Natale australe, atto terzo

Postato giovedì 25 dicembre 2008 alle 23:48 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

Foto di gruppo al barbecue della Vigilia di Natale

Come diceva Renato Pozzetto nella pubblicità del panettone Motta, “il Natale, quando arriva, arriva” e, naturalmente, e’ arrivato anche quest’anno. E’ il nostro terzo Natale lontano dall’Italia, il terzo al caldo, il terzo in Australia. Ormai siamo degli esperti, insomma.

Quest’anno la festività cristiana più importante dell’anno l’abbiamo trascorsa all’insegna dell’amicizia, tra amici e conoscenti, vecchi e nuovi. Ieri sera, Vigilia di Natale, barbecue a casa di Chiara, una ragazza veronese conosciuta qui, con gli invitati tutti italiani, praticamente. Una bella serata in bella compagnia, come dovrebbe essere in questi casi.

Oggi invece, ritorno alle origini. Eravamo invitati a casa di Andrea, nostro primo storico contatto e amico qui a Sydney, con il quale non ci eravamo più frequentati tanto ultimamente. Menu molto veronese e molto natalizio: tortellini in brodo seguiti da un buon lesso con la peara’. Per un po’ di casa e tradizione in più in questo insolito Natale australiano numero tre.

A very Merry Christmas to you all, far from here but close to our hearts!

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Infortunio

Postato lunedì 22 dicembre 2008 alle 14:46 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Aggiornamenti.

A distanza di qualche mese dalla mia ultima apparizione in scarpe da calcio, sabato sono andato con alcuni amici a Bondi Beach per un torneo di calcetto su erba, cogliendo l’occasione per fare quattro corse, stare in compagnia e soprattutto dare la caccia all’allettante primo premio di 500 dollari e una cassa di birra.

Le squadre partecipanti erano dieci, con componenti di varie nazionalità, suddivise in due gironi all’italiana da cinque, con le prime due di ogni gruppo ad accedere alle semifinali. Oltre alla nostra, c’era anche un’altra compagine tutta italiana e, fatalità, siamo finiti nello stesso girone, a sfidarci proprio nel primo incontro. L’abbiamo spuntata noi 1-0.

Dopo aver perso con lo stesso punteggio il secondo match, durante le prime battute della partita seguente, ecco il dramma: ho fatto un saltino per colpire al volo una palla un po’ alta e non appena ho riappoggiato la gamba sinistra al suolo, il ginocchio mi ha ceduto e si e’ sentito chiaramente uno schiocco, al punto che l’avversario che avevo vicino si e’ subito fermato, oltre ad una fitta di dolore nella parte posteriore dell’articolazione.

Ovviamente sono uscito dal campo immediatamente, ho immobilizzato la gamba con mezzi di fortuna e cercato, invano, del ghiaccio. Col passare dei minuti il dolore e’ diminuito, a patto di non muovere troppo la zona interessata. Fortunatamente, anche se a fatica e molto lentamente, potevo camminare. La nottata l’ho fatta abbastanza bene anche se il mattino seguente ho notato subito che il ginocchio si era gonfiato parecchio.

Essendo domenica non avevo molta scelta per farmi vedere da qualcuno e cosi’ sono andato al pronto soccorso. La prima volta in più di due anni d’Australia. Esperienza tutto sommato positiva, in un’oretta e mezza ho fatto tutto: dopo l’accettazione – e il pagamento della tariffa di 100 dollari che spero mi venga rimborsata dalla mia assicurazione sanitaria privata – sono stato velocemente visitato da un’infermiera con lo scopo di classificare il tipo d’emergenza. Ho aspettato qualche minuto e una dottoressa mi ha esaminato e fatto fare delle radiografie.

Nessun osso rotto ma una distorsione al ginocchio con sospetto interessamento dei legamenti crociati, che dovranno essere valutati solo dopo una risonanza magnetica che ho gia’ fissato per lunedi prossimo. Secondo il dottore che mi ha visitato stamattina, lo schiocco che ho sentito significa lesione del legamento, sperando ovviamente che sia qualcosa di guaribile in poco tempo e non ci sia da operare. Incrociamo le dita.

