5.

Tristemente, oltre ad essere un nome poco comprensibile per gli anglosassoni, Lucio non ha neanche una diretta traduzione in inglese, rendendo la questione ancora più spinosa. Spulciando in qualche dizionario o sito specializzato in nomi, saltano fuori trasposizioni tipo Lucius o Lucian ma, con tutto il rispetto per chi si chiama cosi’, preferisco tenermi il mio nome e lottare giorno dopo giorno per la pronuncia perfetta.

Recentemente, per provare a far breccia nelle menti di coloro i quali pensano in inglese, cioe’ la maggioranza a Sydney ovviamente, ho cambiato strategia. Invece di ripetere la pronuncia corretta n volte (con n > 5), inizio a dire di pensare al mio nome come se fosse scritto Lucho, visto che in inglese ‘cho’ si pronuncia proprio come ‘cio’ in italiano. Non vorrei illudermi troppo, ma pare stia funzionando.

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