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Australia, la recensione

Postato mercoledì 17 dicembre 2008 alle 11:49 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Ieri sera sono finalmente riuscito a vedere il tanto atteso e discusso film Australia, di cui avevo già scritto qualcosina un mesetto fa, in concomitanza con la prima mondiale. Come detto, la storia e’ ambientata a Darwin, nel Northern Territory, negli anni precedenti lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, dove si incrociano i destini di una borghese britannica e un rude mandriano locale, con la delicata questione aborigena a fare da contorno.

Molte delle recensioni che hanno accompagnato la pellicola in queste settimane sono state piuttosto freddine e poco entusiaste, soprattutto quelle provenienti dall’interno del paese, forse per un eccesso di aspettative per una produzione che nella testa di tutti aveva il dovere di essere un capolavoro e rianimare cosi’ il malaticcio cinema australiano. Beh, sono d’accordo che non e’ un colossal ma e’ sicuramente un film sopra la media, con molti elementi interessanti e coinvolgenti, che non fallisce certo nel suo intento primario, quello di intrattenere il pubblico, nonostante qualche inevitabile aspetto negativo.

Aspetti negativi che confermo essere quelli più o meno indicati nelle recensioni di critici più autorevoli ed esperti del sottoscritto, ossia inconsistenza della trama in alcuni punti – dove alcuni passaggi potevano essere semplificati e altri sviluppati di più, mitizzazione e un po’ di leggerezza nel trattare la sempre spinosa questione aborigena e senso di “già visto” nelle scene del bombardamento di Darwin, con spiccati riferimenti sia a Pearl Harbor, sia a Salvate il soldato Ryan. La storia, invece, seppur non molto originale e forse divisa in due tronconi, l’ho trovata credibile e coinvolgente.

Molti invece gli elementi positivi che si possono riscontrare: un mix equilibrato di drama, amore, guerra, ironia e amicizia il tutto condito con il tocco stravagante tipico di Baz Luhrmann, gli incredibili paesaggi naturali dell’interno australiano, la post-produzione completa e ben curata e, ultimo ma non ultimo, l’interpretazione di Brandon Walters, il giovane attore che veste i panni di Nullah, il bambino di sangue misto che conquista tutti con la sua tenerezza e il suo coraggio. Insomma, un film non perfetto ma pieno di ottime ragioni per prendere il biglietto e gustarselo al cinema, per magari scoprire anche qualcosa di più sulla fantastica terra in cui e’ ambientato.

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RSL

Postato venerdì 12 dicembre 2008 alle 15:50 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Vita sociale.

Girando per Sydney e i suoi quartieri – ma anche per tutte le altre citta’ australiane – non e’ difficile imbattersi in qualche RSL club. Questi edifici si presentano esternamente come strutture di dimensioni medio-grandi, simili alle nostre sale bingo, con ampi parcheggi a disposizione e in posizioni prominenti e molto visibili. La clientela e’ generalmente composta da pensionati o comunque da persone un po’ in la con gli anni, quindi con molto tempo a disposizione per le varie attività offerte.

Ma cosa sono quindi questi RSL clubs? RSL e’ l’abbreviativo di Returned and Services League, cioè nientepopodimeno che l’associazione che riunisce e si prende cura dei veterani delle forze armate australiane e, da qualche anno, anche di chi e’ ancora in servizio. L’organizzazione e’ nata quasi un secolo fa nel 1916 e negli anni e’ cresciuta e diventata anche molto influente. La sua forma concreta e materiale sono appunto i migliaia di club sparsi per tutta la (vasta) nazione, tra cui quello a 50 metri da casa nostra.

Nonostante abitiamo letteralmente a distanza di sputo dall’RSL Burwood, vuoi per un motivo vuoi per un altro, non abbiamo mai avuto l’occasione di andare a fare un salto e, in realtà, fino a qualche settimana fa, non avevamo proprio mai messo piede in nessuno di essi. Finché, spinti e consigliati da Massimo e Daniela, abbiamo prima debuttato in quello di Bondi Beach e poi appunto in quello del nostro quartiere. Tra l’altro, adesso che ci penso, anche quando abitavamo a Rockdale, ce l’avevamo veramente vicino, praticamente dall’altra parte della strada.

All’interno gli RSL possono essere molto grandi e disposti su più livelli e normalmente sono composti da un ristorante, uno o più bar, uffici e bacheche con medaglie e onoreficienze in bella mostra e, dulcis in fundo, svariate sale da gioco contenenti slot machines, bingo, freccette e tavoli da biliardo e poker. Di solito, più grande e’ il quartiere, più grande e frequentato e’ il rispettivo RSL club. Per accedervi bisogna essere soci, anche se i turisti e i residenti temporanei possono entrare gratuitamente come ospiti.

Da quello che ho notato e sentito in giro, l’idea che l’australiano medio ha degli RSL e’ di posti da vecchi, noiosi e infestati da gente che non fa altro che sputtanarsi soldi alle slot machines, a quanto pare il maggiore introito dell’associazione. Quest’ultimo fatto ha generato anche qualche polemica nella comunità, preoccupata che non sia un buon esempio per i giovani. Altri motivi di discussione sono la presunta tendenza politica a destra, l’anglofilia e le simpatie per la monarchia inglese.

La mia esperienza nei due che ho visionato e’ stata molto positiva: il primo, quello di Bondi, non e’ molto grande ma in una posizione spettacolare che si affaccia sulla spiaggia e sull’oceano, con una clientela decisamente meno datata del solito e un ambiente molto simile ad un pub. Quello locale di Burwood invece e’ gigantesco, tenuto molto bene e con un buffet molto invitante a prezzi accettabili ogni sera della settimana. Un’ottima soluzione quando non si ha voglia di mettersi ai fornelli.

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Civiltà Australiana #005

Postato martedì 9 dicembre 2008 alle 15:10 da Lucio.  Stampa.
Categoria: Cultura australiana.

Oggi a pranzo non ho mangiato uno dei soliti piatti di uno dei food courts nei dintorni dell’ufficio. Con i colleghi del mio team abbiamo invece organizzato qualcosa di alternativo. Uno di loro, proveniente del Bangladesh e quindi musulmano, ha avuto infatti la bella idea di cucinare per tutti quanti per celebrare un’importante festa islamica, l’Eid al-Adha – il Festival del Sacrificio.

L’evento ricorda il famoso passaggio del Corano (e anche della Bibbia) in cui Abramo e’ disposto a sacrificare il figlio Ismaele per soddisfare il volere di Dio, che pero’ alla fine risparmia il ragazzo e offre un agnello in sacrificio. I musulmani di tutto il mondo, dunque, in questo giorno, festeggiano la ricorrenza cucinando carne per parenti e amici.

La location del pranzo era il terrazzo con vista mozzafiato sul CBD della casa di un altro dei miei colleghi, che abita a pochi passi dall’ufficio, con i rimanenti profani – tra cui il sottoscritto – a contribuire al banchetto sotto forma di bevande. Il cibo era veramente prelibato e abbondante, al punto che ci siamo chiesti come avesse fatto il nostro generoso collega a cucinarlo in tempo e a portarlo da casa.

Quando si e’ scoperto che si e’ fatto una maratona notturna dall’una alle otto del mattino per preparare i piatti e ha poi preso un taxi alla modica cifra di 70$ per portare il tutto al lavoro, ci siamo offerti all’unanimità di metter un tot a testa per coprire le spese e il disturbo. Non avevamo pero’ fatto i conti col suo testardo e prolungato rifiuto ad accettare i nostri soldi, al punto che, almeno personalmente, avrei lasciato perdere per non infastidirlo.

Ma colleghi e colleghe australiani insistevano che it’s not fair – non e’ giusto – e hanno quindi proposto di mettere segretamente insieme una somma necessaria a prendergli un regalino natalizio per ringraziarlo. Un’idea carina all’insegna del “fare le cose fatte bene” che ha messo d’accordo tutti, sperando che faccia piacere anche a lui, il nostro cuoco provetto.

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